Il ticchettio dell'orologio scandisce la ritirata di Irene Wagner, chiusa nel bozzolo di velluto di una dimora viennese che improvvisamente le appare estranea.
Incastrata in un ricatto orchestrato dall'ombra del suo amante, una donna dell'alta società vede sgretolarsi la propria vita domestica sotto il peso di una crescente, logorante ossessione.
Il salotto di famiglia diventa teatro di un’invisibile rovina, dove Irene osserva i propri gesti quotidiani farsi meccanici e privi di colore. La sicurezza garantita dal marito, penalista di fama, si muta in un muro invalicabile mentre la donna ignota reclama denaro in cambio di un silenzio sempre più precario.
Il ricatto inizia.
La relazione adulterina di Irene diviene il perno di un’esistenza che si frammenta, sospesa tra la menzogna domestica e la minaccia costante di un'esposizione pubblica devastante. Ogni sguardo del coniuge sospeso sopra i fogli di legge assume le sembianze di un interrogatorio silenzioso, trascinandola in una spirale di angoscia viennese che non ammette tregua.
Incapacità di agire.
La tensione si accumula nel riflesso dello specchio, dove il volto di Irene non riconosce più la madre e la moglie di un tempo, ma solo la preda di un’incertezza capace di corrodere ogni certezza borghese.
L’attesa del crollo definitivo diventa l’unico orizzonte possibile, trasformando il sollievo di una confessione nell'unica rotta di collisione con la propria verità.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa psicologica europea del primo Novecento.
✔ Chi segue la letteratura del conflitto interiore borghese.
Perché è diverso
Il testo scava nella fenomenologia della colpa, ribaltando la struttura classica del tradimento per concentrarsi esclusivamente sulla percezione soggettiva del terrore. L'ambientazione nella Vienna di inizio secolo è restituita non come sfondo, ma come architettura claustrofobica che amplifica il declino morale della protagonista.
Dettagli Bibliografici
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