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eBooks di Gio editi da Ultra con argomento Sport

EBOOK   9788892781962

Dinastie: Le franchige che hanno fatto la storia dello sport americano. E-book. Formato EPUB Giorgio Brabareschi   -  Ultra, 2022  - 

Negli ultimi decenni lo sport americano è entrato a far parte a pieno titolo della nostra cultura. Grazie alla tv satellitare, al web e a una globalizzazione che ha portato le storie degli atleti delle leghe professionistiche a stelle e strisce in ogni angolo del pianeta, non c’è persona che non abbia sentito parlare almeno una volta dei Los Angeles Lakers, dei Dallas Cowboys o dei New York Yankees. Ma quanti in Italia possono dire di conoscere davvero le storie che si celano dietro alle più importanti dinastie dello sport USA, le genesi delle squadre leggendarie che sono riuscite a imporsi per lunghi periodi, condizionando gli stili di gioco, le mode, le stesse regole del gioco e la reputazione delle rispettive città? Qual è il segreto del loro successo, il filo conduttore che unisce Michael Jordan a Tom Brady, Babe Ruth a Wayne Gretzky, personaggi apparentemente così distanti nel tempo e dalle personalità così diverse? Come si costruisce una cultura vincente in un contesto caratterizzato da una competitività sfrenata, profondamente tipica del modo di vivere americano? Molte spiegazioni si possono trovare nei capitoli di questo libro, uno per ciascuna delle franchigie più vincenti dei quattro principali sport professionistici americani: basket, football, baseball e hockey. Nato dalla lunga esperienza di Play.it USA, il più longevo sito italiano dedicato allo sport stelle e strisce, Dinastie è il punto di arrivo di vent’anni di scrittura, riflessioni, discussioni ed emozioni legate al mondo dello sport e della cultura statunitense, con le sue evoluzioni, le sue contraddizioni, i suoi straordinari miti.

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EBOOK   9788892781887

Calcio di stato: Il mondiale in Quatar e non solo: come lo sportwashing sta cambiando la geopolitica del pallone. E-book. Formato EPUB Giorgio Coluccia   -  Ultra, 2022  - 

Sportwashing. Dai primi mesi del 2015 questa parola inizia a comparire sui giornali britannici e americani. Viene usata per indicare un fenomeno in espansione: sfruttare lo sport per ripulire l’immagine e la reputazione di un Paese agli occhi del mondo. A coniarla è un gruppo di attivisti per i diritti umani, in occasione degli European Games in Azerbaigian. Già da anni questa tendenza aveva preso piede anche altrove, in particolar modo nel Golfo Persico, come strategico esercizio di soft power. L’esempio più eclatante è rappresentato da Qatar 2022, il primo Mondiale invernale, organizzato dall’emirato nel raggio di settanta chilometri, tra stadi avveniristici e aride dune del deserto. Al termine di un controverso processo di assegnazione e di un decennio caratterizzato dalle migliaia di morti sul lavoro nella costruzione degli impianti, si celebrerà l’evento più atteso da una nazione che nel frattempo, a Parigi, ha dato vita alla squadra dei sogni a suon di acquisti milionari. Il PSG qatariota è la risposta al Manchester City e all’opulenza calcistica degli Emirati Arabi, un testa a testa osservato dall’Arabia Saudita di Mohammed bin Salman con l’ambizione di colmare il divario rispetto ai rivali regionali e seguendo lo stesso spartito: grandi eventi, academy in patria e acquisizioni di società sportive in Europa, come accaduto con il Newcastle. In questo scenario cangiante una cosa è certa: il calcio e tutto il mondo dello sport stanno virando verso un nuovo epicentro, tra sconfinate risorse economiche e delicati equilibri geopolitici.

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EBOOK   9788892780156

Bisogna saper perdere: Le dieci più incredibili, epiche e devastanti sconfitte nella storia dello sport. E-book. Formato EPUB Giorgio Barbareschi   -  Ultra, 2020  - 

Perché nessuno si sognerebbe mai di disprezzare il secondo uomo più ricco del mondo e la seconda donna più bella del mondo, mentre è così facile definire beffardamente “il primo degli ultimi” chi arriva secondo in un campionato, una corsa o una qualsiasi sfida sportiva? Nel mondo dello sport perdere è visto troppo spesso come qualcosa di cui vergognarsi, dimenticando che vittoria e sconfitta costituiscono due lati della stessa medaglia. Lo sport va affrontato con l’obiettivo di primeggiare, ma questo non significa che i vinti debbano essere considerati dei perdenti. Anche perché le sconfitte non sono tutte uguali. C’è chi ha vinto quasi tutto ma ha mancato proprio l’appuntamento più importante (l’Italia della pallavolo) e chi invece ha perso praticamente sempre (il ciclista Raymond Poulidor). C’è chi ha collezionato una serie di rovinose cadute ma non ha smesso di rialzarsi (i Buffalo Bills del football americano) e chi dopo quasi quarant’anni ancora non riesce ad accettare il risultato del campo (gli Stati Uniti del basket). C’è chi ha vinto tanto, ma viene comunque ricordata come perdente (la tennista Jana Novotna) e chi ha preferito la sportività alla vittoria (il saltatore Luz Long). C’è chi è stato dominato dalla paura nel momento decisivo (il golfista Jean Van de Velde) e chi ha perso per la propria arroganza (il pugile Mike Tyson). Infine, c’è chi ha dovuto subire il lato malato dello sport (il tifoso di baseball Steve Bartman) e chi invece attraverso una partita ha scoperto un mondo diverso (la Nazionale di calcio del Montserrat). Le sconfitte sul campo rappresentano i fallimenti che incontriamo nella vita di tutti i giorni, ma i risultati negativi non sono lo specchio di ciò che siamo come persone. Piuttosto lo è il modo in cui reagiamo a essi: se arrendendoci alla prima difficoltà oppure rialzandoci e riprovando a vincere con ancor maggiore determinazione.

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