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eBooks di Gio editi da Adelphi con argomento Italia

EBOOK   9788845975363

La favola pitagorica. Luoghi italiani. E-book. Formato EPUB Giorgio Manganelli   -  Adelphi, 2014  - 

Difficile, per un viaggiatore come Manganelli, irrimediabilmente diffidente nei confronti di monumenti, musei («Un museo nasconde una macchinazione, una prepotenza, una frode») e città ‘belle’, e attratto piuttosto dai mondi periferici, dalle forme «distratte o schive», dall’immagine che «partecipa dell’errore», fare i conti con l’Italia. E tanto più con una «cooperativa di capolavori» come Firenze, in apparenza atemporale, depotenziata, esorcizzata, non più leggibile come allegoria del mondo. Vincendo tenaci resistenze, Manganelli ha finito per affrontare Firenze nel 1982. E i reportages frutto di quel viaggio sono un ammaliante Baedeker, di cui non potrà fare a meno chiunque abbia deciso di rinnovare quell’esperimento e affrontare a sua volta la più intima e straniera delle città italiane. Perché grazie a Manganelli non vedrà i monumenti di Firenze, ma li leggerà, decifrerà l’occulta rete di rimandi che li lega, ricomporrà un misterioso disegno. E scoprirà che tali monumenti sono i contendenti di una arcana «rissa geometrica», in cui ad esempio il Battistero, edificio-diamante narcissico, irrelato e inamabile, si contrappone minacciosamente all’architettura d’aria e di danza di Santa Maria del Fiore, San Lorenzo e Santa Croce. Ma Firenze è solo uno dei nuclei di questo viaggio, che tocca, oltre alla Toscana, l’Emilia, le Marche e il Sud, in particolare l’Abruzzo, «grande produttore di silenzio», dove – ci rivela Manganelli – i monumenti stanno incastonati come gigantesche pietre di un torrente ormai asciutto e immobile, e il Parco Nazionale è un témenos, documento di una vita perduta, appartata e scostante.

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EBOOK   9788845974885

Mammifero italiano. E-book. Formato EPUB Giorgio Manganelli   -  Adelphi, 2014  - 

L’aborto, l’amor di patria e Carosello, le raccomandazioni, le tasse e il caso Tortora: su temi come questi Manganelli è intervenuto, nel corso degli anni Settanta e Ottanta, usando un’arma che gli era massimamente congeniale – il corsivo fulminante – e sempre mandando gambe all’aria moralismi e cliché. E da quei corsivi sbiechi e solitari emerge un ritratto dell’Italia che oggi più che mai lascia ammirati e scossi. Manganelli demolisce infatti i sacri valori italici: la famiglia, anzitutto, produttrice indefessa di psicopatologie varie, anche criminali; e la Patria, che in effetti è arduo amare in toto, incluse «la periferia nord di Foggia, le latrine di tutti indistintamente i ristoranti e le tavole calde dell’autostrada». Il nostro Paese è in fondo una madre avara e insieme indulgente, che «non dà il dovuto ma si lascia insolentire», garantendo così «una lamentosa e innocua esistenza». Non c’è dunque da stupirsi che gli italiani siano cittadini mediocri, afflitti da un’endemica cattiva coscienza – e «il fatto di non essere in galera è semplicemente un segno che da noi lo Stato non funziona». Osservatore implacabile ma partecipe, Manganelli ci racconta e si racconta, e ogni piega del suo discorso cela una gemma di comicità: come quando invita il presidente Pertini, la cui popolarità minaccia le istituzioni, a farsi assegnare il diritto di imporre «un qualsivoglia numero di rigori ad una qualunque squadra di calcio, anche a partita finita, con un semplice colpo di telefono».

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