Brasile eBooks
eBooks con argomento Brasile Letteratura di viaggio
Adesso abbracciami, Brasile!. E-book. Formato EPUB Darwin Pastorin - Elliot, 2014 -
Questa è la storia di un amore. Per il Brasile. Un Brasile non da cartolina, da Copacabana o da samba. Per Darwin Pastorin, nato a San Paolo da genitori veronesi, è soprattutto il luogo dell'infanzia, del mito, delle storie del bisnonno e del nonno, che furono i primi a partire, alla fine dell'Ottocento, verso la terra brasiliana. Poi toccò al padre e alla madre dell'autore, subito dopo la Seconda guerra mondiale, prendere la nave alla ricerca di un futuro e del benessere. Nel 1961 il ritorno in Italia, e per ventidue anni la nazione sudamericana restò nella memoria, una vera e propria saudade, tra verità e menzogne innocenti, come la convinzione di essere stato preso in braccio da Pelé e di avere come cugino il portiere Gilmar. Per la prima volta, Pastorin ci parla del paese dei campioni del pallone e degli artisti popolari, ma anche del suo Brasile più intimo, fatto di gente umile, di abitanti delle favelas, di italiani avvolti dalla determinazione e dalla tenerezza, di piccole vicende personali che diventano, in realtà, le storie esemplari di tanti emigrati. Gente che ha trovato a San Paolo, a Rio de Janeiro o nel Minas Gerais un antidoto alla malinconia, a quell'Italia lasciata e mai più ritrovata.
The Passenger – Brasile. E-book. Formato EPUB Aa.Vv. - Iperborea, 2019 -
Gli anni Cinquanta volgevano al termine quando nell’album Chega de saudade di João Gilberto comparve per la prima volta l’espressione bossa nova; tra il ’58 e il ’70 una generazione di fenomeni incantò il mondo con un modo nuovo, funambolico ed esplosivo di giocare a calcio – la stessa epoca in cui Oscar Niemeyer e Lúcio Costa stagliarono contro il blu del cielo e il verde della foresta la più grande utopia di cemento armato del Novecento: Brasilia. Musica, calcio, architettura, i maggiori contributi del Brasile a quegli anni di sogni e movimento, un paese che aveva trovato la propria via al futuro con «una modernità fluida, leggera e insieme complessa». Neanche la dittatura riuscì a contenere quell’aria di ottimismo e rivoluzione che, unita alla proverbiale allegria venata di tristezza, creò un soft power nazionale talmente seduttivo da sopravvivere per molto tempo al suo stesso declino. Per gli occhi stranieri, illusi anche dal boom economico e dalle riforme degli anni Duemila, con una delle più veloci espansioni della classe media della storia, il risveglio è stato brusco, con l’elezione di un presidente che l’altra metà del cielo ha accolto con un misto di rassegnazione e sgomento così ben sintetizzato dal famoso #EleNão (#LuiNo), come in una preghiera al contrario. Il sogno si è fatto incubo mentre il mondo assiste impotente alla deforestazione dell’Amazzonia, che ancora alla fine del secolo scorso appariva «infinita». Per i brasiliani, però, la vita (non) si era adattata da tempo ad altri parametri: una corruzione paralizzante, il mito del paese post razziale smentito da una discriminazione evidente, un tasso di violenza in crescita ininterrotta per decenni che regala al Brasile l’oscuro primato del numero più alto di omicidi in termini assoluti. Per fortuna i brasiliani non hanno perso la voglia di lottare, le minoranze di far valere i loro diritti e, ora che il passato glorioso è morto e sepolto, si affaccia la voglia di ricostruire il futuro. La sfida di raccontare questo paese straordinario oggi è cercare nella tristezza la venatura di allegria, chega de saudade, basta saudade.