Architettura Storia eBooks
eBooks con argomento Architettura Storia Singoli architetti e studi di architettura
L' opera di Quirino De Giorgio (1937-1940). Architettura e classicismo nell'Italia dell'impero. E-book. Formato PDF Enrico Pietrogrande - Franco Angeli, 2011 - Storia Dell'archit.E Delle Città.Ricerche
Questo studio è incentrato sui progetti di architettura che Quirino De Giorgio (1907-1997) ha elaborato come responsabile della politica edilizia del partito fascista nella provincia di Padova negli anni compresi tra il 1937 e il 1940. De Giorgio è stato studiato finora soprattutto per la militanza nel movimento futurista durante i primi anni trenta, ma la tesi qui sostenuta è che, più che i disegni del periodo marinettiano, siano le opere ideate ed eseguite dopo la guerra d'Etiopia a presentare aspetti di raffinata innovazione nel panorama dell'architettura italiana e internazionale del periodo. In accordo con lo spirito che aveva generato le condizioni per la nascita dei totalitarismi italiano e tedesco, il classicismo e la mediterraneità degli edifici progettati da De Giorgio negli anni dell'impero sono intensamente permeati di romanticismo, ed espressi con evidenti connotazioni fiabesche che tradiscono una visione fortemente idealizzata del fascismo. Come sia avvenuto il passaggio dall'esperienza futurista alla particolare versione che del classicismo De Giorgio formula alla vigilia della guerra, tenuto conto dell'opposizione dei valori insita nelle specifiche poetiche, e dell'influenza esercitata dal razionalismo sulle sue prime opere, è il tema qui affrontato. Lo straordinario ciclo di progetti realizzati nel territorio della provincia di Padova dimostra che per lui, alla fine, la via per la modernità attraversa l'ambito della storia.
Giovan Battista Cavagna: Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino. E-book. Formato PDF Salvatore Di Liello - Fridericiana Editrice Universitaria, 2012 -
Gli studi sull’architettura napoletana del Cinquecento hanno rivolto scarsa attenzione all’opera di Giovan Battista Cavagna, per molti una figura decorosa ma priva di «impeti creativi». L’opinione rientra in una linea storiografica incline a trascurare autori consapevolmente lontani dalla sperimentazione come il Cavagna, che non alimentò la “svolta” dell’architettura napoletana dopo il lungo attardarsi del Rinascimento. Il riesame delle sue opere, quelle note e altre sinora sconosciute o trascurate, avvalora una revisione del giudizio orientata a riconoscere nell’assenza di «impeti creativi» i tratti di un linguaggio conciso, non una ridotta capacità inventiva. Nella Roma di Antonio da Sangallo il Giovane, e nel clima austero della riforma cattolica al suo esordio, matura il misurato classicismo del Cavagna, sempre attento all’osservanza delle regole albertiane, costante ispirazione delle sue opere fino alle ultime realizzazioni marchigiane. Solennità e magnificenza saranno sempre determinate dal controllo matematico dello spazio, mai dall’esuberanza formale: come a Napoli, a Macerata, ad Ascoli Piceno e a Fano, i suoi non sono «impeti», ma sempre rigorose riflessioni.