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eBooks di C con argomento Teatro di Formato Mobipocket
EROS Sull’antropologia della rappresentazione. E-book. Formato Mobipocket Claudio Bernardi - Educatt, 2016 -
Questo mi pare il cuore del teatro e di questo libro “erotico” ad esso dedicato: il lavoro sul corpo, con il corpo, per il corpo di ognuno, sulle sue rappresentazioni, con la sua memoria, il suo presente e il suo immaginario, dentro la sua storia e le sue storie, con le sue emozioni, tra le sue relazioni, buone o cattive che siano o siano state, spinto e sospinto da normali e anormali desideri, sogni, impulsi, bisogni, alla ricerca delle azioni e delle situazioni e dei comportamenti “belli”. E come corpo intendo non solo quello individuale, ma anche quello sociale. Il teatro così concepito non mi pare l’arte di una sera, ma un’arte continua, quotidiana. Se il teatro è l’arte dei corpi, l’arte della vita è il teatro, quello che coniuga “il massimo di personalità” con “il massimo di partecipazione”. Corpo. Coro. Cuore. Tratto dall'Introduzione
L'arte del monologo. E-book. Formato Mobipocket Claudio Vicentini - Pacini Editore, 2017 -
Il monologo è un elemento essenziale della composizione drammatica: costituisce un momento particolare dell’azione in cui il fuoco della scena si concentra su un singolo personaggio affidandogli un intervento che si staglia nella dinamica generale della vicenda. Le funzioni che può svolgere sono innumerevoli (narrative, esplicative, espressive), così come le forme che può assumere nella sua esecuzione di fronte al pubblico. Questo volume le discute percorrendo diverse zone della storia teatrale europea, dal teatro del mondo antico alla commedia dell’arte, ai testi shakespeariani e alla scena spagnola del Secolo d’Oro, dal teatro francese del Settecento alla recitazione del Grande Attore italiano dell’Ottocento, al balletto, all’opera lirica, fino all’impiego della forma del monologo nelle operazioni più avanzate della sperimentazione. Si delinea così un’inedita fenomenologia della forma-monologo che apre una prospettiva nuova e illuminante per lo studio tanto delle dinamiche interne della composizione drammatica quanto dei modi e dei tempi dell’azione scenica lungo la tradizione del teatro dell’Occidente.
Ti AmoIl teatro sociale e di comunità nel territorio mantovano. E-book. Formato Mobipocket Claudio Bernardi - Educatt Università Cattolica, 2014 -
Tutto incominciò negli anni Novanta. Nel distretto di Viadana sbocciarono i primi progetti di teatro sociale e di comunità. Partendo dall’esigenza di trovare modi efficaci per integrare persone disabili nella scuola dell’obbligo e nella società, si scoprì, cammin facendo, che il disagio di pochi è in realtà il disagio di molti e che la causa principale del malessere e del malvivere è la caduta verticale della capacità e volontà di stare bene insieme, di cooperare per un vantaggio comune, di partecipare alla vita pubblica e civile. Si vide che per incrementare il benessere personale e per difendersi dai danni altrui, sia d’ordine ambientale che civile, sociale, economico, estetico etc., occorre accrescere il bene comune, il primo dei quali è il capitale sociale ovvero quanto si è disposti a fare per gli altri senza immediato ritorno, ma “a buon rendere”.Il teatro di comunità fa toccare con mano che più una collettività ha capitale sociale e più è economicamente florida, meglio amministrata, sicura, sana e viva. Scopo del teatro sociale è creare ritualità civile, fare comunità, stimolare la partecipazione di tutti al bene di tutti. Alcuni paesi del mantovano hanno maturato, in questi anni, esperienze e saperi che potrebbero e dovrebbero essere estesi ad altre realtà del territorio. C’è un patrimonio di conoscenze, di saperi, di pratiche, di persone, di legami, di idee, di arti che è forse il caso di non perdere né disperdere. È un patrimonio anzi da utilizzare e da incrementare. Come? Innanzitutto tornando a fare societas, tornando ad essere soci.L’attuale questione sociale sta determinando un notevole cambiamento di prospettiva nelle politiche sociali perché le due vie maestre finora utilizzate, per quanto ottime e necessarie, si sono rivelate insufficienti. I diritti di cittadinanza infatti e l’erogazione di servizi (salute, lavoro, famiglia, etc.) non riescono a generare coesione, comprensione, armonia, rispetto, relazioni positive etc. nei cittadini. Il processo discendente o verticale degli interventi pubblici è poco incisivo o addirittura fonte di conflitto se non si promuove anche – e soprattutto – il processo orizzontale di incontro, legame, conoscenza, aiuto, scambio, partecipazione dei cittadini negli spazi, nei tempi del vissuto quotidiano, se non si incrementa il capitale sociale, se non si mette in piedi una liturgia di convivenza civile, un progetto di costruzione e ricostruzione del tessuto sociale.Nessuna integrazione è possibile senza il protagonismo dei cittadini e delle associazioni. E come è possibile una coesione se tutti gli attori non hanno un campo di intesa tra loro? Come è possibile una reale integrazione se non si passa ai fatti, alle azioni che costruiscono relazioni, e più ancora a fare comunità e più ancora a decidere sul bene comune? Perché la partecipazione culturale è separata dalla partecipazione sociale ed entrambe da quella territoriale? E quale politica è vera partecipazione se non è fatta da tutti, dalla nonna al bambino, dallo straniero allo strapaesano?Nelle pagine che seguono si troveranno molte risposte a queste domande. Le esperienze di teatro sociale e di comunità del mantovano, in questa prospettiva, appaiono non solo modello di integrazione sociale e di mirabile intesa tra ente pubblico, privati, cittadini e associazioni, ma l’annuncio di una nuova politica.Claudio Bernardi, Alice Chignola, Laura Aimo