Architettura Medioevale eBooks
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Metodi compositivi nell'architettura pisano-lucchese: Facciate a loggia a Pisa e a Lucca tra XII e XIV secolo. E-book. Formato PDF Maurizio Meriggi - Pisa University Press, 2018 -
Le facciate delle chiese romaniche e gotiche sono, come è noto, schermi sui quali sono impresse, come fossero pagine scritte, richiami a concezioni culturali, religiose e cosmologi-che illustrate attraverso inserti scultorei e pittorici, tarsie lapi-de e riferimenti numerologici nelle partizioni. Nel nostro lavoro sui “Metodi compositivi nell’architettura pi-sano-lucchese” nelle facciate a loggia di 7 chiese ci siamo oc-cupati dei problemi formali di queste “pagine” considerandone tanto la forma del foglio – lo schermo di facciata – quanto la sua struttura in termini di “impaginato” degli elementi costrut-tivi e decorativi. Il nostro riferimento teorico è quello degli studi sulla forma in architettura ascrivibili alla teoria sviluppata dalle avanguardie europee di inizio secolo fino ai suoi epigoni negli anni ’50, seguendo due filoni tra loro intrecciati: “empatico” e “astratti-vo” - riprendendo il titolo del saggio di Worringer “Astrazione e empatia”. Così le facciate del Duomo, del Battistero, di San Paolo a Ripa d’Arno, di San Michele in Borgo, di Santa Caterina, di Santa Maria della Spina a Pisa e di San Michele in Foro a Lucca sono state analizzate attraverso ridisegni e schemi in-terpretativi per metterne in risalto la costruzione geometrica dei profili, la forma, la partizione interna, le strutture ritmiche Il libro è suddiviso in due parti. La prima è costituita da cinque capitoli che sviluppano l’analisi della forma e della struttura della facciata a logge. La seconda è costituita da un’appendice con estratti da testi della teoria dell’architettura sulla composizione della facciata: da quelli della “scuola formalista” del VKhUTEMAS sulla com-posizione frontale a quelli di matrice “costruttivista” sul ritmo e la ripetizione; da testi sulla proporzione in architettura di M. Ghyka e altri; da un testo di L. Moretti sulla matrice astrattista della decorazione nell’architettura romanica toscana. Maurizio Meriggi (Firenze 1963), PhD, è pro-fessore associato di Progettazione Architetto-nica presso il Dipartimento ABC (Architecture, Built environment, Construction engineering) del Politecnico di Milano. Le sue pubblicazioni principali sono dedicate ai maestri e alle teorie architettoniche dell’a-vanguardia sovietica (K. Mel’nikov, 1999; I. Leonidov, 2007; SA - Sovremmennaja Ar-khitektura 1926-1930, 2007, con G. Canella; Tre Laboratori alla Facoltà di Architettura del VKhUTEMAS, 2012). Gli studi sull’architettura pisana risalgono al periodo della tesi di laurea (rel. A. Acuto), ri-presi nell’ultimo decennio in studi sulla teoria della composizione architettonica (Proporzio-ne, ritmo, figura. Il complesso di piazza dei Mi-racoli e l’anatomia del Battistero pisano, 2012; Musica per gli occhi: linea/figura, proporzione/partizione, ritmo e tessuto formale, 2018) in parte compresi nel presente volume. Dal 2009 coordina ricerche per il Politecnico di Milano con amministrazioni e atenei della Repubblica Popolare Cinese sui temi della valorizzazione del patrimonio architettonico storico nei paesaggi rurali nel progetto del fu-turo insediamento (Architettura del continuo urbano-rurale in Cina, 2018). Luca Lanini (Roma 1966), PhD, è professo-re associato di Progettazione Architettonica presso il Dipartimento di Ingegneria dell’E-nergia, dei Sistemi, del Territorio e delle Co-struzioni dell’Università di Pisa e Direttore del Master di Progettazione dello Spazio Pubblico di Lucca. Con lo studio B.E.AR. building environment architecture Luca Lanini, Manuela Raitano ar-chitetti (http://bearchitettura.wordpress.com) ha vinto concorsi e premi nazionali ed inter-nazionali.
Archeologia dell’Architettura XXI 2016. E-book. Formato PDF Aa.Vv. - All’Insegna Del Giglio, 2016 -
Il volume si apre con il ricordo di Gian Paolo Treccani, studioso importante, architetto restauratore e storico dell’architettura contemporanea e degli interventi di musealizzazione archeologica, membro della redazione della rivista e assai attivo nel gruppo che l’ha fondata nel 1996 collegando tra loro le discipline di “Restauro architettonico” e “Archeologia dell’architettura”. E al periodo in cui queste due discipline coincidevano (nella conoscenza delle architetture medievali e nella progettazione di edifici che le imitavano) è dedicato il monografico dal titolo “Medioevo fantastico. L’invenzione di uno stile nell’architettura tra fine ’800 e inizio ’900”. Il tema è trattato da due archeologi e cinque storici dell’architettura che ne analizzano le origini e lo sviluppo in alcune città (Padova, Verona, Milano, Siena e Napoli) e in relazione ai personaggi che ne furono i protagonisti (Pietro Selvatico, Camillo Boito, Luca Beltrami, Alfredo d’Andrade oltre ad altri meno noti). Nella sezione “Casi studio” vengono infine pubblicati quattro lavori (relativi alla topografia della via Latina e al complesso del Palatino a Roma, alla torre di Oyace in Val d’Aosta, e alla mensiocronologia di Rimini) che spaziano tra le architetture romane e medievale, a confermare quell’apertura cronologica che la rivista ha ultimamente adottato.
I palazzi del papa: Architettura e ideologia: Il Duecento. E-book. Formato PDF Maria Teresa Gigliozzi - Viella Libreria Editrice, 2011 -
Tra il 1198 e il 1304 la curia pontificia fu assente da Roma per circa il 60 per cento del tempo. I motivi di questa mobilità erano vari: sfuggire ai fastidi del clima estivo dell’Urbe, rafforzare l’autorità temporale nelle città dello Stato della Chiesa, schivare spinosi contrasti politici con le potenti famiglie romane. Il fenomeno non era sconosciuto in precedenza, ma nel corso del Duecento diventò sistematico, e risale alla metà del secolo la formula ubi papa ibi Roma: ovunque si trovi fisicamente il papa, lì è la sede apostolica. Il trasferimento della corte papale coinvolgeva centinaia di persone – cardinali, stretti collaboratori del pontefice, organi dell’amministrazione centrale, addetti agli uffici economici – e comportava la necessità di reperire spazi adeguati a ospitare un seguito di tali dimensioni e complessità. Partendo da questa consuetudine, il libro studia l’architettura dei palazzi papali duecenteschi, ossia degli edifici costruiti appositamente per il pontefice (e non occasionalmente messi a sua disposizione per un soggiorno) secondo il principale significato che nel Medioevo era attribuito al termine palatium: sede dell’autorità sovrana dotata di carattere di rappresentanza e quindi, dal punto di vista architettonico, espressione visiva del potere in essa ospitato. La ricerca analizza i complessi romani del Laterano e quello del Vaticano, la cui costruzione iniziò nel primo Duecento per volontà di Innocenzo III, e si indirizza poi sui palazzi costruiti extra Urbem. Furono almeno diciannove i comuni interessati dagli spostamenti duecenteschi, scelti soprattutto in base alle condizioni vantaggiose che vi si potevano trovare: la facilità di approvvigionamento, il clima favorevole e, non ultima, la posizione strategica. Ma sono Viterbo, Anagni, Orvieto, Perugia e Rieti quelli in cui il soggiorno fu più lungo e proprio qui (con l’eccezione di Perugia) è presente un palazzo papale. Il libro offre un lavoro di sintesi su questi edifici – finora studiati solo in opere monografiche o specialistiche – esaminandone le vicende costruttive, l’organizzazione spaziale e funzionale, le trasformazioni e i restauri di epoca successiva.