Sulla tolleranza. Una campagna appassionata in difesa di un uomo giustiziato, senza esitazioni
di fronte all'autorità e alla tradizione, di fronte ai poteri di una gerarchia
spirituale e di un governo assoluto. Considerato a tutt'oggi una testimonianza
indelebile dello spirito illuminista e un manifesto senza tempo della libertà
di pensiero, questo "Trattato sulla tolleranza" fu scritto da Voltaire in
occasione di un fatto di cronaca. La sera del 13 ottobre 1761 il giovane
Marc-Antoine Calas venne trovato morto. Dell'omicidio fu accusato il padre
Jean, calvinista. Il movente: la presunta conversione al cattolicesimo del
figlio. Fu l'inizio di un'accesa battaglia civile e religiosa che si concluse
con la condanna a morte di Jean Calas da parte del tribunale di Tolosa. Sergio
Luzzatto, uno degli storici italiani che con più forza si sono pronunciati
contro l'oscurantismo religioso, sottolinea tutta l'attualità del Trattato:
"Voltaire aveva inteso perorare la causa generale della libertà d'opinione,
contro le logiche sacre o profane di qualunque ortodossia. Contro la logica di
qualunque pensiero unico". Ad animare le pagine di Voltaire è un'idea
radicale: la tolleranza è la prima prerogativa dell'umanità, è la sua legge di
natura. Perché "il diritto dell'intolleranza è assurdo e barbaro; è il diritto
delle tigri; anzi, è anche più orribile, perché le tigri non sbranano che per
mangiare, mentre noi ci siamo sterminati per dei paragrafi."
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