Federico Bardanzellu eBooks
eBooks di Federico Bardanzellu editi da Cavinato Editore di Formato Mobipocket
L'isola di Circe. E-book. Formato Mobipocket Federico Bardanzellu - Cavinato Editore, 2016 -
Il Monte Circeo è sede della più antica leggenda del nostro paese: il mito di Circe e il suo incontro con l’omerico Ulisse. Potrebbe benissimo essere considerato “l’Olimpo d’Italia”, senza che nessuno abbia qualcosa da obiettare. La tesi comunemente accettata che “ogni leggenda ha un fondo di verità”, tuttavia, è difficile da far trangugiare agli addetti ai lavori. Ancor più difficile è individuarne i contenuti. Sin da ragazzo, l’autore si è chiesto quale fosse il fondo di verità nascosto nella leggenda omerica. Raccogliendo i dati e gli elementi scientifici più disparati, procedendo come in una investigazione, è riuscito a comporre un quadro storico, archeologico e scientifico coerente con il contesto poetico dell’Odissea. Ne è risultata una vicenda lunga secoli e secoli, avvincente come un romanzo.
Magni bene e spenni poco. E-book. Formato Mobipocket Federico Bardanzellu - Cavinato Editore, 2016 -
Il luogo comune che nei ristoranti romani si mangi male, lascia il tempo che trova. Probabilmente ciò è dovuto al giudizio soggettivo che molta stampa ha della cucina tradizionale romana. Fortunatamente ai romani e ai ristoratori locali tale giudizio entra da un orecchio ed esce dall’altro. E’ certo infatti che agli eredi di Romolo è sempre piaciuto mangiar bene e ciò è una garanzia. Nel XXI secolo, la globalizzazione ha integrato la cucina locale con menu di scuole differenti, provenienti da tutte le regioni d’Italia e dal resto del Mondo; quindi, ce n’è per tutti i gusti. Nella presente guida, l’autore ha compilato, dopo una quarantennale esperienza diretta, 391 schede di altrettanti esercizi gastronomici della capitale, descrivendone i menu, le particolarità e attribuendo ad ognuno un voto prezzo e un voto qualità. Lo scopo è quello di dimostrare che nella Capitale si può non solo mangiar bene ma anche a buon mercato. Se ci sia riuscito o meno, ai lettori – o meglio – ai commensali l’ardua sentenza. Secondo l’autore, la regola principale è quella di affidarsi alla “saggezza della folla”: alla larga dai locali vuoti o semivuoti. La preferenza va data a quelli affollati, anche restando qualche minuto in attesa o magari prenotando in anticipo, perché il loro affollamento è sicuramente dovuto all’ottimo rapporto qualità/prezzo.Roma è sempre stata la somma di insediamenti e di esperienze diverse che hanno contribuito alla formazione di variegate atmosfere, culturali ma anche gastronomiche, che si trascinano tuttora. Da secoli non c’è più un solo “centro storico”, con la sua piazza principale (quello che un tempo era il Foro) ma, dal secondo dopoguerra, vi sono anche tante periferie, con la loro storia e le loro culture. Non si è potuto rinunciare, perciò, alla differenziazione degli esercizi in base alla loro localizzazione, anche perché, data l’estensione ormai raggiunta dall’abitato, la domanda: “cosa vogliamo mangiare?” oggi, è preceduta da quella, forse più appropriata: “dove si va a mangiare?” Talvolta le zone sono state accoppiate, per comodità di lettura, specificando – se necessario – la loro differenzazione socio-culturale. Dovendo riassumere in un’unica cifra le caratteristiche principali dei locali e, onde evitare l’influenza delle impressioni soggettive, l’autore ha individuato parametri standard, al fine di ottenere il risultato il più possibile vicino alla realtà, per l’espressione dei voti, riguardanti sia il prezzo che la qualità dei locali.Il lettore di questa guida, infine, tenga presente che le bellezze di Roma si apprezzano meglio seduti a una buona tavola; in particolare, se si ha la fortuna di trovare un tavolino all’esterno. Soprattutto, l’autore è assolutamente convinto che in nessun altro luogo come nelle trattorie si può conoscere la straordinaria vitalità del popolo romano.
Passeggiate nel Lazio. E-book. Formato Mobipocket Federico Bardanzellu - Cavinato Editore, 2016 -
La redazione di queste brevi “passeggiate” ha degli ispiratori. Il primo è un viaggiatore tedesco dell’ottocento: Ferdinand Gregorovius; innamorato dell’Italia, e di Roma in particolare, questo scrittore di origine polacca, dopo aver pazientemente redatto una monumentale “Storia di Roma del medio evo”, si dedicò a visitare i luoghi del Lazio più celebrati dagli antichi autori. Si avviava per strade apparentemente deserte, ma tremendamente pericolose, a cavallo o a dorso di mulo, svegliandosi in piena notte per evitare le ore più calde del giorno. Dalle sue note si evince una verità incontrovertibile: la storia e la geografia sono due facce dello stesso insieme; l’una lo rispecchia nel tempo e l’altra nello spazio. Chissà se anche Albert Einstein, nell’elaborazione della sua teoria della relatività, non si sia ispirato alle letture del Gregorovius, per affermare l’equazione spazio/tempo. L’altro ispiratore è il tuttologo Luciano Zeppegno; già plurivincitore del popolare quiz televisivo “Lascia o raddoppia?”, seppe mettere a profitto la sua erudizione e la sua popolarità, redigendo una serie numerosa di volumi sulle meraviglie dell’arte e i monumenti non solo di Roma e del Lazio, ma di tutta Italia. Il messaggio che scaturisce dalle sue letture non è meno importante: il particolare è più stupefacente dell’universale; i misteri e i segreti del microcosmo incuriosiscono più dell’immensità del macrocosmo. L’erudito lombardo, nelle sue opere, ha sempre privilegiato l’osservazione del capitello finemente lavorato piuttosto che la colonna di marmo che lo sorregge, il fine ricamo del rosone della facciata di una cattedrale, piuttosto che la magniloquenza dell’intero edificio. Forse inconsciamente, con tali ispiratori, nei primi anni ottanta, ho iniziato a occuparmi di turismo nel Lazio, conducendo e redigendo i testi della rubrica settimanale “Diario regionale”, nella TV privata “Tele Tevere”. Erano i tempi pionieristici dell’emittenza televisiva privata ed io pensavo di dedicarmi alla carriera giornalistica. Dopo di che, per quasi trent’anni, decisi di fare altre cose nella vita; ma non ho mai abbandonato le piacevoli gite domenicali fuor di porta. Un paio d’anni fa, invece, ho accettato di redigere quasi settimanalmente alcuni articoli turistici per la redazione laziale dell’Agenzia giornalistica DIRE. La rielaborazione dei testi di quei vecchi servizi per “Diario regionale” e la rubrica dell’Agenzia DIRE hanno costituito il nocciolo iniziale di queste brevi dissertazioni, integrate e ricondotte a una quindicina d’itinerari sulle vie consolari della nostra regione. La cosa più semplice è stata quella di individuare i luoghi magici da visitare: un numero veramente tale, nella regione Lazio, che – molto probabilmente – sceglierne “solo” 101 è stato riduttivo.