Adelphi eBooks
eBooks editi da Adelphi con argomento Guerra Mondiale 1939
Uno scrittore in guerra. E-book. Formato EPUB Vasilij Grossman - Adelphi, 2020 -
«Chi scrive ha il dovere di raccontare una verità tremenda, e chi legge ha il dovere civile di conoscerla, questa verità»: attenendosi scrupolosamente a tale principio, a dispetto della censura e dei gravi rischi, Vasilij Grossman narrò in presa diretta le vicende del secondo conflitto mondiale sul fronte Est europeo. Era infatti inviato speciale di «Krasnaja zvezda» (Stella Rossa), il giornale dell'esercito sovietico che egli seguì per oltre mille giorni su quasi tutti i principali fronti di battaglia: l'Ucraina, la difesa di Mosca e l'assedio di Stalingrado, che fu il punto di svolta nelle sorti della guerra e diede origine a «Vita e destino». Benché fosse un tipico esponente dell'intelligencija moscovita, Grossman riuscì, grazie al suo coraggio e alla capacità di descrivere con singolare efficacia ed empatia la vita quotidiana dei combattenti, a conquistarsi la fiducia e l'ammirazione di chi lo leggeva, ufficiali e soldati da una parte, e dall'altra un vasto pubblico di cittadini e patrioti ansiosi di ricevere notizie autentiche, non contaminate dalla retorica ufficiale. Dei taccuini – di sorprendente qualità letteraria – che fornirono materia ai reportage di Grossman, e che escono ora per la prima volta dagli archivi russi, lo storico inglese Antony Beevor ci offre qui una vasta scelta, arricchita da articoli e lettere dello scrittore e da altre testimonianze coeve. E il commento, sapiente cornice, ci guida attraverso le tappe della Grande Guerra Patriottica, dallo shock dell'invasione tedesca del 1941 fino alla trionfale avanzata russa su Berlino, passando per l'epica battaglia di Kursk e l'atroce scoperta dei campi di sterminio di Treblinka e Majdanek.
La Brigata dei bastardi: La vera storia degli scienziati e delle spie che sabotarono la bomba atomica nazista. E-book. Formato EPUB Sam Kean - Adelphi, 2022 -
Solo in certe narrazioni ucronico-distopiche la seconda guerra mondiale viene vinta dalle forze dell’Asse. Ma forse, se la Germania e i suoi alleati fossero giunti a disporre della bomba atomica, l’esito sarebbe stato proprio questo. Non a caso, almeno sino a una certa fase del conflitto, gli Stati Uniti considerarono tale scenario tanto realistico da prestarvi un’attenzione quasi ossessiva, e si spinsero a indagare gli sviluppi del nucleare tedesco con una specifica missione, l’Operazione Alsos. Non meno decisiva che misconosciuta, quella missione viene ora raccontata da Sam Kean, che ne ricostruisce il contesto strategico e scientifico e, soprattutto, evoca con vividezza il team che la guidava: una «brigata» eterogenea e intraprendente composta da militari, scienziati geniali e professionisti vari convertiti in spie, il cui mandato – carpire informazioni e ostacolare i progressi dell’arma nucleare tedesca – non escludeva il ricorso a mezzi estremi, quali il sabotaggio e l’omicidio. Emerge così una galleria di figure memorabili, ognuna a suo modo eroica: dall’ex giocatore di baseball Moe Berg, poliglotta impiegato in alcune delle azioni più delicate, all’aviatore Joe Kennedy junior, fratello maggiore di John Fitzgerald; dal fisico olandese Samuel Goudsmit ai coniugi Irène e Frédéric Joliot-Curie, vincitori del Nobel nel 1935. Fra storia della fisica e «spy story», Kean ci offre così il suo libro più serrato e avvincente – al punto che, per lunghi tratti, rischiamo di dimenticare la drammatica realtà storica che contribuisce a decifrare.
Storia naturale della distruzione. E-book. Formato EPUB W.G. Sebald - Adelphi, 2014 -
Per molti anni, anzi quasi fino a oggi, vi è stato in Germania un argomento tabù per eccellenza: la distruzione senza precedenti causata nella seconda guerra mondiale da oltre un milione di tonnellate di bombe, che piovvero su centotrentuno città tedesche provocando seicentomila morti fra i civili e sette milioni di senzatetto. Poiché i tedeschi erano colpevoli e dovevano elaborare la loro colpa, ciò che un intero popolo aveva patito era destinato a passare sotto silenzio. Quando nel 1997 Sebald trattò questo tema in una serie di memorabili lezioni a Zurigo – ed erano lezioni, si badi bene, di poetica –, sapeva benissimo di toccare un nervo scoperto. E nessuno come lui si sarebbe rivelato capace di farlo. Nel dar voce a testimonianze oculari di implacabile precisione, Sebald ci conduce nell’epicentro del fuoco distruttivo che incenerì, ad esempio, Amburgo, mettendo a protocollo quell’orrore in gran parte rifuggito dagli scrittori tedeschi: la madre con il cadavere carbonizzato del suo bambino dentro la valigia e la famiglia che sorseggia beatamente il caffè seduta al balcone in un sobborgo risparmiato dall’area bombing; il libraio che tiene sotto il banco e mostra ai clienti di fiducia le foto dei cadaveri accatastati in strada, delle case sventrate, dei cieli in fiamme, e la massaia che lava i vetri dell’unico edificio svettante in mezzo a un deserto di macerie. Il lettore ritrova qui la stessa tonalità dell’opera letteraria di Sebald, la stessa pietas verso uomini e oggetti che ispira tante pagine della sua narrativa. Così questa cronaca di orrori diventa un contributo a una "Storia naturale della distruzione" (come avrebbe dovuto intitolarsi un saggio del britannico Solly Zuckerman sul bombardamento a tappeto che devastò Colonia): una storia naturale in cui hanno cessato di valere le categorie di libertà e scelta – e tutto si muove insieme come un efferato e inarrestabile meccanismo. Dopo le immani risorse profuse nella costruzione di aerei e ordigni non sarebbe stato infatti concepibile per gli Alleati scaricare le bombe in mezzo ai campi e impedire che cogliessero il loro «naturale» bersaglio: questo sostiene un generale americano a cui non sarebbe certo bastato che un’immane bandiera bianca venisse fatta sventolare sul campanile di una chiesa dagli abitanti di una città-bersaglio. E come immagine allegorica si staglia il bombardamento dello zoo di Berlino, con la visione apocalittica dei pachidermi che bruciano vivi, dei loro corpi smembrati, delle loro urla furiose.