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eBooks editi da Adelphi con argomento Antologia
La mia filosofia. E-book. Formato EPUB Benedetto Croce - Adelphi, 2025 -
Nel 1945 un editore inglese propose a Benedetto Croce di comporre un’antologia della sua opera, includendovi testi per lui essenziali che potessero servire a introdurlo in una cultura che fino allora lo conosceva soprattutto per via indiretta. Fu questa, per Croce, una preziosa occasione per ripensarsi – e quasi osservarsi dall’esterno. Giunto «a quell’età in cui la vita trascorsa appare un passato che si abbraccia intero con lo sguardo» – con la malinconia che ciò porta con sé ma anche, aggiungeva, con l’«atroce tristezza» di un «tramonto contornato da stragi e distruzioni» –, Croce seppe mostrare in atto che cosa può essere una franca «critica di se stesso». L’antologia venne consegnata all’editore ma ebbe poi una storia travagliata e non apparve mai nella forma che l’autore aveva auspicato, sicché questa è la sua prima edizione. Volendo innanzitutto tracciare un profilo della «filosofia della libertà», Croce diede all’antologia un’impostazione etico-politica. Così, accanto a un testo celeberrimo e di grande altezza come «Perché non possiamo non dirci “cristiani”», troveremo qui parecchie note su temi generali, precedentemente apparse sulla «Critica», che oggi per molti lettori suoneranno nuove.
Soliloquio: e altre pagine autobiografiche. E-book. Formato EPUB Benedetto Croce - Adelphi, 2022 -
Alla propria «autobiografia mentale» Croce ha dedicato, oltre al «Contributo alla critica di me stesso», numerosi luoghi delle sue opere, della corrispondenza e, soprattutto, del diario che per oltre quarant’anni ha tenuto nell’austero intento di «invigilare» sé stesso. Ritagliando da queste fonti i passi più rivelatori, con una finezza pari alla sua competenza, Giuseppe Galasso ha costruito un’antologia capace di farci vivere «dall’interno» l’ininterrotto dialogo che Croce ha intrattenuto con sé stesso e di svelarci così le ragioni profonde di un’attività tanto prodigiosa. Un’attività che nasce da un’intima tendenza per la letteratura e per la storia e che, dopo avergli consentito di superare gli anni dolorosi e cupi successivi alla scomparsa dei genitori e della sorella nel terremoto del 1883, varca i confini dell’erudizione per poi aprirsi alla vita politica e sociale. Anche di questo ruolo centrale sulla scena pubblica cogliamo qui i risvolti più personali e segreti: dall’«amaro compiacimento» che gli deriva nel 1925 – dopo il rifiuto di sostituire Gentile come ministro dell’Istruzione – dal «sentirsi libero tra schiavi», al senso di liberazione «da un male che gravava sul centro dell’anima» suscitato dall’arresto di Mussolini, sino all’emblematica con fessione del 1951: «La morte ... non può fare altro che così interromperci, come noi non possiamo fare altro che lasciarci interrompere, perché in ozio stupido essa non ci può trovare».