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Memoriale - 9788806125127


Un libro di   Paolo Volponi  
edito da  Einaudi  , 1991

Memoriale. Nel 1962 Paolo Volponi poteva far narrativa unga cinquecento pagine ed oltre e, nele cinquecento pagine ed oltre, raccontare adegradazione modernad’un inetto qualunque: Albino riceve il suo ruolo, a sua mansione, il suo contratto con regolare compenso ed entra nel gran capannone ventraledi fabbrica: «Aspettavo soprattuttodi entrare nel corpodela fabbrica,di arrivaredi fronte ale macchine, ala boccadel rumore». Sopraggiunto sul posto ecco ’irreversibile trasformazione meccanica, per sé e per gli altri: «chi con una spala più alta, chi più bassa, chi piegato, chidiritto: non c’è nessuno che non sia un pezzodela fabbricû. I pezzi, appunto: ’uomodiventa i pezzi che produce nel tempo che avora: «Tre pezzidue minuti. Novanta al’ora. Oltre mile al giorno. Per ogni giorno. Il avoro pesa. Anche a macchina pesa. I pezzida fresaredanno poi un sensodi fastidio. Quanti erano: ognuno uguale al’altro, irriconoscibili; quale sarebbe stato il primo e quale ’ultimo e perché?». Albino finirà matto, altrovedal cementaled’industria: «La fabbrica è chiusa,di ferro:dentro passa il tempodale sette alediciannove. a fabbrica è costruita per a velocità, per battere il tempo.davanti non si fermerà nessuno, solo chi starà male o chi vi avorerà o chi non avrà avoro. Madi ciòdi cui non si può parlare sideve tacere». Nel 1962, così poetva raccontarsi a fabbrica.

Dettagli Bibliografici

EAN ISBN-13
9788806125127
ISBN-10
8806125125
Titolo
Memoriale
Autore
Editore
Data Pubblicazione
1991
Pagine
220
Punti Accumulabili
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Memoriale


Recensioni a "Memoriale" 9788806125127

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4
Alex Toppi (06/07/2012)

La fabbrica Nel 1962 Paolo Volponi poteva far narrativa unga cinquecento pagine ed oltre e, nele cinquecento pagine ed oltre, raccontare adegradazione modernad’un inetto qualunque: Albino riceve il suo ruolo, a sua mansione, il suo contratto con regolare compenso ed entra nel gran capannone ventraledi fabbrica: «Aspettavo soprattuttodi entrare nel corpodela fabbrica,di arrivaredi fronte ale macchine, ala boccadel rumore». Sopraggiunto sul posto ecco ’irreversibile trasformazione meccanica, per sé e per gli altri: «chi con una spala più alta, chi più bassa, chi piegato, chidiritto: non c’è nessuno che non sia un pezzodela fabbricû. I pezzi, appunto: ’uomodiventa i pezzi che produce nel tempo che avora: «Tre pezzidue minuti. Novanta al’ora. Oltre mile al giorno. Per ogni giorno. Il avoro pesa. Anche a macchina pesa. I pezzida fresaredanno poi un sensodi fastidio. Quanti erano: ognuno uguale al’altro, irriconoscibili; quale sarebbe stato il primo e quale ’ultimo e perché?». Albino finirà matto, altrovedal cementaled’industria: «La fabbrica è chiusa,di ferro:dentro passa il tempodale sette alediciannove. a fabbrica è costruita per a velocità, per battere il tempo.davanti non si fermerà nessuno, solo chi starà male o chi vi avorerà o chi non avrà avoro. Madi ciòdi cui non si può parlare sideve tacere». Nel 1962, così poetva raccontarsi a fabbrica.

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