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Il museo di Roma racconta la città: Guida breve al Palazzo Braschi. E-book. Formato EPUB Aa. Vv. - Gangemi Editore, 2016 -
Con alterne vicende, segnate dagli avvenimenti storici e dall'evolversi degli iniziali criteri ispiratori, si dipana lungo tutto il Novecento la complessa e, in certo qual modo, travagliata storia del Museo di Roma. D'altro canto, già nell'ambizioso assunto di voler costituire un Museo in grado di ricomporre esaustivamente, in un unico grande affresco, la secolare storia di Roma, dalla città dei pontefici alla giovane capitale d'Italia, erano implicite tutte le difficoltà e le ambiguità che ne avrebbero contrassegnato il percorso. Lo scoppio della seconda guerra mondiale impose la chiusura del Museo allora collocato nel grande edificio di Via dei Cerchi che sulla facciata recava l'orgogliosa scritta “Palazzo dei Musei di Roma”. Al momento di riallestire il Museo, finita la guerra, prese corpo l'esigenza di trovare una sede che, sia per prestigio storico e architettonico sia per ubicazione, corrispondesse pienamente alla qualità e all'importanza delle collezioni e ne consentisse un più ampio e compiuto sviluppo. Non senza una “dura battaglia”, come ricorda Antonio Maria Colini, il Museo di Roma ottenne il settecentesco Palazzo Braschi, potendo cosí riaprire al pubblico nel 1952 secondo un ordinamento in tre grandi sezioni, topografia, storia e costumanze che rispettava grosso modo la configurazione degli anni Trenta. In questa fase il Museo conobbe una stagione assai felice per il favore del pubblico e per l'incremento costante e prezioso delle sue collezioni grazie anche, in particolare, alla generosa attività della “Associazione degli Amici dei Musei” che favorí importanti lasciti e donazioni. Nei decenni successivi l'arricchimento delle collezioni con opere di notevole valenza storico-artistica e la significativa rilevanza della formazione del Gabinetto Comunale delle Stampe e dell'Archivio Fotografico Comunale non si traducono, tuttavia, in una contestuale riflessione sulla necessità di riesaminare e aggiornare criticamente i criteri ispiratori del Museo alla luce delle nuove istanze culturali imposte dai profondi mutamenti metodologici e di contesto sociale. In quegli stessi anni si avviava anche quel lento ma inesorabile degrado strutturale di Palazzo Braschi che nel 1987 ne determinò la chiusura. Giunti finalmente, dopo quindici anni alla parziale riapertura del Palazzo si imponeva la decisione di cosa offrire al pubblico delle ricche collezioni del Museo, quale selezione del vasto e articolato patrimonio e quale chiave di lettura privilegiare: o proporre una presentazione delle opere che si configurasse come definitivo, anche se limitato, allestimento del Museo di Roma o presentare un florilegio cronologico, dal Medioevo al Novecento, di quelle artisticamente e storicamente più importanti e significative. Le opere presentate costituiscono solo un piccolo spaccato di quella miniera di fonti figurative conservate nel Museo, un patrimonio inestimabile per quanti vogliano studiare o semplicemente conoscere la secolare storia artistica e sociale di Roma.
Le musee napoleonien: Guide de la visite. E-book. Formato EPUB Aa. Vv. - Gangemi Editore, 2016 -
En 1927, le comte Giuseppe Primoli (1851-1927), fils du comte Pietro Primoli et de la princesse Charlotte Bonaparte, fit don à la Ville de Rome de sa riche collection faite d'oeuvres d'art, de pièces datant de l'époque napoléonienne et de souvenirs familiaux, qui avaient orné les salles du rez-dechaussée de sa demeure. Cette collection, augmentée en 1925 de celle de son frère Luigi (18581925), se voulait étre, plus qu'un legs des fastes impériaux, un témoignage des relations très fortes qui lièrent les Bonaparte à Rome. Ces liens furent d'abord créés par la force des armes en 1808, suite à l'occupation française de Rome. En 1811 la ville devint une ville libre et impériale et le destin voulut quelle fút gouvernée par le fils de Napoléon qui reçut le titre de Roi de Rome dès avant sa naissance. Plus tard, après la chute de l'Empire, la plupart des membres de la famille Bonaparte demandèrent asile au Pape Pie VII et s'établirent à Rome: sa mère Letizia Ramolino au Palais Rinuccini, ses frères Louis et Jérôme respectivement au Palais Mancini Salviati et au Palais Nuñez, sa soeur Pauline dans sa villa sur la Via Nomentana. Cependant le frère rebelle de l'empereur, Lucien, en s'installant à Rome en 1804 alors qu'il était en rupture avec Napoléon, donna naissance à la K branche romaíne de la famille Bonaparte dont le comte Primoli est le descendant. En effet, la mère du comte Primoli, Charlotte Bonaparte était issue du mariage de l'un des fils de Lucien, Charles-Lucien, et de la cousine Zénaïde, falle de Joseph Bonaparte. Charlotte épousa en 1848 le comte Pietro Primoli puis, au lendemain de la proclamation du Second Empire, elle se joignit avec sa famille à la cour de Napoléon III. C'est donc à Paris qu'eut lieu la formation du comte Joseph Primoli, une formation qui se poursuivit après la chute de l'Empire dans les salons littéraires de ses tantes Mathilde Bonaparte et Julie Bonaparte marquise de Roccagiovine. Cultivé, bibliophile passionné, habile photographe, Joseph Primoli vécut entre Rome et Paris et tassa d'étroites relations avec les personnalités I ittéraires et artistiques de ces deux vi lles. A la fois i ntellectuel et collectionneur, il fut une figure marquante qui réussit, gràce aux importantes donations de sa famille et à de savantes acquisitions sur les marchés des antiquaires, à offrir à la Ville de Rome cet exemple raffiné de maison-musée.
La Galleria dei Carracci in Palazzo Farnese a Roma: Eros, Anteros, Età dell'Oro. E-book. Formato EPUB Stefano Colonna - Gangemi Editore, 2016 -
Ad una "auspicabile pubblicazione" della magistrale ricerca di Stefano Colonna sulla Galleria dei Carracci in Palazzo Farnese accennavo già nel 1999 e nell'occasione citavo dalla tesi del Colonna i versi di Onorio Longhi da lui ritrovati, dai quali si evince con chiarezza l'identificazione di Arianna con Margherita Aldobrandini, che nel 1600 andò sposa a Ranuccio Farnese; che questo sia il tema principale dell'affresco centrale della Galleria, è stato pienamente riconosciuto dalla critica successiva. L' ampiezza del giro di orizzonte consente di entrare nel vivo della concezione neo-platonica che è sottesa alla volta e di acquisire certezze interpretative. Queste sono confortate del resto dal fondamentale ritrovamento di quattro rari epitalami relativi alle nozze Farnese-Aldobrandini: scoperta vistosa anche per altre implicazioni relative alla raffinata cultura del grande amico del Caravaggio. L'identificazione di Arianna con Margherita Aldobrandini, la nipote del pontefice che si univa in nozze all' "eroico" Ranuccio, vi è chiaramente rivelata e stabilisce un altro, fondamentale punto fermo per intendere il messaggio della Galleria. [dalla presentazione di Maurizio Calvesi] Il volume mette in luce la complessità del clima culturale farnesiano da Achille Bocchi in poi, con i contributi sia di figure poco note come l'umanista ungherese Janos Zsamboky e l'olandese Stephen Wynkens Pigge, sia del celebre collezionista-archeologo Fulvio Orsini. Viene riletta la figura di Agostino Carracci in rapporto a letterati, filosofi e musicisti coevi e gli vengono attribuite alcune piccole raffinate incisioni. La Galleria dei Carracci è presa in esame in relazione al matrimonio di Ranuccio Farnese e Margherita Aldobrandini, alla luce degli "inediti" epitalami che provano per la prima volta in maniera inequivocabile il rapporto tra le nozze e gli affreschi, ponendo fine alla vexata quaestio del programma iconografico della Galleria stessa e del valore di Anteros come Amor Virtutis o Amore reciproco. La Galleria viene infine valutata nella sua articolazione concettuale con una lettura critica storico-artistica proiettata in avanti verso il XVII secolo, anche attraverso il raffronto con il pensiero controriformistico del filosofo Pomponio Torelli e gli affreschi di François Perrier in Palazzo Peretti in Roma. Una vasta bibliografia ed una ricca Appendice di documenti manoscritti ed a stampa relativi all'ambiente farnesiano, quasi tutti inediti, completano il libro corredato da più di 100 illustrazioni, in gran parte relative agli affreschi della Galleria Farnese e del Camerino del Cardinale Odoardo che hanno rappresentato, per la novità e ricchezza del linguaggio figurativo dei Carracci e lo splendore delle forme e dei colori, la fine del Manierismo alle soglie del Barocco nascente ed il ritorno elegiaco e meditato a Raffaello, Correggio e Michelangelo.