Ermanno Bencivenga eBooks

eBooks di Ermanno Bencivenga con argomento Male

Ermanno Bencivenga (Reggio Calabria, 1950), filosofo e saggista di fama internazionale, è Distinguished Professor di Filosofia e Scienze umane presso l’Università della California. Ha fondato e diretto la rivista internazionale di filosofia “Topoi”. Collabora al quotidiano “La Verità”. Tra le sue ultime pubblicazioni: La stupidità del male. Storie di uomini molto cattivi (Feltrinelli 2019), L’arte della guerra per cavarsela nella vita (Bur 2019), 100 idee di cui non sapevi di aver bisogno (Bur 2020), Critica della ragione digitale (Feltrinelli 2020), Nel nome del padre e del figlio (Hoepli 2020) e Il teatro dell’essere (Hoepli 2021).
EBOOK   9788858834732

La stupidità del male: Storie di uomini molto cattivi. E-book. Formato EPUB Ermanno Bencivenga   -  Feltrinelli Editore, 2019  - 

Quando Hannah Arendt presentò “La banalità del male” fu vivacemente contestata e, soprattutto, gravemente fraintesa. Secondo Ermanno Bencivenga, la meditazione sul male oggi è attualissima: “Riflettiamo su quanto ogni giorno ciascuno di noi sia tentato dalla stupidità, dal rifiuto di pensare, dall’immersione senza riserve in un atteggiamento strumentale, empirico, e nel male che ne è la più ovvia, regolare conseguenza. O meglio, non limitiamoci a riflettere, ma proviamo ad agire le nostre riflessioni: a praticare il pensiero, il ragionamento corretto, il giudizio e anche la virtù e il bene per dimostrare nei fatti ciò di cui il Filosofo ci ha ammonito: è abile chi sa adattare i mezzi ai fini, ma è saggio solo chi, ragionando, sa scegliere i fini giusti”. Il male non ha dignità intellettuale. Non ci sono teorie del male che siano paragonabili, per complessità, spessore e ricchezza di dettagli, alle teorie del bene. Non c’è una logica del male che determini fra eventi e atti malvagi relazioni e legami cogenti e persuasivi come quelli determinati dalle logiche del bene e dell’accadere. Come spiega Bencivenga, il male è stupido. O banale, per usare l’espressione di Arendt: chi voglia dar conto di un suo atto malvagio lo farà usando frasi tautologiche, opache, prive di contenuto e digiune d’informazioni, inette a crescere e svilupparsi in un senso qualsiasi. E la “teoria” del male diventa immediatamente parassitaria di una teoria dell’accadere (che spieghi che cosa serve, che cosa piace o di che cosa non si può fare a meno) o di una teoria del bene (che spieghi che cosa è male). Mentre l’agente malefico riceve la medesima statura intellettuale di un rubinetto che perde o di un bambino che fa i dispetti.

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