Adelphi eBooks

eBooks editi da Adelphi Storia d'Italia

EBOOK   9788845974922

A Sarajevo il 28 giugno. E-book. Formato EPUB Gilberto Forti   -  Adelphi, 2014  - 

Una domenica di giugno, a Sarajevo, avvenne il fatto che divide in due la storia del XX secolo: l’at­tentato in cui fu ucciso l’arciduca Francesco Ferdinando. Prima di quel giorno, esisteva un mondo che presto sem­brò remoto. Dopo quel giorno, è già il nostro presente. Se le guardiamo da vicino, quelle ore traversate da un invisibile con­fine appaiono gremite, come tutte le altre, di piccoli fatti, incidenti, fuggevoli sensazioni, incontri fortuiti. Gilberto Forti ha avvicinato ad esse la lente della poe­sia e ne ha estratto undici «storie in versi» che si presentano con quella felice sobrietà narrativa di cui l’autore aveva già dato prova nel "Piccolo almanacco di Radetzky". A parlare sono, ogni volta, personaggi immaginari che raccontano la real­tà. E subito ci vengono incontro voci e figure, dal­l’Im­pe­ratore Francesco Giuseppe, che «si dà pensiero per i funerali / come se tutto il resto non contasse», all’ufficiale Max von Lenbach, che si sottrae ai creditori fuggendo a Montecarlo con una nobildonna, dai dignitari di Corte all’attentatore, da una vecchia duchessa a un ingegnere ungherese. E gesti, episodi, parole si dispongono tutti intorno a un centro: l’uniforme troppo stretta di Francesco Ferdinando che ancora oggi possiamo vedere, con le macchie di sangue, al Museo di storia militare a Vienna. Im­ponente è la catena dei casi, delle inconsce volontà, dei consapevoli disegni che portarono a quei colpi di pistola, come se gli eventi fossero calamitati. E quasi come se la vittima li avesse cercati. Francesco Ferdinando qui non parla, ma altri parlano di lui. E, dal sovrapporsi delle voci, Forti è riuscito a evocare con magistrale nettezza la sua fisionomia: sterminatore di animali (più di trecentomila furono da lui uccisi cacciando), appassionato di fio­ri (stupendi i suoi roseti a Konopischt), erede senza poteri, costretto dall’etichetta a un matrimonio morganatico, finirà dissanguato sotto i colpi di Gavrilo Princip anche perché nessuno saprà aprirgli subito l’uni­forme, che gli era stata cucita addosso a filo doppio per celare l’in­ci­piente obesità.

€ 6.99
download immediato
ACQUISTA
EBOOK   9788845984952

Storia d’Italia dal 1871 al 1915. E-book. Formato EPUB Benedetto Croce   -  Adelphi, 2023  - 

Presentando questa sua opera, Croce scrisse, con estrema sobrietà, che si trattava dello «schizzo di una storia dell’Italia dopo la conseguita unità di stato», concepito come «tentativo di esporre gli avvenimenti nel loro nesso oggettivo e riportandoli alle loro fonti interiori». Ma, di fatto, scoprire il «nesso oggettivo» in quei «quarantacinque anni, di quelli che si chiamano “di pace”», fra il 1871 e il 1915 implicava di coglierne anche la relazione con gli anni del Risorgimento e di proiettare la storia italiana sulla scena dell’Europa moderna. Cosicché, proprio perché coinvolge l’identità stessa della nazione italiana, questa «Storia d’Italia» è diventata forse la più discussa fra le grandi opere storiche di Croce, quella che ha avuto la più lunga e la più vasta influenza sulla visione che generazioni di italiani si sono formati della propria storia. Ma occorre anche dire che Croce, in questo libro, mostra con il massimo vigore le sue qualità di storico-narratore, intrecciando ai conflitti delle idee quelli tra le forze politiche e sociali nonché quelli tra le varie personalità politiche dell’epoca. Sono pagine che ci offrono un quadro imprescindibile di come si sviluppò il nostro paese sino alla cesura drammatica della prima guerra mondiale. E la raffigurazione narrativa di questa Italia fine Ottocento e primo Novecento apparirà tuttora molto più efficace di quelle che la letteratura italiana del tempo invano tentò di dare. «Storia d’Italia dal 1871 al 1915» fu pubblicato per la prima volta nel 1928.

€ 17.99
download immediato
ACQUISTA
EBOOK   9788845974359

Storia naturale della distruzione. E-book. Formato EPUB W.G. Sebald   -  Adelphi, 2014  - 

Per molti anni, anzi quasi fino a oggi, vi è stato in Germania un argomento tabù per eccellenza: la distruzione senza precedenti causata nella seconda guerra mondiale da oltre un milione di tonnellate di bombe, che piovvero su centotrentuno città tedesche provocando seicentomila morti fra i civili e sette milioni di senzatetto. Poiché i tedeschi erano colpevoli e dovevano elaborare la loro colpa, ciò che un intero popolo aveva patito era destinato a passare sotto silenzio. Quando nel 1997 Sebald trattò questo tema in una serie di memorabili lezioni a Zurigo – ed erano lezioni, si badi bene, di poetica –, sapeva benissimo di toccare un nervo scoperto. E nessuno come lui si sarebbe rivelato capace di farlo. Nel dar voce a testimonianze oculari di implacabile precisione, Sebald ci conduce nell’epicentro del fuoco distruttivo che incenerì, ad esempio, Amburgo, mettendo a protocollo quell’orrore in gran parte rifuggito dagli scrittori tedeschi: la madre con il cadavere carbonizzato del suo bambino dentro la valigia e la famiglia che sorseggia beatamente il caffè seduta al balcone in un sobborgo risparmiato dall’area bombing; il libraio che tiene sotto il banco e mostra ai clienti di fiducia le foto dei cadaveri accatastati in strada, delle case sventrate, dei cieli in fiamme, e la massaia che lava i vetri dell’unico edificio svettante in mezzo a un deserto di macerie. Il lettore ritrova qui la stessa tonalità dell’opera letteraria di Sebald, la stessa pietas verso uomini e oggetti che ispira tante pagine della sua narrativa. Così questa cronaca di orrori diventa un contributo a una "Storia naturale della distruzione" (come avrebbe dovuto intitolarsi un saggio del britannico Solly Zuckerman sul bombardamento a tappeto che devastò Colonia): una storia naturale in cui hanno cessato di valere le categorie di libertà e scelta – e tutto si muove insieme come un efferato e inarrestabile meccanismo. Dopo le immani risorse profuse nella costruzione di aerei e ordigni non sarebbe stato infatti concepibile per gli Alleati scaricare le bombe in mezzo ai campi e impedire che cogliessero il loro «naturale» bersaglio: questo sostiene un generale americano a cui non sarebbe certo bastato che un’immane bandiera bianca venisse fatta sventolare sul campanile di una chiesa dagli abitanti di una città-bersaglio. E come immagine allegorica si staglia il bombardamento dello zoo di Berlino, con la visione apocalittica dei pachidermi che bruciano vivi, dei loro corpi smembrati, delle loro urla furiose.

€ 6.49
download immediato
ACQUISTA