L’argenteria scintillava sotto i lampadari della sala da pranzo, mentre Osric Dane osservava con malcelato fastidio le invitate che lo circondavano.
In un circolo esclusivo dell'alta società, un celebre romanziere subisce l'assedio di signore in cerca di prestigio intellettuale, fino a quando una domanda imprevista trasforma il suo scherno in un silenzio imbarazzato.
Le padrone di casa inanellano giudizi vacui sull'ultima produzione letteraria per catturare lo sguardo di Dane, cercando di dissimulare l'assoluta vacuità dei loro intenti culturali.
L'arroganza vacilla.
La signora Roby, estranea alle dinamiche di quel cenacolo vanesio, interrompe il flusso di banalità chiedendo a bruciapelo quale sia l'opinione dell'autore sul misterioso Xingu, il rito tribale amazzonico di cui tutti fingono un’approfondita conoscenza.
Il romanziere, colto alla sprovvista, non possiede alcuna cognizione di questo argomento fittizio, ma la finzione collettiva è già innescata.
Ogni ospite si trova prigioniera dell'impasse intellettuale del salotto mondano, dove il timore di svelare la propria ignoranza supera di gran lunga la necessità di essere onesti.
L'espressione di Dane si congela in un'incertezza che incrina definitivamente la sua maschera di superiorità.
Per chi è
✔ Lettori di satira della società americana.
✔ Estimatori della narrativa di costume del primo Novecento.
Perché è diverso
La struttura narrativa ribalta la gerarchia tra intellettuale e pubblico attraverso l'invenzione di un oggetto del desiderio culturale inesistente. La costruzione si focalizza interamente sul paradosso dell'ignoranza ostentata, smontando i meccanismi di potere accademico con un unico espediente linguistico.
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