Le luci di cristallo della sala da ballo riflettono il luccichio ingannevole di un'epoca che si appresta a svanire tra le dita.
Gabriele Tergit segue l'irrimediabile diaspora di cinque famiglie berlinesi, sospinte lontano dalla propria quotidianità dopo la nomina di Hitler a cancelliere, tracciando il lento sgretolarsi di un intero universo sociale tra Weimar e il secondo dopoguerra.
Il ricevimento del trenta gennaio si trasforma in un addio silenzioso per gli Stern e gli Jacoby, riuniti in una cerchia dove l'eleganza maschera l'incipiente dissoluzione di un mondo. Tra le note dell'orchestra si consuma l'esilio forzato delle famiglie ebree, costrette ad abbandonare i salotti di Berlino per cercare rifugio in una geografia frammentata tra Parigi, Londra e le città statunitensi.
Tutto svanisce.
La narrazione attraversa decenni di cambiamenti, osservando come il generale von Rumke e il giornalista Stephan Heye vedano mutare radicalmente i legami di lealtà sotto la pressione di una storia che non ammette più convivenze.
Attraverso questa cronaca generazionale della Berlino perduta, i protagonisti tentano di preservare le proprie radici mentre le pareti delle loro abitazioni diventano confini insormontabili, separandoli definitivamente dagli affetti e dai riti di una vita ormai consegnata alla memoria collettiva di un intero secolo.
Sui tavoli imbanditi restano soltanto i calici abbandonati, muti testimoni di conversazioni interrotte che non riprenderanno mai più.
Per chi è
✔ Lettori di epopee familiari del Novecento.
✔ Appassionati di letteratura storica sull'esilio tedesco.
Perché è diverso
La narrazione si distacca dal resoconto storiografico per adottare il ritmo di una testimonianza vissuta, focalizzandosi sulla dissoluzione dei legami domestici in una città trasformata. L'intreccio tra vicende private e grandi eventi definisce una struttura corale dove il dramma collettivo si rifrange unicamente nel dettaglio delle singole esistenze sradicate.
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