Lo stivale del soldato affonda nel fango rappreso di una strada che non porta a casa.
Remo Teglia compone un affresco corale sulla Seconda Guerra mondiale, scomponendo le operazioni militari in sequenze visive che isolano l'uomo dal caos tattico.
Il battaglione si muove lungo crinali battuti dal vento, dove ogni ombra tra gli alberi suggerisce la presenza di un nemico invisibile. Le uniformi consunte diventano l'unica pelle rimasta a proteggere i corpi dal gelo mentre la marcia forzata sui monti prosciuga le ultime riserve di volontà dei fanti storditi.
Il cielo tace.
La boscaglia cela la traiettoria di un'imboscata pronta a scatenarsi contro l'avanguardia in transito lungo la mulattiera. Ogni uomo si affida esclusivamente al peso del proprio fucile, unico appiglio contro la crudeltà meccanica di una strategia bellica sull'Appennino che ignora le storie individuali. L'attesa del primo sparo trasforma la paura in un gesto meccanico, privo di gloria o vana speranza di ritorno.
Il comando invia ordini criptati lungo le linee interrotte mentre le colonne arretrano verso posizioni di fortuna ormai indifendibili.
Un singolo proiettile spezza il silenzio della valle, annullando definitivamente ogni traccia di dignità militare.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa storica bellica italiana.
✔ Studiosi della letteratura del secondo dopoguerra.
Perché è diverso
L'opera si distacca dalla memorialistica bellica tradizionale preferendo una struttura a quadri che isola l'azione militare dalla retorica eroica. La narrazione frammentata rende il conflitto una successione di istanti sospesi, privi di giudizio morale sul campo.
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