Luigi Antonio Pezone eBooks
eBooks di Luigi Antonio Pezone di Formato Pdf
Crescere esportando l’industria italiana o europea nel mondo. E-book. Formato PDF Luigi Antonio Pezone - Youcanprint, 2013 -
Questo libro è una seconda appendice del libro più voluminoso dal titolo “La chiusura del ciclo del carbonio antropico”. L’Italia non è pronta per essere salvata, ma l’industria Italiana potrebbe salvare il mondo, facendo profitti, creando lavoro; riservando a una fase successiva l’intervento in patria. Dovrebbe esportare nel mondo “la Filiera dell’Energia Protettiva dell’Ambiente”. Il Mondo, non la classe dirigente che lo governa, sta aspettando queste invenzioni basate su tecnologie già acquisite, nuove integrazioni e soprattutto, sinergie tra settori industriali che oggi non collaborano tra loro. L’autore addebita gli attuali mali della società moderna alle applicazioni sbagliate delle scienze e delle tecnologie, nei centri urbani, stabilimenti industriali, centrali termoelettriche, depuratori, digestori, inceneritori. Almeno, questi insediamenti dovrebbero essere progettati comprendendo “la chiusura del ciclo del carbonio antropico”, oppure, affiancati a infrastrutture che lo consentano; affinché nulla vada sprecato, nell’interesse dei rendimenti, dell’ambiente e dell’occupazione. La politica e l’economia dovrebbero poggiarsi su scelte tecniche globali, non anticiparle. Con le invenzioni italiane, relative alla “filiera dell’energia protettiva dell’ambiente” le città saranno progettate per catturare e neutralizzare lo Smog e il CO2. Le ciminiere industriali non espelleranno fumi, ma avranno una funzione di raffreddamento e depurazione. I fumi usciranno, raffreddati, da serre calcaree meccanizzate. Le tecnologie, industriali, ambientali, energetiche, cresciute separatamente, entreranno in una sequenza logica, oggi, inesistente. Non basta a salvare il mondo, l’energia pulita e nemmeno la riduzione del CO2. Servirà anche, e soprattutto, trasportare grandi quantità di carbonati verso i laghi e i mari per combattere l’acidificazione e lo scioglimento dei ghiacciai, le piogge acide; neutralizzare nitrati e pesticidi, produrre grandi quantità di compost per risanare i terreni agricoli; desalinizzare le acque costiere per usarle in agricoltura; prevenire disastri alluvionali e siccità liberando gli alvei e accumulando le acque in stagni biologici facoltativi verticali, che depurando l’acqua e l’aria contribuiranno a produrre energia pulita. Molti piccioni possono essere presi con una progettazione, al di sopra delle parti, che non può essere fraintesa, essendo riscontrabile da monitoraggi, analisi delle acque e dell’aria scaricate dagli impianti. Per le imprese italiane e europee, che ancora credono nel lavoro, delle costruzioni edili, delle tecnologie ambientali, della meccanica, dei trasporti interni, dell’automazione, la prima cosa da fare sarebbe quella di associarsi per estendere, all’estero, almeno gli ultimi quattro, dei dieci brevetti, che l’autore, presenta nel libro. Solo questi sono ancora estensibili. Per fortuna, sono quelli più importanti. Sono pochissimi, nel mondo, i brevetti che vale la pena di internazionalizzare. Questi sono tra quelli. C’è poco tempo per poterlo fare, ma l’autore e inventore non lo farà da solo, come non lo ha fatto per i precedenti, uccisi dai silenzi di una classe dirigente impreparata ad affrontate problemi tecnologici globali. Non toccava a lui porre le prime pietre, ma si è assunta la responsabilità di farlo, visto che, chi doveva, non solo non lo ha fatto, ma non ha voluto nemmeno raccogliere i frutti dall’albero. Ma occorre posare altre pietre su quelle poste. Non bastano le parole per riprendere a crescere. Se, in questo paese non interviene urgentemente qualcun altro, non importa, se addetto ai lavori o supplente, per internazionalizzare almeno i brevetti residui, l’Italia non crescerà in questi settori importantissimi, dove la prima pietra è fondamentale. Se non lo farà, dovrà combattere, con armi spuntate, una guerra persa in partenza sul manifatturiero. Quello che conta sono i fatti e se ne vedono pochi anche da parte di “Confindustria”. L’inventore, ancora una volta, si limiterà a pubblicare i propri progetti e aspettare che, almeno in Europa o in Paesi più lontani, li comprendano, spiacente che non siano serviti a far crescere l’Italia. Probabilmente, ritorneranno in Patria tra diversi anni e li pagheremo cari, come eravamo pronti a pagare il “nucleare francese”, se non ci avesse salvato lo tsunami giapponese. Nessuno si ricorderà che questi erano progetti italiani, e che potevamo essere noi gli esportatori. Nel Mondo, mancano all’appello del lavoro proprio le attività, dirette e indotte, legate alla chiusura del ciclo del carbonio antropico, che dovevano crescere parallelamente alla crescita dell’industria, dell’agricoltura e dei centri urbani. Queste opere, non possono svilupparsi senza il consenso dei tecnici governativi. Ma è altrettanto vero che questi tecnici non si formeranno con le prossime generazioni. Le università non insegnano né la depurazione globale, né l’energia che protegge l’ambiente. Gli italiani, per crescere, non possono aspettare tanto. Le imprese, che pure non vedono le sinergie possibili per colpa delle specializzazioni spinte in singole direzioni, se vogliono sopravvivere, in attesa di comprendere, devono associarsi e mettere le basi per esportare impianti globali all’estero, sperando di arrivare tra i primi, solo grazie alle invenzioni dell’autore. C’era tutto il tempo per comprenderle, essendo queste nate ON LINE, ma nessuno ha voluto farlo. Adesso è tempo di agire, almeno per fermare il tempo, azzerare il cronometro, ragionare, e chiedersi: In questo momento quali sono i brevetti internazionali italiani o europei migliori della filiera energetica, depurativa e protettiva dell’ambiente? Non è la prima, né l’ultima, che il lavoro italiano sia sottovalutato senza apportare vantaggi in patria, ma questa volta non possiamo permettercelo. Se ci sono, scendano in campo le riserve, prima che i titolari ci facciano perdere anche questa partita.
La chiusura del ciclo del carbonio antropico. E-book. Formato PDF Luigi Antonio Pezone - Youcanprint, 2013 -
LE POLITICHE DEPURATIVE SBAGLIATE HANNO FAVORITO IL RISCALDAMENTO DEL PIANETA Sarebbe molto meglio una politica ambientale comune realizzabile con LA DEPURAZIONE GLOBALE E L’ENERGIA PROTETTIVA DELL’AMBIENTE, che chiuderebbero il ciclo del carbonio antropico sulla terra, recuperando immense risorse, da sempre, sprecate. Questo libro dimostra che è possibile combattere il riscaldamento globale, risparmiando le risorse naturali, raddoppiando le potenzialità occupazionali del Pianeta per mezzo di opere pubbliche strutturali, paragonabili a fabbriche automatizzate. Queste saranno in grado di utilizzare combustibili fossili, rifiuti, biomasse terrestri e acquatiche per produrre energia pulita, depurando l’aria e alcalinizzando grandi portate di acqua che andranno verso il mare e i laghi. Anche la desalinizzazione delle acque nelle zone povere di acque dolci non sarà più un problema, utilizzando gli stessi impianti con una diversa gestione del ciclo delle acque circolanti. L’immensa quantità di compost prodotto da queste fabbriche dell’ambiente servirà a fertilizzare i tantissimi terreni aridi, in costante aumento. I grandi accumuli di acqua realizzabili in queste fabbriche verticali, in parallelo ai flussi naturali, costituiranno il miglior sistema di difesa attiva contro pericoli di alluvioni o siccità estive. Il libro è rivolto a chi vuole approfondire le conoscenze dei problemi ambientali, ma, soprattutto, vuole aggiornare i tecnici specializzati delle depurazioni e dell’energia, che in futuro, dovranno unirsi per realizzare impianti sinergici comuni. Le centrali termoelettriche e i depuratori attuali sono contro l’ambiente, l’economia e l’occupazione. Non mancano esempi di dimensionamento concreto dei futuri impianti, completi di disegni e schemi, riguardanti l’energia protettiva, la depurazione dell’aria nei centri urbani e la protezione dei corpi idrici. Non mancano, nemmeno, calcoli che dimostrano, in modo inequivocabile, che gli sprechi dovuti a tecniche depurative sbagliate o incomplete sono superiori agli sprechi dovuti a scelte politiche. Oggi, i politici che hanno colpe gravissime. Con ragione, sono ritenuti colpevoli anche della mancanza di lavoro ai giovani. Questo libro dimostra che, anche in questo caso, le colpe maggiori sono dei tecnici senza fantasia, ancora oggi, insensibili alle sinergie tecnologiche proposte in questo libro. I politici sono mal consigliati. Il problema del lavoro è risolvibile con l’industrializzazione della protezione dell’ambiente. Questa equivarrebbe a una seconda rivoluzione industriale in soccorso della prima. Le potenzialità occupazionali non saranno molto inferiori.
La società sostenibile industriale che verrà . E-book. Formato PDF Luigi Antonio Pezone - Youcanprint, 2013 -
Questo libro può essere considerato un’appendice di quello più voluminoso dal titolo “La Chiusura del ciclo del carbonio antropico” pubblicato dallo stesso autore e editore. E’ rivolto agli esclusi dal mondo dell’ambiente e dell’energia, essendo l’autore giunto alla conclusione che il settore industriale, per non pagare dazio, si sia autoescluso dai problemi ambientali. Questo ha determinato la nascita e lo sviluppo di tre settori e tre tecnologie separate. Da questa divisione nascono tutti gli attuali problemi ambientali economici e occupazionali mondiali, checché ne dicano i Guru della finanza, dell’ambiente, dell’energia e dell’industria, che non possono esprimere altro che una visioni parziali dei problemi, vedendoli da angolazioni diverse. Sarebbe stato molto diverso lo sviluppo delle attività umane se l’industria non si fosse disinteressata. Per le forze messe in campo è successo che l’industria è al passo con i tempi, mentre i settori ambientali ed energetici sono rimasti allo stato artigianale. Oggi l’industria si lamenta che i costi energetici sono alti, ma questi sono destinati ad aumentare per arginare i problemi ambientali. L’autore che è uno dei pochi che ha vissuto problemi di progettazioni impiantistiche industriali, energetiche, ambientali, ritiene che oggi non ci sia più spazio per i palliativi ambientali ed energetici che propongono gli attuali addetti ai lavori. L’industria deve recuperare il tempo perduto e industrializzare anche l’ambiente e l’energia, creando, impianti unici in grado di depurare l’ambiente producendo energia ed eliminando gli sprechi. La produzione dell’energia protettiva dell’ambiente comporterà la creazione di una filiera immensa che coinvolgerà tutte le attività umane. L’inquinamento catturato alla fonte sarà un’ottima fonte energetica. Per ragioni economiche, oltre che ambientali, non converrà disperdere l’inquinamento nell’ambiente. Per gli industriali intelligenti si prospettano buoni affari.