Libri sulle carceri
Saggi, manuali giuridici e reportage sul sistema penitenziario italiano
Abolire il carcere nuova edizione. E-book. Formato EPUB Luigi Manconi - Chiarelettere, 2022 -
prefazione di Gherardo ColomboABOLIRE IL CARCEREUna ragionevole proposta per la sicurezza dei cittadinipostfazione di Gustavo Zagrebelsky UN MANIFESTO E UNA PROPOSTAA USO DEI PERPLESSI E DI CHIUNQUESI INDIGNI O SI SPAVENTIAL SOLO SENTIR PARLARE DI ABOLIZIONE DEL CARCERE.INVECE ABOLIRLO SI PUÒ. ECCO COME. “Ciò di cui in questo libro si prospetta l’abolizioneè il carcere così come è praticato,come funziona, come vi si vive oggi:una macchina da oltre tre miliardi di euro,applicata a circa 55.000 persone che mediamente dispongonodi tre metri quadrati a testa, in cui meno di un terzo di lorodopo essere uscito non torna di nuovoper aver commesso un altro reato.”Gherardo Colombo “Non ci appare stupefacente che in tanti secoli l’umanità,che ha fatto tanti progressi in tanti campidelle relazioni sociali, non sia riuscita a immaginarenulla di diverso da celle, gabbie,sbarre dietro le quali rinchiuderei propri simili come animali feroci?”Gustavo Zagrebelsky Non è una provocazione. Nel 1978 il Parlamento italiano votò la legge per l’abolizione dei manicomi dopo anni di denunce contro la loro disumanità. Ora dobbiamo abolire le carceri che, come dimostra questo libro, riproposto in una nuova edizione ampliata e aggiornata, servono solo a riprodurre crimini e criminali e tradiscono i principi fondamentali della Costituzione.L’Italia è il fanalino di coda tra i paesi europei più avanzati che stanno riducendo il numero dei detenuti (solo il 30 per cento dei condannati va in carcere in Francia, il 36 per cento in Inghilterra, mentre in Italia sono il 55 per cento). Nel nostro paese chi ruba in un supermercato si trova detenuto accanto a chi ha commesso crimini efferati. Il carcere è per tutti, in teoria. Ma non serve a nessuno,in pratica. I numeri parlano chiaro: la percentuale di recidiva è altissima.E dunque? La verità è che la stragrande maggioranza dei cittadini italiani non ha idea di che cosa sia una prigione. Per questo la invoca. La detenzione in strutture spesso fatiscenti e sovraffollate deve essere abolita e sostituita da misure alternative più adeguate, efficaci ed economiche, capaci di soddisfare tanto la domanda di giustizia dei cittadini quanto il diritto del condannato al pieno reinserimento sociale al termine della pena, oggi sistematicamente disatteso.Il libro indica “Dieci cose da fare” per provare a diventare un paese civile e lasciarci alle spalle decenni di illegalità, violenze e morti.
Chi sbaglia paga: Certezza della pena e della rieducazione. La voce dei detenuti e l'esperienza di un carcere alternativo. E-book. Formato EPUB Sergio Abis - Chiarelettere, 2020 -
«Il problema non è tenere i detenutidentro il carcere ma tenerli fuori, e come.»Gherardo Colombo «Oggi il carcere è fondamentalmente stupido.Non serve a niente e costaun enorme ammontare di denaro…Un carcere utile e logico è possibile.»Don Ettore Cannavera,fondatore della Comunità La Collina Smettere di delinquere si può. Chi sbaglia paga descrive la straordinaria esperienza di un carcere alternativo, la Comunità La Collina di Serdiana (Sardegna), fondata nel 1994 da don Ettore Cannavera: un carcere utile, umano e logico in contrapposizione a una galera segregativa, illogica e inutile (il 70 per cento dei detenuti ritorna in prigione commettendo nuovi reati).Il libro, attraverso le lettere di chi vive la segregazione forzata, esamina la vita di carcerazione della massa di drogati, disadattati, extracomunitari, psicolabili, assassini stipati nelle case circondariali, evidenziando lo stato di sostanziale disordine e l’illegalità cui sono costretti, motivo per il quale la rieducazione risulta impossibile. Il contrario di quanto invece avviene a Serdiana che, come racconta Abis, propone un modello di vita di lavoro e legalità orientata alla rieducazione, secondo quanto stabilito dalla Costituzione, in cui è favorita la relazione con il prossimo sotto il costante controllo di educatori professionisti. I risultati ottenuti dalla Comunità in venticinque anni di esperienza (4 per cento di recidiva) dimostrano che è possibile assicurare la giustizia ai cittadini, garantendo la certezza della pena, e rieducare senza sconti i colpevoli di delitti anche gravi, riammettendoli alla fine del percorso detentivo all’interno della società come elementi consapevoli e capaci di comportamento conforme alla legge, dunque senza compromettere la sicurezza collettiva. La Comunità La Collina è un carcere alternativo che ospita detenuti affidati dalle diverse magistrature competenti; è stata fondata nel 1994 da don Ettore Cannavera. Riconosciuta la sua validità pedagogica, nel 2019 il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha insignito il fondatore – e per suo tramite i collaboratori, operatori e volontari che si occupano dei detenuti – del titolo di commendatore al merito della Repubblica «per la preziosa opera di sostegno a persone in condizioni di marginalità e in particolare a giovani e minori coinvolti in percorsi di reinserimento sociale».