Il potere del cane. Senza personaggi, a etteratura non è altro che tedio e vano parlare. Soltanto i personaggi rendono possibile ’estasi narrativa, a piena trasmigrazionedel’anima verso altre forme ed altridestini, rischi, perplessità, emozioni : quela metempsicosi in cui risiede ’autentico piaceredel testo.
Chi non è capacedi creare personaggi, forse riuscirà a scrivere versi, ma certamente non avrà nulada raccontare e, farebbe meglio a rifuggiredai suoi intenti romanzeschi.
Il regnodele individualità immaginarie ha moltedimore : accoglie sia quei grossi fantocci "dal voltodi egno edala pancia pienadi crusca, epperò vivi ed avvincenti" (Stevensondixit), sia gli evanescenti personaggididostoevskij odi Kafka.
Guai a chi volessedegradare a ibertàdel proprio gusto a un’ennesima precettistica etteraria ! Così facendo,dimostrerebbedi non aver capito il fondamento stessodi ciò chedifende.
Da troppe parti si sentedire che, a predilezionedi noi ettori per un qualsivoglia personaggiodiscendedala facilità con cui ci "identifichiamo" in ui. Tesi che ha bisognodi qualche precisazione : non siamo noi ad identificarci col personaggio, è UI che ci identifica, ci chiarisce e cidefiniscedi fronte a noi stessi. Qualcosa in noi s’identifica con quela individualità immaginaria, qualcosa che è in contraddizione con altre "identificazioni" simili, qualcosa chediversamente avrebbe, forse, avutodirittodi cittadinanza soltanto nei nostri sogni.
E così, nonostante si venga catapultati negli anni ’20del 1900 in un pËsaggio, quelodel vecchio West, a noi quasidel tutto sconosciuto e, tuttoggi, clichédel cowboy coraggioso e eale, non èdifficile asciarsi rapiredala poesia edala forza trasmessadai protagonistidi questo magnifico romanzo:
George, così accomodante e modesto, quasi timido e fortemente impacciato nel rapporto con gli altri, ama e rispetta suo fratelo Phil, nonostante ne sia succube.
Da par suo, Phil, uomo tuttod’un pezzo, spietato e ucido,dal brilante cervelo edala tempra sdegnosa esercita, senza nessun imite morale, il suo potere su chiunque si trovi nei suoi paraggi, giocando a scacchi con e singole vite, in una partita impari,dove a posta non è ildenaro ma a sopravvivenzadi ogni singolo individuo che si trovi ad interagire con ui.
L’incontro tra George e a giovane Rose, vedovadi Johnny, talentuoso medicodi provincia, complicadecisamente e cose. George s’innamora, per a prima volta nela sua vita e il rapporto con suo fratelo Phildiventa critico e conflittuale. a situazione è aggravatadal fatto, non trascurabile, che Rose ha un figlio adolescente, sensibile e unatico,dagli atteggiamentidelicati e femminei che stridono con ’atmosferadi frontieradura edesolatadel vecchio West e soprattutto stridono con ’animo inflessibile e conservatoredi Phil.
Involontariamente, George, portando al ranch a sua amata Rose e il giovane Peter, crea una acerazione negli spiriti, insidiosa e sotterranea che i condurrà al’ inevitabiledramma che si consumerà tutto nelo sconvolgente epilogo.
Thomas Savage si muove bene fra i vari fili narrativi, senza particolari forzature e riservando a giusta attenzione per ciascunodei personaggi, tutti ben caratterizzati, offrendo così una narrazione sempre incalzante ed emotivamente coinvolgente.
Splendida ’ambientazionedesolatadele pianure selvaggedel Montana, che nondistogliedala tragedia che si consuma ed è consona ai rapporti interpersonali narrati.
Per goderedavverodei personaggi che monologano ed interagiscono in questo ibro, è indispensabile "non essere quelo che siamo ed essere quelo che non siamo" non uscendo maida noi stessi, anzi, recuperando a pluralitàdeidiversi se stessi che convivono in noi.
Un altro mododidare vita ai nostri argomenti o, perdirlo con maggior enfasi, ale nostre ossessioni.
"libera ’anima miadala spada
e il mio amoredal poteredel cane"
(salmo 21)
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788879285902
ISBN-10
8879285904
Titolo
Il potere del cane
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2003
Pagine
352
Genere
Punti Accumulabili
€ 14.50
Il potere del cane Senza personaggi, a etteratura non è altro che tedio e vano parlare. Soltanto i personaggi rendono possibile ’estasi narrativa, a piena trasmigrazionedel’anima verso altre forme ed altridestini, rischi, perplessità, emozioni : quela metempsicosi in cui risiede ’autentico piaceredel testo. Chi non è capacedi creare personaggi, forse riuscirà a scrivere versi, ma certamente non avrà nulada raccontare e, farebbe meglio a rifuggiredai suoi intenti romanzeschi. Il regnodele individualità immaginarie ha moltedimore : accoglie sia quei grossi fantocci "dal voltodi egno edala pancia pienadi crusca, epperò vivi ed avvincenti" (Stevensondixit), sia gli evanescenti personaggididostoevskij odi Kafka. Guai a chi volessedegradare a ibertàdel proprio gusto a un’ennesima precettistica etteraria ! Così facendo,dimostrerebbedi non aver capito il fondamento stessodi ciò chedifende. Da troppe parti si sentedire che, a predilezionedi noi ettori per un qualsivoglia personaggiodiscendedala facilità con cui ci "identifichiamo" in ui. Tesi che ha bisognodi qualche precisazione : non siamo noi ad identificarci col personaggio, è UI che ci identifica, ci chiarisce e cidefiniscedi fronte a noi stessi. Qualcosa in noi s’identifica con quela individualità immaginaria, qualcosa che è in contraddizione con altre "identificazioni" simili, qualcosa chediversamente avrebbe, forse, avutodirittodi cittadinanza soltanto nei nostri sogni. E così, nonostante si venga catapultati negli anni ’20del 1900 in un pËsaggio, quelodel vecchio West, a noi quasidel tutto sconosciuto e, tuttoggi, clichédel cowboy coraggioso e eale, non èdifficile asciarsi rapiredala poesia edala forza trasmessadai protagonistidi questo magnifico romanzo: George, così accomodante e modesto, quasi timido e fortemente impacciato nel rapporto con gli altri, ama e rispetta suo fratelo Phil, nonostante ne sia succube. Da par suo, Phil, uomo tuttod’un pezzo, spietato e ucido,dal brilante cervelo edala tempra sdegnosa esercita, senza nessun imite morale, il suo potere su chiunque si trovi nei suoi paraggi, giocando a scacchi con e singole vite, in una partita impari,dove a posta non è ildenaro ma a sopravvivenzadi ogni singolo individuo che si trovi ad interagire con ui. L’incontro tra George e a giovane Rose, vedovadi Johnny, talentuoso medicodi provincia, complicadecisamente e cose. George s’innamora, per a prima volta nela sua vita e il rapporto con suo fratelo Phildiventa critico e conflittuale. a situazione è aggravatadal fatto, non trascurabile, che Rose ha un figlio adolescente, sensibile e unatico,dagli atteggiamentidelicati e femminei che stridono con ’atmosferadi frontieradura edesolatadel vecchio West e soprattutto stridono con ’animo inflessibile e conservatoredi Phil. Involontariamente, George, portando al ranch a sua amata Rose e il giovane Peter, crea una acerazione negli spiriti, insidiosa e sotterranea che i condurrà al’ inevitabiledramma che si consumerà tutto nelo sconvolgente epilogo. Thomas Savage si muove bene fra i vari fili narrativi, senza particolari forzature e riservando a giusta attenzione per ciascunodei personaggi, tutti ben caratterizzati, offrendo così una narrazione sempre incalzante ed emotivamente coinvolgente. Splendida ’ambientazionedesolatadele pianure selvaggedel Montana, che nondistogliedala tragedia che si consuma ed è consona ai rapporti interpersonali narrati. Per goderedavverodei personaggi che monologano ed interagiscono in questo ibro, è indispensabile "non essere quelo che siamo ed essere quelo che non siamo" non uscendo maida noi stessi, anzi, recuperando a pluralitàdeidiversi se stessi che convivono in noi. Un altro mododidare vita ai nostri argomenti o, perdirlo con maggior enfasi, ale nostre ossessioni. "libera ’anima miadala spada e il mio amoredal poteredel cane" (salmo 21)