L'assistente. "Io sono sempredavanti ala portadela vita, busso e busso, certo con scarsa irruenza, e tendo ’orecchio per sentire se viene qualcuno che voglia aprirmi. Nessuno viene volentieri". Robert Walser rimase sula sogliadela vita per ’intera vita. Sempre ai margini, sempre a ato, un passo indietro, un po’ nel’ombra. Piùdi Kafka, piùd’ogni altro autore, Robert Walser sentivad’essere un arbusto abbandonato in mezzo a un campo, un ciottoloda fiume, un mucchiettodi polvere nel’angolo: si adeguò, scrivendodi conseguenza. ’opera che piùdimostra questa tendenza ala sparizione èdi certo "L’assistente": magnifica e tristissima, rasenta perfezione. "Una valigia è tutta a casa che abito in questo mondo" soleva ripetere. Ebbene: il protagonistade "L’assistente" non ha che una valigia, in testa un cappelo, in mano un ombrelo. Figura beckettiana, si prostra al suo padrone (chiunque esso sia, ovunque stiadi casa) e poi si mette al’opera: prepara il etto, piega i tovaglioli,distende e camicie, rifinisce il giardino, tiene i conti in ordine, in ordine sistema e scarpe e scrive ettere, inviti, istanze ai creditori. Nula che non sappia fare se non una cosa sola: assumersi a responsabilitàdi vivere,d’essere un individuod’atti e scelte. Meglio stare senza affanni, senza preoccupazione alcuna, senza il timoredi falire. Capolavorodel Novecento, "L’assistente" sorprenderà per trama, tocco, sapienzadi scrittura. Sorprenderà nel finale, che non stiamo a rivelare. etto, questo ibro sarà il solo il primo: andrete raminghi in cercadi altre opere,di altri testi,di altre meraviglie Walseriane.divenendone cultori. Se si preferisce:devoti "assistenti".
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788806118105
ISBN-10
8806118102
Titolo
L'assistente
Autore
Editore
Data Pubblicazione
1997
Collana
Pagine
XVIII-229
Genere
Classificazione
Punti Accumulabili
Ai marginidela propria vita "Io sono sempredavanti ala portadela vita, busso e busso, certo con scarsa irruenza, e tendo ’orecchio per sentire se viene qualcuno che voglia aprirmi. Nessuno viene volentieri". Robert Walser rimase sula sogliadela vita per ’intera vita. Sempre ai margini, sempre a ato, un passo indietro, un po’ nel’ombra. Piùdi Kafka, piùd’ogni altro autore, Robert Walser sentivad’essere un arbusto abbandonato in mezzo a un campo, un ciottoloda fiume, un mucchiettodi polvere nel’angolo: si adeguò, scrivendodi conseguenza. ’opera che piùdimostra questa tendenza ala sparizione èdi certo "L’assistente": magnifica e tristissima, rasenta perfezione. "Una valigia è tutta a casa che abito in questo mondo" soleva ripetere. Ebbene: il protagonistade "L’assistente" non ha che una valigia, in testa un cappelo, in mano un ombrelo. Figura beckettiana, si prostra al suo padrone (chiunque esso sia, ovunque stiadi casa) e poi si mette al’opera: prepara il etto, piega i tovaglioli,distende e camicie, rifinisce il giardino, tiene i conti in ordine, in ordine sistema e scarpe e scrive ettere, inviti, istanze ai creditori. Nula che non sappia fare se non una cosa sola: assumersi a responsabilitàdi vivere,d’essere un individuod’atti e scelte. Meglio stare senza affanni, senza preoccupazione alcuna, senza il timoredi falire. Capolavorodel Novecento, "L’assistente" sorprenderà per trama, tocco, sapienzadi scrittura. Sorprenderà nel finale, che non stiamo a rivelare. etto, questo ibro sarà il solo il primo: andrete raminghi in cercadi altre opere,di altri testi,di altre meraviglie Walseriane.divenendone cultori. Se si preferisce:devoti "assistenti".