Lorenzo Tinti eBooks
eBooks di Lorenzo Tinti
Leopardi: Necessità del dolore e ribellione del canto. E-book. Formato PDF Lorenzo Tinti - Liguori Editore, 2011 -
Giacomo Leopardi nacque nel 1798 a Recanati, figlio primogenito di due rappresentanti della piccola nobiltà terriera legata allo Stato della Chiesa. Già nella sua origine “provinciale” si sarebbe potuto leggere un destino di emarginazione rispetto alle mode culturali del tempo; tuttavia la sua inesausta sete di verità e la sua orgogliosa consapevolezza ne fecero «una di quelle voci eterne che segnano a grandi intervalli la storia del mondo» (De Sanctis). A partire dal 1819 (conversione dal «bello al vero») egli si impegnò in uno studio approfondito della filosofia dei secoli precedenti e, in particolar modo, di quella settecentesca. La sua produzione letteraria, da quel momento, divenne scrittura sentimentale (nel senso schilleriano), ovvero una scrittura di riflessione: effetto e allo stesso tempo stimolo di un “sistema” di pensiero costantemente in movimento verso esiti teorici sempre più coerenti, per quanto dolorosi, e sempre più rispettosi del più intimo nucleo spirituale dell’autore. Dalle prime Canzoni civili alla musicalità rarefatta ed evocativa dei Piccoli idilli, dalla prosa filosofica delle Operette morali al “risorgimento” dei Canti pisano-recanatesi, dai testi perentori del Ciclo d’Aspasia alla Ginestra, Leopardi consegnò all’umanità un fiero ed indomito testamento intellettuale, approntando una lezione assoluta, titanica, tra le più intense e sconvolgenti del Romanticismo italiano ed europeo.
Giovanni Verga: La rivoluzione regressiva. E-book. Formato PDF Lorenzo Tinti - Liguori Editore, 2013 -
Nel corso degli anni molti hanno cercato d’impadronirsi dell’opera di Verga, proiettandovi i propri ideali estetici e politici. C’è stato così un Verga repubblicano, un Verga socialista e progressivo, perfino un Verga reazionario e protofascista. Non v’è dubbio che un prorompente bisogno di affermazione abbia indotto il narratore catanese ad accogliere via via le sollecitazioni culturali emergenti; nondimeno, così come non presunse mai di estendere ai fini della letteratura quelli delle scienze esatte, egli neppure patrocinò la causa di una particolare classe sociale. Verga rimase convinto che l’arte non possa collaborare al progresso civile, sia perché ogni progresso civile è in realtà semplicemente illusorio, sia perché all’arte compete semmai l’indagine dei princìpi universali cui necessariamente l’essere umano soggiace. In questo senso non esiste nemmeno nel Verga verista alcuna inclinazione al populismo: il popolo configura giusto un momento, il primo, di un progetto più vasto che avrebbe dovuto ricercare la legge dell’egoismo in ogni categoria sociale. Tale distacco dalla materia trattata rappresenta il fondamento del realismo verghiano: eppure proprio questo distacco, paradossalmente, «porta lo scrittore siciliano alla rappresentazione più convincente, che del mondo popolare sia stata data in Italia durante tutto l’Ottocento» (A. Asor Rosa).