Unione Sovietica eBooks
eBooks con argomento Unione Sovietica BIOGRAFIE E STORIE VERE
Avvicinandomi alle stelle. E-book. Formato PDF Claudio Cantore - Streetlib, 2018 -
Dopo che i tedeschi, con l’operazione Barbarossa, invasero l’Unione Sovietica, piazzando un colpo militare inaspettato, Stalin mise in campo tutte la sue forze. Certamente l’ex Impero Russo, diventato sovietico, era un gigante addormentato e l’invasione non era stata prevista in quanto, con la Germania di Hitler, l’Unione Sovietica aveva firmato un patto di non aggressione. Tra il 22 Giugno 1941 e il 9 maggio 1945, data considerata dai russi come la fine della Seconda Guerra Mondiale, quasi un milione di donne furono impiegate nelle forze armate sovietiche. Non solo con compiti di ausiliarie, ma anche al fronte e in prima linea, sopportando l’orrore di una guerra combattuta, una guerra dura e senza pietà. O si vinceva o si moriva! In gioco c’era la Patria, la propria cultura e la libertà. Anche nell’aviazione c’erano molte donne che volevano combattere ma la forzata convivenza con gli uomini creava diversi problemi. Si pensò così di formare squadre di sole donne già dall’ottobre 1941. L’Alto Comando sovietico, su ordine preciso di Stalin, autorizzò Marina Raskova ad organizzare tre squadroni d’aerei da combattimento, tutti con piloti di sesso femminile, ma non solo anche ausiliarie, mavigatrici e motoriste. Ma la storia di questa donna continua anche dopo la sua “morte”.
Il corsivo è mio. E-book. Formato EPUB Nina Berberova - Adelphi, 2019 -
«Che ne facciamo della visione tragica della vita in cui siamo stati educati? Del tragico periodo della nostra storia? Del destino della mia patria, della mia generazione e infine del mio destino personale? Mi sembra che una risposta ci sia: la tragedia mi fu data come terreno, come base di vita: noi, nati tra il 1900 e il 1910, siamo cresciuti nella tragedia che a suo tempo è entrata in noi; per così dire l’abbiamo bevuta, ce ne siamo nutriti e l’abbiamo assimilata, ma ora che ”la tragedia è finita ed è iniziato l’epos”, io ho il diritto, dopo aver vissuto una vita, di non prendermi troppo sul serio». Prima di giungere a «non prendersi troppo sul serio», la Berberova ha tracciato la storia della sua vita in questo libro, che apparve nel 1969 e col tempo sempre più si impone per l’intensità e la ricchezza della testimonianza. La Russia di prima, durante e dopo la rivoluzione, il mondo degli esiliati russi fra le due guerre, fra Berlino, Praga, Parigi, infine l’America, dove la Berberova è a lungo vissuta, ne sono la scena mutevole. E continuamente la vediamo attraversata da figure vivissime e disparate, fra cui riconosciamo Blok o Pasternak, la Cvetaeva o Belyj, Chodasevic o Remizov, Jakobson o Nabokov, tutti disegnati con la nettezza spavalda della narratrice. Difficile pensare un altro libro che restituisca con altrettanta precisione quell’«aria del tempo», fosca e vibrante, che avvolse la vita di tanti grandi russi del nostro secolo, dispersi per l’Europa. A mano a mano che procediamo nella selva degli anni, il tempo sembra apparirci palpabilmente come quell’«ordito che non si può comperare, né scambiare, né rubare, né contraffare, né impetrare», nel quale la Berberova intesse sapientemente la sua vita, devota sin all’inizio, secondo la formula di Herzen, della «crudelissima immanenza».