Editrice Queriniana eBooks
eBooks editi da Editrice Queriniana con argomento Dio
Dio nella filosofia del Novecento. E-book. Formato PDF Giorgio Penzo Rosino Gibellini (Edd.) - Editrice Queriniana, 2015 -
Quest'opera ripercorre e ricostruisce la problematica teologica e religiosa del pensiero filosofico del Novecento. Nata dall'idea di offrire brevi, ma complete monografie, preparate da docenti studiosi, si presenta come una storia del problema teologico nella filosofia del XX secolo. I saggi sui più significativi filosofi e su importanti capitoli della cultura del secolo contemporaneo sono destinati allo studio nelle facoltà di teologia e di filosofia e all'aggiornamento.
Dio, mistero del mondo. Per una fondazione della teologia del crocifisso nella disputa fra teismo e ateismo (BTC 042). E-book. Formato PDF Jüngel Eberhard - Editrice Queriniana, 2015 -
Sull'ateismo e sulla teologia dell'epoca moderna si stende in egual misura l'ombra oscura dell'impensabilità di Dio. Sia la fede che l'incredulità sembrano considerare quest'ombra come il loro destino. L'opera di Jüngel affronta questo tema centrale imposto dalla fine della storia della metafisica e intende rispondere alla questione: come pensare e dire Dio nell'epoca che ha sentenziato la morte di Dio.La vasta trattazione si divide in cinque parti. Dopo le prime due parti, che fungono da introduzione storica e teoretica, si tratta, nella terza parte, della pensabilità di Dio, nella quarta della dicibilità di Dio e, nella quinta, dell'umanità di Dio. Un grande libro, che, al di là della contrapposizione tra teismo e ateismo, fonda su una teologia del Crocifisso la possibilità di pensare e dire Dio nell'epoca moderna.
Dire Dio. Per un'ermeneutica del linguaggio religioso. E-book. Formato PDF Ricoeur Paul - Editrice Queriniana, 2015 -
EDITORIALE Dire Dio: poetica e linguaggio religioso in Paul Ricoeur Dobbiamo subito dichiarare due limiti di quest'Editoriale. Abbiamo scelto di dedicarlo esclusivamente a Ricoeur e questo perché, mentre il contributo di Jiingel costituisce un discorso in sé compiuto e autonomo, i due saggi di Ricoeur sono, a nostro avviso, di più difficile comprensione se non vengono situati nel complesso della sua filosofia del linguaggio che è, della sua ricerca, la parte più recente e forse meno nota in Italia. Il nostro Editoriale vorrebbe aiutare a contestualizzare la tesi ricoeuriana di una 'verità metaforica' nel più vasto quadro della sua filosofia ermeneutica. Il secondo limite è interno a questa nostra ricostruzione: abbiamo scelto di non sviluppare la teoria del testo e quindi la strategia propria alla scrittura, limitandoci alla strategia del discorso poetico; questo per non sovrapporci al primo saggio che ampiamente svolge tale analisi. ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE «Wovon man nicht sprechen kann, dariiber muss man schweigem>. Pesa, sulla coscienza dei credenti, ma non di essi soltanto il giudizio che conclude il Tractatus Logico-Philosophicus di Wittgenstein: ciò di cui non si può parlare, bisogna tacerlo. Ma se il nostro linguaggio è eminentemente linguaggio d'oggetti, come potrà esprimere Colui che non conosciamo alla maniera degli oggetti? Certo, se «il senso di una proposizione è il metodo della sua verificazione» una proposizione che non soddisfi a questo cardine del positivismo logico è «letteralmente priva di senso». E non può che esser tale: gli oggetti della nostra manipolazione ci nascondono una appartenenza più profonda, radicale, originaria: «Come canteremo i canti di Jahve in terra straniera?». Davvero solo al di là della chiusura dell'orizzonte quotidiano, dell'esperienza ordinaria, al di là di un mero rapporto soggetti-oggetti, al di là di questo estraneamento, è possibile dire Dio. « Così dire Dio, prima d'essere un atto di cui io sono capace è ciò che fanno i testi prediletti quando sfuggono ai loro autori, all'ambiente nel quale sono stati redatti, al loro primo destinatario, - quando dispiegano il loro mondo - quando manifestano poeticamente e in tal modo rivelano un mondo che noi potremmo abitare». Paul Ricoeur, nel saggio dal quale abbiamo ricavato il titolo di questo editoriale, assimila esplicitamente i testi biblici - quindi il linguaggio religioso - ai testi poetici. Tale assimilazione, che è anche l'oggetto quasi esclusivo del nostro studio, tende ad una duplice affermazione: linguaggio religioso e linguaggio poetico non sono separabili sulla base di una funzione descrittiva che sarebbe propria del primo linguaggio e di una funzione emozionale, soggettiva propria del secondo. Situare il linguaggio religioso entro la poetica significa superare questa rovinosa dicotomia. In secondo luogo, vuol dire rinunciare a considerare il linguaggio religioso come linguaggio 'a parte', quasi che la Parola di Dio esigesse, per custodire la propria alterità, un linguaggio appropriato ed esclusivo. La via battuta da Ricoeur è agli antipodi: è quella che va al fondo delle parole e dei linguaggi per rinvenirvi le condizioni d'una parola e d'un linguaggio che dicano una dimensione di rivelazione, che siano perciò una prima iniziale approssimazione della Parola e della rivelazione. Il linguaggio, nella sua funzione poetica, è linguaggio di manifestazione, è luogo di rivelazione dell'orizzonte originario del nostro essere nel mondo.