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Il castello di Belvedere. Dalla fondazione di Simone de Beauvoir all'assalto di re Giacomo ai successori Sangineto Bascetta Arturo - Abe, 2026 - Cronotassi Del Regno Di Napoli
Nello studio delle origini feudali di Belvedere Marittimo, la storiografia locale otto-novecentesca è incorsa in un sistematico errore di sfasamento geografico e diplomatico, causato dalla proliferazione di toponimi omonimi all'interno del Regno di Napoli. La tendenza a considerare le attestazioni d'archivio come mutuamente esclusive ha generato una narrazione priva di coerenza strutturale, non comprendendo che i feudi agrari in Terra d'Otranto e il feudo strategico sul Tirreno appartenessero alla stessa persona, sebbene acquisiti in tempi e con modalità differenti. Per fondare una monografia scientifica ed escludere le interpretazioni spurie, si rende necessaria un'analisi filologica comparata dei registri della Cancelleria di Re Carlo I d'Angiò, focalizzandosi non sul mero titolo feudale, ma sul contesto dei casali (casalia) e sulla circoscrizione amministrativa (Iustitiariatus) di riferimento. Il primo documento utile ad analizzare questo complesso asse patrimoniale appartiene al biennio 1269-1271, cioè alle Terre d'Otranto, ex Calabria di sopra. Il testo del transunto d'archivio superstite recita testualmente: Provisio pro Simone de Bellovidere, pro terris suis. Notantur feuda eiusdem militis gallici gallice dicti Simon de Beauvoir, inter quae Trinacria, Azzolino, Ogliastro, Iullino, Sancte Sternacie, Ussano, Colomiano, Martiniani, Sancti Salvatoris et casali Bellovidere in Iustitiariatu Capitinate. «Provvedimento a favore di Simone di Belvedere, per le sue terre. Si annotano i feudi del medesimo milite francese chiamato in francese Simon de Beauvoir, tra i quali Trinacria, Azzolino, Ogliastro, Zollino, Santa Sternatia (Sternatia), Ussano, Colomiano, Martignano, S.Salvatore e il casale di Belvedere nel Giustizierato di Capitanata». Dall'esame prosopografico e biografico dell'atto, emerge che Simone de Beauvoir (italianizzato in Simone de Bellovidere) era un cavaliere d'oltrande giunto nel Mezzogiorno al seguito della spedizione sabaudo-angioina di Carlo I. L'elencazione di questi specifici possedimenti non lascia adito a dubbi: i toponimi Iullino (Zollino), Sancte Sternacie (Sternatia) e Martiniani (Martignano) costituiscono il cuore dell'assetto agrario ed ellenofono della Terra d'Otranto leccese. Questo blocco pugliese rappresenta la dote originaria portata in matrimonio dalla moglie, Donna Isolda de Nuceria, nella Puglia salentina (anticamente nota come Calabria). Il legame con il territorio della Calabria Citra è successivo: questo radicamento nell'ex Calabria «di sopra» fa da preludio alla successiva espansione del barone verso il Tirreno cosentino, dove il Re gli concederà una vasta donazione ricavata dai territori del Demanio regio. Il casale di Bellovidere citato nell'atto salentino e il feudo costiero calabrese risultano così legati stabilmente alla medesima figura storica, che proietta la propria ombra politica su entrambe le sponde del Mezzogiorno. Un secondo documento emesso dalla Cancelleria nel biennio 1279-1280 fotografa una dura azione giudiziaria intrapresa per frenare lo spopolamento delle terre pugliesi: Mandatum pro Simone de Bellovidere contra vassallos suos subscriptorum casalium, qui proprium dereliquerunt incolatum de casale Iullini, de casale Sancte Sternacie, de casalibus Ussani et Colomiani ac Martiniani et Sancti Salvatoris et casali Bellovidere de Iustitiariatu Capitinate. «Mandato a favore di Simone di Belvedere contro i suoi vassalli dei sottoscritti casali, i quali abbandonarono la propria residenza nel casale di Zollino, nel casale di Santa Sternatia (Sternatia), nei casali di Ussano e Colomiano, nonché di Martignano e di San Salvatore, e nel casale di Belvedere ...