L’inchiostro macchia il registro contabile mentre Alfonso Nitti osserva la città di Trieste attraverso i vetri appannati della banca.
Alfonso Nitti, impiegato presso la Banca Maller, tenta di riscattare la propria condizione sociale immergendosi in una quotidianità segnata dal fallimento e dall'inettitudine esistenziale.
L'ufficio diviene una prigione silenziosa dove le ambizioni intellettuali si scontrano con la rigidità gerarchica e la mediocrità del lavoro quotidiano.
Tutto appare inutile.
Il legame con Annetta Maller trasforma il desiderio di scalata sociale in una trappola sentimentale a Trieste, costringendo il protagonista a confrontarsi con l'incapacità cronica di tradurre i pensieri in azioni concrete, in una sorta di inettitudine narrativa novecentesca che scardina i canoni della tradizione verista.
Ogni tentativo di emancipazione scivola inesorabilmente verso la passività, annullando la volontà del giovane impiegato in un vortice di autoinganni e rinunce sistematiche.
Il sibilo del gas illuminante accompagna il riflesso spento di un volto che non riconosce più il proprio posto nel mondo.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa psicologica europea di primo Novecento.
✔ Chi segue la letteratura esistenzialista del disagio urbano.
Perché è diverso
L'opera opera uno svuotamento radicale delle strutture del verismo, utilizzando il modulo tradizionale per esplorare l'inettitudine moderna. La costruzione psicologica del protagonista anticipa la frammentazione identitaria tipica della narrativa del secolo breve.
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