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eBooks di Giorgio con argomento Sport
Vuoto a vincereCabrini, Panatta, Chechi e altri campioni dello sport raccontano la paura dopo il successo. E-book. Formato EPUB Giorgio Burreddu - Absolutely Free, 2015 -
«Se le immagini non fossero prese da dietro vedreste la mia espressione che cambia. Una frazione di secondo, forse meno. Ero dieci metri dopo il traguardo, avevo raggiunto il successo più alto che un atleta possa ottenere, ma la mia faccia diceva un’altra cosa. Mi chiedevo: adesso, e adesso che cosa faccio?». Così Gabriella Dorio, medaglia d'oro nei 1.500 metri piani a Los Angeles 1984. Al termine di un lungo percorso c'è sempre un punto di rottura, un attimo in cui la nostra coscienza fa i conti con tutto ciò che ci siamo lasciati alle spalle, con tutto quello che negli anni abbiamo messo da parte in nome di un unico traguardo, sacrificando molto, se non tutto, a un ideale. Ecco perché nel momento in cui puoi toccare la gloria, e riesci finalmente a stringerla fra le mani, non è strano avvertire un senso di malinconia, una specie di vuoto. Mentre sei lassù e ti senti invincibile, di colpo capisci che durerà pochissimo, anzi, forse è già finito. Lo sport, che è vita amplificata e accelerata, ci aiuta a comprendere meglio questo momento di fragilità assoluta. Qual è il costo da pagare per raggiungere il successo? Una vittoria può valere l'immortalità, già, ma a che prezzo? Gli autori entrano nelle pieghe di questo universo. Un'indagine con dieci simboli dello sport italiano: Gabriella Dorio, Antonio Rossi, Jury Chechi, Andrea Lucchetta, Antonio Cabrini, Nino Benvenuti, Alessandra Sensini, Giovanna Trillini, Domenico Fioravanti e Adriano Panatta. In questo libro troverete alcuni tra i più grandi campioni dello sport azzurro e i loro demoni. I loro vuoti. Quelli che, senza saperlo, li hanno condotti al successo.
Vuoto a vincereCabrini, Panatta, Chechi e altri campioni dello sport raccontano la paura dopo il successo. E-book. Formato Mobipocket Giorgio Burreddu - Absolutely Free, 2015 -
«Se le immagini non fossero prese da dietro vedreste la mia espressione che cambia. Una frazione di secondo, forse meno. Ero dieci metri dopo il traguardo, avevo raggiunto il successo più alto che un atleta possa ottenere, ma la mia faccia diceva un’altra cosa. Mi chiedevo: adesso, e adesso che cosa faccio?». Così Gabriella Dorio, medaglia d'oro nei 1.500 metri piani a Los Angeles 1984. Al termine di un lungo percorso c'è sempre un punto di rottura, un attimo in cui la nostra coscienza fa i conti con tutto ciò che ci siamo lasciati alle spalle, con tutto quello che negli anni abbiamo messo da parte in nome di un unico traguardo, sacrificando molto, se non tutto, a un ideale. Ecco perché nel momento in cui puoi toccare la gloria, e riesci finalmente a stringerla fra le mani, non è strano avvertire un senso di malinconia, una specie di vuoto. Mentre sei lassù e ti senti invincibile, di colpo capisci che durerà pochissimo, anzi, forse è già finito. Lo sport, che è vita amplificata e accelerata, ci aiuta a comprendere meglio questo momento di fragilità assoluta. Qual è il costo da pagare per raggiungere il successo? Una vittoria può valere l'immortalità, già, ma a che prezzo? Gli autori entrano nelle pieghe di questo universo. Un'indagine con dieci simboli dello sport italiano: Gabriella Dorio, Antonio Rossi, Jury Chechi, Andrea Lucchetta, Antonio Cabrini, Nino Benvenuti, Alessandra Sensini, Giovanna Trillini, Domenico Fioravanti e Adriano Panatta. In questo libro troverete alcuni tra i più grandi campioni dello sport azzurro e i loro demoni. I loro vuoti. Quelli che, senza saperlo, li hanno condotti al successo.
Bisogna saper perdere: Le dieci più incredibili, epiche e devastanti sconfitte nella storia dello sport. E-book. Formato EPUB Giorgio Barbareschi - Ultra, 2020 -
Perché nessuno si sognerebbe mai di disprezzare il secondo uomo più ricco del mondo e la seconda donna più bella del mondo, mentre è così facile definire beffardamente “il primo degli ultimi” chi arriva secondo in un campionato, una corsa o una qualsiasi sfida sportiva? Nel mondo dello sport perdere è visto troppo spesso come qualcosa di cui vergognarsi, dimenticando che vittoria e sconfitta costituiscono due lati della stessa medaglia. Lo sport va affrontato con l’obiettivo di primeggiare, ma questo non significa che i vinti debbano essere considerati dei perdenti. Anche perché le sconfitte non sono tutte uguali. C’è chi ha vinto quasi tutto ma ha mancato proprio l’appuntamento più importante (l’Italia della pallavolo) e chi invece ha perso praticamente sempre (il ciclista Raymond Poulidor). C’è chi ha collezionato una serie di rovinose cadute ma non ha smesso di rialzarsi (i Buffalo Bills del football americano) e chi dopo quasi quarant’anni ancora non riesce ad accettare il risultato del campo (gli Stati Uniti del basket). C’è chi ha vinto tanto, ma viene comunque ricordata come perdente (la tennista Jana Novotna) e chi ha preferito la sportività alla vittoria (il saltatore Luz Long). C’è chi è stato dominato dalla paura nel momento decisivo (il golfista Jean Van de Velde) e chi ha perso per la propria arroganza (il pugile Mike Tyson). Infine, c’è chi ha dovuto subire il lato malato dello sport (il tifoso di baseball Steve Bartman) e chi invece attraverso una partita ha scoperto un mondo diverso (la Nazionale di calcio del Montserrat). Le sconfitte sul campo rappresentano i fallimenti che incontriamo nella vita di tutti i giorni, ma i risultati negativi non sono lo specchio di ciò che siamo come persone. Piuttosto lo è il modo in cui reagiamo a essi: se arrendendoci alla prima difficoltà oppure rialzandoci e riprovando a vincere con ancor maggiore determinazione.