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Somewhere

Un film in dvd di  Coppola Sofia  distribuito da Medusa Video, 2012

L'attore Johnny Marco vive a Hollywood nel leggendario hotel Chateau Marmont. Se ne va in giro sulla sua Ferrari e casa sua è un flusso continuo di ragazze e pasticche. Totalmente a proprio agio in questa situazione di torpore, Johnny vive senza preoccupazioni. Fino a quando giunge inaspettatamente allo Chateau la figlia undicenne, Cleo, nata dal suo matrimonio fallito. Il loro incontro spinge Johnny a riflessioni esistenziali, sulla sua posizione nel mondo e ad affrontare la questione che tutti dobbiamo affrontare: quale percorso scegliere nella nostra vita.

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Le Recensioni degli Utenti Unilibro
"Somewhere"
cattleya, 2011-07-22
1

Sofia Coppola è una delle mie registe cult. Ho adorato Il giardino delle vergini suicide, Lost in translation e Marie Antoinette. Per questo sono stata a lungo in fibrillazione in attesa di Somewhere, del quale ho letto il meno possibile per non guastarmi la sorpresa. E dopo averlo visto posso dire senza ombra di un dubbio che Sofia Coppola è in una profondissima e devastante crisi creativa, perché Somewhere è un film davvero sciocco. Anzi brutto. Il vuoto che cerca di descrivere è in realtà il vuoto stesso del film, che non riesce a dire nulla, a trasmettere nulla. E’ la storia di un uomo molto famoso, un uomo impegnato nelle mille inutili faccende dello show business, che si trova a dover badare alla figlia dodicenne per un certo periodo. Si accorge quindi, con somma sorpresa, che gli piace stare con sua figlia, che è una personcina interessante, dolce, carina, affettuosa con lui che non è mai stato granchè come padre. E quando se ne deve separare, si accorge di quanto le manca. In sé la storia, seppure banale, può essere un buon punto di partenza. Ma Sofia Coppola si perde, questi suoi personaggi sono tratteggiati solo per sommi capi, in superficie. La ragazzina poteva essere definita in ben altro modo, invece risulta solo una bambolina ben infiocchettata che serve a far sentire in colpa il fatuo papà. Il quale ha una crescita affettiva nell’arco di 48 ore di cui non si capisce nulla, dove inizi, dove finisca, che motivazioni abbia, ma sulla quale viene basato l’intero film. Alla fine, quando lui è in terra al telefono che piange perché gli manca la figlia dodicenne, viene praticamente da ridere, e soprattutto da chiedersi se, visto che è un attore, non stia semplicemente recitando l’ennesima parte drammatica. Ma quel che è drammatico è il crollo creativo della regista, e il vergognoso premio che il festival di Venezia le ha attribuito come miglior film.

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