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Le conseguenze economiche della pace. E-book. Formato EPUB John Maynard Keynes - Adelphi, 2016 -
«Anche in queste ultime, angosciose settimane ho continuato a sperare che trovaste un modo qualunque per fare del trattato un documento giusto e realistico. Ma ora è troppo tardi, evidentemente. La battaglia è perduta». Il 7 giugno del 1919, con queste parole, John Maynard Keynes comunica a Lloyd George le proprie dimissioni dall’incarico di rappresentante del Tesoro alla Conferenza di Versailles. Poco dopo parte alla volta di Charleston, nel Sussex, apparentemente per un periodo di vacanza, in realtà per scrivere, in due mesi scarsi, un libro destinato ad avere vaste conseguenze: questo. Keynes non aveva mai sottoscritto la convinzione dei vincitori di avere combattuto, secondo la celebre formula di Wilson, la «guerra che avrebbe posto fine a ogni guerra»; e si era opposto invano alla miopia di Clemenceau, Lloyd George e dello stesso Wilson, distanti in tutto, ma concordi nel ridurre i problemi del dopoguerra a un mero fatto di «frontiere e sovranità». Prima ancora, era certo che le durissime riparazioni imposte alla Germania avrebbero portato il continente, nel giro di due o tre decenni, a un secondo conflitto – e, come scriveva alla madre già in una lettera del 1917, alla «scomparsa dell’ordine sociale come lo abbiamo fin qui conosciuto». Se a distanza di nove decenni gran parte di tali questioni – la legittimità delle sanzioni imposte ai vinti, e più in generale l’amministrazione di qualsiasi dopoguerra – sono ancora all’ordine del giorno, si capirà immediatamente l’immensa fortuna del libro, e anche l’immenso scandalo che ha suscitato. Tali reazioni assunsero una forma tangibile, e molto lusinghiera per il suo autore: 140.000 copie vendute nella sola Inghilterra e undici traduzioni all’estero, più la soddisfazione di avere inventato un titolo fin da subito proverbiale, come dimostrano le sue continue riprese, da quella della sua più celebre stroncatura in forma di volume ("Le conseguenze economiche di Keynes", a firma di Étienne Mantoux) a quella voluta dallo stesso Keynes per un suo pamphlet del 1940: "Le conseguenze economiche di Churchill". Fra le due guerre il testo, ancora enormemente popolare, fu accusato di essere vuoi un manifesto cifrato del revanscismo hitleriano, vuoi una delle radici occulte dell’inspiegabile appeasement occidentale. Accuse insensate, per quella che voleva essere solo la denuncia di una concatenazione di scelte suicide, ma che trasformarono il libro in una sorta di leggenda. Ancora viva oggi, grazie a uno stile che suona come l’ultima apparizione di una prosa perduta, capace di condensare in poche pagine cinque decenni della storia di un continente, e in poche righe tratti, manierismi e abiti mentali di personaggi che se non esistessero in questa galleria di ritratti sarebbero ormai, come tanti altri prima e dopo di loro, puri nomi.
Per un futuro senza guerre: Dalle esperienze personali a una teoria sociologica per la pace Con una premessa di Franco Ferrarotti. E-book. Formato PDF Alberto L’Abate - Liguori Editore, 2011 -
L’educazione alla pace ed alla nonviolenza [...] non si esaurisce in un generico appello. Si appoggia al contrario su esempi, prove e documenti storici inoppugnabili... Nella tradizione del pensiero sociale italiano l’opera di Alberto L’Abate non costituisce uno sforzo solitario. Essa può legittimamente richiamarsi agli scritti e agli insegnamenti del non dimenticato Aldo Capitini e dei suoi ‘Centri di Orientamento Sociale’; più recentemente, si ricollega ai contributi didattici e di ricerca di Aldo Visalberghi, soprattutto quando questi si augura “che la scuola non trasmetta più messaggi tipo quelli di Papini che inneggiava alla guerra in nome del ‘progresso sanguinoso’ ... [mentre] la scuola deve formare e contribuire a formare cittadini con mentalità planetaria, che rifiutano un benessere ... fondato sulla sofferenza e la morte dei loro simili di altre parti del globo”. Riflettendo sui fallimenti toccati da ultimo agli operatori della pace in Kossovo l’Autore, a proposito della pace nel Terzo Millennio, confida che siano apprestati in tempi rapidi “strumenti concreti” per inverarla sul piano storico in una situazione in cui essa è ormai la sola garanzia contro l’autosterminio dell’umanità.(dalla premessa al libro di Franco Ferrarotti, primo cattedratico italiano di Sociologia, professore emerito dell’Università La Sapienza di Roma, direttore della Rivista “La Critica Sociologica”).Volume vincitore del Premio Alessandro Tassoni 2009 per la saggistica.Motivazione per l’assegnazione del premio: “Per Alberto L’Abate l’educazione alla pace e alla nonviolenza è stata non solo oggetto di ricerca sociologica, di riflessione e di indagine storica ma, sulle orme di un maestro come Aldo Capitini, esperienza sul campo e vita vissuta. Partendo dalla grande lezione gandhiana della nonviolenza come “ricerca della verità”, Alberto L’Abate è impegnato da decenni per spezzare il circolo vizioso della guerra, mostrando con documentate analisi sociologiche come esso si scateni sull’onda di pregiudizi che finiscono per generare atteggiamenti e comportamenti ostili tra gruppi diversi per cultura e/o per etnia. Questi comportamenti negativi reciproci, oltre a rendere i rapporti tra i due gruppi sempre più compromessi, possono degenerare in un conflitto armato. Per disinnescare queste potenzialità distruttive è necessario ridurre i comportamenti ostili ed i pregiudizi nei confronti dell’altro, del “diverso”, attraverso forme di collaborazione reciproca, di relazione e di conoscenza. La nonviolenza attiva, l’intermediazione nonviolenta nelle zone di conflitto sono state la sua pratica politica: dalle azione dirette nonviolente per opporsi alla costruzione delle prime centrali nucleari (Capalbio) alla prima guerra del Golfo. Ma già ai primi anni ’60 si è trovato dapprima a fianco di Danilo Dolci in Sicilia e successivamente, ancora in Sicilia negli anni ’80, a fianco dei pacifisti nonviolenti e alle loro azioni tese ad ostacolare l’insediamento dei missili a Comiso (anni ’80). In seguito è stato anche “Ambasciatore di pace” in Kosovo. Nelle diverse situazioni Alberto L’Abate si è fatto interprete della capitiniana esperienza del sentire secondo la quale «la nonviolenza fa bene a chi la fa e a chi la riceve». In questo libro Per un futuro senza guerre, l’autore pone le premesse epistemologiche per quella che definisce una «sociologia della pace», passando poi ad analizzare l’efficacia della nonviolenza e dei suoi metodi in una società complessa come quella attuale, non solo nella prevenzione dei conflitti armati ma anche là dove si renda necessaria una «interposizione nonviolenta» con i «Corpi Civili di Pace». La riflessione teorica intorno alla «strategia nonviolenta» come strumento per la trasformazione sociale è sempre efficacemente supportata da un’esperienza concreta agita in aree di forti conflitti. La giuria del premio intende pertanto segnalare l’originalità del lavoro e invitare soprattutto i giovani a leggere queste pagine scientificamente documentate e cariche di passione civile ed etica. Il valore di questo libro risiede nella capacità di trasmettere una forte convinzione razionale e politica (la capitiniana “persuasione”) sulla necessità di sostituire alla ragione delle armi la forza della verità e della nonviolenza.“ Due commenti al libro “Per un futuro senza guerre”«Un classico della sociologia statunitense, W F White (l’ autore di Street Corner Society), sosteneva che la sociologia è prigioniera di una cospirazione del silenzio riguardo gli errori, le confusioni e l’inevitabile coinvolgimento personale che costituiscono l’esperienza di un buon ricercatore sul campo. Alberto L’Abate – uomo tanto mite quanto indomito- è uno dei principali sociologi italiani che hanno contributo a liberarci da questi pregiudizi. Il che significa che la “vulnerabilità sul campo“, sia dei sociologi che dei comuni mortali, può essere fonte preziosa di impreviste soluzioni creative e di pace.»(Marianella Sclavi, sociologa ed antropologa, docente di “Arte di ascoltare e gestione creativa dei conflitti” al Politecnico di Milano, animatrice del gruppo “Avventure Urbane” per la progettazione partecipata delle politiche pubbliche) «Caratteristica fondamentale della metodologia nonviolenta di Alberto L’Abate, e del processo di conoscenza che da esso scaturisce, è l’action research, ovvero la cosiddetta “ricerca-azione”. Si tratta di una metodologia che, a differenza della ricerca sociale di tipo classico, mira a predisporre interventi partecipati e corali, ed attraverso approcci non atomizzati ma olistici ai problemi, tende a sviluppare processi conoscitivi immediatamente trasferibili alla realtà e profondamente votati al cambiamento e alla trasformazione sino a confondersi con l’azione sociale. Egli disegna in questo libro, rinnovando una storica tradizione degli studi sociali, i contorni di una sociologia profetica dove sapere e fare, pensiero ed azione, teoria e pratica diventano un tutt’uno e si mescolano sino a confondersi con la sua autobiografia piena di incontri e di esperienze sul campo… E’ in questo modo delineato un costante processo di ricerca-azione capace di orientare e ri-orientare nonché definire e ri-definire le azioni e le policies per costruire e realizzare il sogno di “un futuro senza guerre”.» (Salvatore Saltarelli, sociologo, coordinatore del Master Internazionale per “Operatori e Mediatori di Pace” della Provincia di Bolzano e dell’Università di Bologna)