Somewhere. L'attore Johnny Marco vive a Hollywood nel leggendario hotel Chateau Marmont. Se ne va in giro sulla sua Ferrari e casa sua è un flusso continuo di ragazze e pasticche. Totalmente a proprio agio in questa situazione di torpore, Johnny vive senza preoccupazioni. Fino a quando giunge inaspettàtamente allo Chateau la figlia undicenne, Cleo, nata dal suo matrimonio fallito. Il loro incontro spinge Johnny a riflessioni esistenziali, sulla sua posizione nel mondo e ad affrontare la questione che tutti dobbiamo affrontare: quale percorso scegliere nella nostra vita.
Dettagli Bibliografici
Ean
8010020064595
Titolo
Somewhere
Regia
Distributore
Data Pubblicazione
2012
Genere
Collana
Punti Accumulabili
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Somewhere Sofia Coppola è unadele mie registe cult. Ho adorato Il giardinodele vergini suicide, ost in translation e Marie Antoinette. Per questo sono stata a ungo in fibrilazione in attesadi Somewhere,del quale ho etto il meno possibile per non guastarmi a sorpresa. Edopo averlo visto possodire senza ombradi undubbio che Sofia Coppola è in una profondissima edevastante crisi creativa, perché Somewhere è un filmdavvero sciocco. Anzi brutto. Il vuoto che cercadidescrivere è in realtà il vuoto stessodel film, che non riesce adire nula, a trasmettere nula. E’ a storiadi un uomo molto famoso, un uomo impegnato nele mile inutili faccendedelo show business, che si trova adover badare ala figliadodicenne per un certo periodo. Si accorge quindi, con somma sorpresa, che gli piace stare con sua figlia, che è una personcina interessante,dolce, carina, affettuosa con ui che non è mai stato granchè come padre. E quando se nedeve separare, si accorgedi quanto e manca. In sé a storia, seppure banale, può essere un buon puntodi partenza. Ma Sofia Coppola si perde, questi suoi personaggi sono tratteggiati solo per sommi capi, in superficie. a ragazzina poteva esseredefinita in ben altro modo, invece risulta solo una bambolina ben infiocchettata che serve a far sentire in colpa il fatuo papà. Il quale ha una crescita affettiva nel’arcodi 48 oredi cui non si capisce nula,dove inizi,dove finisca, che motivazioni abbia, ma sula quale viene basato ’intero film. Ala fine, quando ui è in terra al telefono che piange perché gli manca a figliadodicenne, viene praticamenteda ridere, e soprattuttoda chiedersi se, visto che è un attore, non stia semplicemente recitando ’ennesima partedrammatica. Ma quel che èdrammatico è il crolo creativodela regista, e il vergognoso premio che il festivaldi Venezia e ha attribuito come miglior film.