Libri sulle carceri
Saggi, manuali giuridici e reportage sul sistema penitenziario italiano
Recuperando - Per una giustizia ripartiva. E-book. Formato EPUB Massimiliano Compagnone - Booksprint, 2020 -
Il saggio vuol trattare in maniera ampia e articolata il tema della pena e della carcerazione, partendo da ciò che storicamente era considerato “giusto” poter fare contro qualcuno che avesse commesso atti contro il sentire e vivere comune della società, fino ad arrivare ai giorni attuali con la possibilità di poter usufruire di pene alternative alla detenzione. La detenzione ha vissuto varie fasi storiche e ideologiche, che l’hanno vista coincidere in alcuni periodi con la privazione della libertà in attesa della pena che sarebbe stata inflitta di seguito dal “signore” che in quel momento deteneva il potere, fino ad arrivare a oggi che la detenzione è usata come privazione della libertà a uso punitivo. In un contesto che si basa sull’attuare un’istituzionalizzazione totale della persona per arrivare alla depersonalizzazione della stessa, si annida il più delle volte il seme di patologie psichiche e fisiche che niente hanno a che fare con il recupero e la rieducazione del soggetto che dovrebbe essere aiutato a reinserirsi nella società da “uomo nuovo”. Il carcere così diviene, il più delle volte, una vera scuola di malavita dove chi è più avanti “nell’arte criminale” insegna a chi è meno esperto. In un contesto che fonda la detenzione sulla repressione e le fobie, nasce in Brasile il metodo APAC, primo modello di carcerazione che non si avvale delle guardie, ma totalmente gestito dai detenuti in questo contesto chiamati “recuperandi”, il metodo è trasportato in Italia dalla Comunità Papa Giovanni XXIII con il nome di CEC; Comunità Educante con i Carcerati. I metodi si fondano sul principio di base che “l’uomo non è il suo errore” e che “recuperando” aiuta “recuperando” all’educazione vicendevole, così da poter far uscire alla luce quelle parti rimaste nell’ombra di questi uomini e donne in modo che essi non saranno più “pietre scartate dai costruttori”, ma bensì “pietre angolari”.
La pena di morte italiana. E-book. Formato EPUB Samanta Di Persio - Rizzoli, 2011 -
Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi sono morti in circostanze oscure dopo l'arresto da parte delle forze dell'ordine. Casi ormai emblematici che grazie allo sforzo delle famiglie sono arrivati in tribunale. Ma per poche storie che hanno conquistato le prime pagine dei quotidiani, ce ne sono molte altre che l'opinione pubblica ha dimenticato o ignorato. Come quella di Niki Aprile Gatti, arrestato per una frode informatica in cui è coinvolta la società dove lavora. Unico tra i 18 accusati, accetta di collaborare, e cinque giorni dopo viene trovato impiccato in prigione. Come può un laccio da scarpe aver retto il peso di un ragazzo di 92 chili? E Fabio Benini, morto a trent'anni di infarto alle Vallette di Torino: soffriva di anoressia, aveva perso 50 chili e collassava due volte al giorno, perché nessuno ha saputo intervenire? Non bastano il sovraffollamento e l'inadeguata assistenza psicologica e sanitaria a spiegare queste storie: spesso sono proprio le forze dell'ordine a macchiarsi di omissione di soccorso, abusi e violenze contro i detenuti che dovrebbero proteggere e rieducare. Crimini che restano quasi sempre impuniti, grazie a una rete di silenzi e depistaggi in cui la giustizia sembra incapace di fare chiarezza. In questo crudo racconto di troppe morti sospette, Samanta Di Persio ricostruisce, attraverso verbali e testimonianze dei famigliari, gli episodi più inquietanti, fa il punto sulle indagini in corso e denuncia il silenzio delle istituzioni. Perché l'Italia per legge non ammette la pena di morte e la tortura, ma forse le tollera quando avvengono dietro le sbarre.
La pena di morte italiana. E-book. Formato PDF Samanta Di Persio - Rizzoli, 2011 -
Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi sono morti in circostanze oscure dopo l'arresto da parte delle forze dell'ordine. Casi ormai emblematici che grazie allo sforzo delle famiglie sono arrivati in tribunale. Ma per poche storie che hanno conquistato le prime pagine dei quotidiani, ce ne sono molte altre che l'opinione pubblica ha dimenticato o ignorato. Come quella di Niki Aprile Gatti, arrestato per una frode informatica in cui è coinvolta la società dove lavora. Unico tra i 18 accusati, accetta di collaborare, e cinque giorni dopo viene trovato impiccato in prigione. Come può un laccio da scarpe aver retto il peso di un ragazzo di 92 chili? E Fabio Benini, morto a trent'anni di infarto alle Vallette di Torino: soffriva di anoressia, aveva perso 50 chili e collassava due volte al giorno, perché nessuno ha saputo intervenire? Non bastano il sovraffollamento e l'inadeguata assistenza psicologica e sanitaria a spiegare queste storie: spesso sono proprio le forze dell'ordine a macchiarsi di omissione di soccorso, abusi e violenze contro i detenuti che dovrebbero proteggere e rieducare. Crimini che restano quasi sempre impuniti, grazie a una rete di silenzi e depistaggi in cui la giustizia sembra incapace di fare chiarezza. In questo crudo racconto di troppe morti sospette, Samanta Di Persio ricostruisce, attraverso verbali e testimonianze dei famigliari, gli episodi più inquietanti, fa il punto sulle indagini in corso e denuncia il silenzio delle istituzioni. Perché l'Italia per legge non ammette la pena di morte e la tortura, ma forse le tollera quando avvengono dietro le sbarre.