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Conoscenza ordinaria e senso comune. E-book. Formato PDF Paolo Piccari - Franco Angeli, 2011 - Filosofia, Storia E Scienze Sociali
Il senso comune, che ha costituito sempre un tema centrale nella storia del pensiero filosofico occidentale, è stato considerato nel corso dei secoli da molteplici prospettive, non di rado contrapposte, che testimoniano quanto sia arduo "costringerlo" entro i limiti di una definizione che aspiri ad essere ampiamente condivisa. Consapevole di tali difficoltà, l'Autore nella prima parte del volume illustra la nozione di senso comune, la sua complessa genesi e la sua plurivocità semantica, soffermandosi in particolare sulla "lezione" di Moore cui dedica uno specifico capitolo. L'Autore, inoltre, propone una concezione del senso comune inteso come un insieme di credenze più o meno giustificate diffuse in un gruppo umano in un dato momento storico ed esamina al contempo i diversi processi inferenziali che si fondano sul senso comune. La seconda parte è dedicata alla natura e alla funzione della conoscenza ordinaria, nonché al ruolo svolto nella sua formazione dalle rappresentazioni mentali, che derivano dai processi percettivi e costituiscono una della modalità funzionali dell'organizzazione della conoscenza del mondo fenomenico. Tale forma di conoscenza, alla quale il senso comune contribuisce in misura notevole con il suo patrimonio di credenze, si costituisce non solo sulla base dell'attività percettiva, ma anche grazie ad informazioni provenienti da varie parti del SNC, rappresentando quindi uno strumento fondamentale per la conoscenza tanto del mondo quanto di se stessi.
Pensare, parlare, fare. E-book. Formato PDF Rocco Pititto - Diogene Edizioni, 2012 -
Il linguaggio è più che uno strumento ed è più che una creazione. Soltanto l’uomo, dotato del pensiero e del linguaggio, fa parte del mondo e lo possiede. È attraverso questo dono, la risorsa che lo caratterizza in via esclusiva come essere umano, che l’uomo possiede il mondo, come la sua dimora più originaria, creandolo e ricreandolo e rinnovandolo di continuo. Legato alla coscienza nascente dell’essere dell’uomo, il linguaggio è la radice stessa dell’umanità. Come tale costituisce la dimensione più generale dell’uomo e rappresenta in un certo qual modo la sua casa, la sua dimora più originaria, la “nicchia cognitiva”, partendo dalla quale egli ha iniziato la sua avventura nel mondo. Le parole sono come la trama di cui è intessuta tutta l’esistenza umana. È per questo che lo studio dell’uomo e della società presuppone lo studio del linguaggio, inteso come insieme organizzato di simboli e di significati, articolazione verbale del pensiero, mezzo di conoscenza e strumento di comunicazione, memoria dell’uomo e della società. Nel momento in cui l’individuo umano non aderisce più immediatamente al suo ambiente naturale, ma trascende la natura e il mondo degli oggetti si dà il linguaggio, che diventa il “luogo” della coscienza nascente dell’uomo. È per suo tramite che nascono e si sviluppano la persona umana e la società. Il linguaggio, come atto specifico dell’essere dell’uomo, è il motivo dominante di questa indagine. Ma il discorso sarebbe incompleto se non si indicasse anche una prospettiva. Rapportare il linguaggio alla formazione dell’uomo è la prospettiva indicata. La formazione, se deve riguardare l’uomo nella sua generalità, non può non porsi il problema dell’educazione al linguaggio. La richiesta sottesa è di liberare il linguaggio dell’uomo da un uso inconsapevole, impreciso e acritico aprendolo sul versante dell’individualità di ciascuno dove si situa il piano della parola. Solo il possesso della parola “vera” rende l’uomo essere libero e responsabile, costruttore del suo destino e in dialogo con gli altri. Rocco Pititto è professore di Filosofia del Linguaggio e di Filosofia della Mente nell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: "Linguaggio ed esperienza religiosa" (Roma 1980), "John Locke. Mondo linguistico e interpretazione" (Napoli 1984); "Comunità, comunicazione ed emancipazione" (ivi, 1988); "Dalla lingua alla parola. Modelli linguistici e ricerca educativa" (ivi, 1994); "La fede come passione. Wittgenstein e la religione" (Cinisello Balsamo 1997); "La comunicazione difficile. Psicopatologie del linguaggio e della comunicazione" (Brescia 2001); "Dentro il linguaggio. Pratiche linguistiche ed etica della comunicazione" (Torino 2003); "Ad Auschwitz Dio c’era. I credenti e la sfida del male" (Roma 2005); "La ragione linguistica. Origine del linguaggio e pluralità delle lingue" (ivi, 2008); "Cervello, mente e linguaggio. Una introduzione alle scienze cognitive" (Torino 2009); "Lui è come me. Intersoggettività, accoglienza e responsabilità" (Roma 2012).
Deissi, riferimento, metafora. Questioni classiche di linguistica e filosofia del linguaggio. E-book. Formato PDF Keidan A. (Cur.) Alfieri L. (Cur.) - Firenze University Press, 2008 -
"Deissi, riferimento, metafora" è una raccolta di saggi di alcuni giovani specialisti in discipline linguistiche che si avvale anche della partecipazione del famoso semiologo russo Boris Uspenskij (allievo, amico e collaboratore di L. Hjelmslev, R. Jakobson e M. Lotman) dove vengono esplorati i temi più antichi - eppure ancora attuali - nel dibattito sul linguaggio. Valentina Martina indaga il rapporto tra il piano dei significati linguistici e la realtà attraverso un'analisi della nozione di "sistema". Nel saggio di Artemij Keidan si affronta il problema della definizione della deissi e il suo ruolo nella disambiguazione degli enunciati, con particolare riferimento allo strutturalismo e alle teorie contemporanee sul riferimento diretto. Il lavoro di Luca Alfieri ha lo scopo di dimostrare l'insostenibilità, a partire dai recenti studi sulla cognizione, della dicotomia jakobsoniana tra metafora e metonimia. Chiude il volume lo studio di B. Uspenskij sul ruolo dei pronomi personali nella struttura del linguaggio, nella semiotica e nella comunicazione umana, riccamente illustrato con esempi e curiosità storiche.