Qualcosa di scritto. La etteratura non è più etteratura, a critica non è più critica. Verrebbe a nostalgiadei bei tempi nei quali i generi funzionavanoda generi e - pur odiano i comparti stagnidele categorizzazioni etterarie - consentivanodi comprendere cos’è che sceglievi, portavi ala cassa, pagavi, mettevi nelo zaino, conducevi su per e scale, adagiavi al comodino, eggevidi notte. Verrebbe a nostalgiadei bei tempi in cui i romanzieri facevanoda romanzieri (o almeno ci provavano) ed i critici facevanoda critici (almeno ci provavano) sìdadare ale stampe scritture compatte, felici,dichiaratemente riconoscibili (almeno ci provavano). Nel’eradi Saviano (per citare il caso evidente: non un narratore ma un giornalistadala scarna variabilità tematica) i generi non sono più i generi e capita pertantodi pubblicare opere che scarseggiano in chiarezza costruttiva. Cos’è ’Qualcosadi scritto’di Emanuele Trevi? Non un romanzo, per quanto noveli e rinoveli palesemente eccedendo; non una pantomima giocosa per quanto facciadi aura Betti (vestale Pasoliniana con abitoda utto) una "pazza"da ribaltadi cabaret ossessivo; non un saggio per quanto arroveli ’Petrolio’ (l’ultimo ascitodel buon PPP) attorno al’immagined’un falo smisurato; non una provocazione esegetica per quanto spifferidi volontà pasolinianadi farsi transgender. Insomma, ’Qualcosadi scritto’ è - appunto - qualcosadi scritto: che poi sia artisticamente valido si ascia pensarlo ai ettori. I veri critici, in attesadei critici veri.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788862200646
ISBN-10
8862200641
Titolo
Qualcosa di scritto
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2012
Collana
Pagine
231
Genere
Classificazione
Punti Accumulabili
Consegna GRATIS con Corriere in ITALIA per ordini da 49,00 €

Nostalgiadei bei tempi La etteratura non è più etteratura, a critica non è più critica. Verrebbe a nostalgiadei bei tempi nei quali i generi funzionavanoda generi e - pur odiano i comparti stagnidele categorizzazioni etterarie - consentivanodi comprendere cos’è che sceglievi, portavi ala cassa, pagavi, mettevi nelo zaino, conducevi su per e scale, adagiavi al comodino, eggevidi notte. Verrebbe a nostalgiadei bei tempi in cui i romanzieri facevanoda romanzieri (o almeno ci provavano) ed i critici facevanoda critici (almeno ci provavano) sìdadare ale stampe scritture compatte, felici,dichiaratemente riconoscibili (almeno ci provavano). Nel’eradi Saviano (per citare il caso evidente: non un narratore ma un giornalistadala scarna variabilità tematica) i generi non sono più i generi e capita pertantodi pubblicare opere che scarseggiano in chiarezza costruttiva. Cos’è ’Qualcosadi scritto’di Emanuele Trevi? Non un romanzo, per quanto noveli e rinoveli palesemente eccedendo; non una pantomima giocosa per quanto facciadi aura Betti (vestale Pasoliniana con abitoda utto) una "pazza"da ribaltadi cabaret ossessivo; non un saggio per quanto arroveli ’Petrolio’ (l’ultimo ascitodel buon PPP) attorno al’immagined’un falo smisurato; non una provocazione esegetica per quanto spifferidi volontà pasolinianadi farsi transgender. Insomma, ’Qualcosadi scritto’ è - appunto - qualcosadi scritto: che poi sia artisticamente valido si ascia pensarlo ai ettori. I veri critici, in attesadei critici veri.