Monachesimo Storia Libri
Libri con argomento Monachesimo Storia Roma
Vita reclusa sul monte Soratte. Le monache agostiniane di Santa Croce in Sant'Oreste (1573-1904) Pagano Sergio - Gangemi Editore, 2012 - Opere Varie
Fondato nel 1573 nel modesto borgo di Sant'Oreste sul monte Soratte, il monastero di S. Nicola, composto allora da sole tre "zitelle" del luogo, ebbe una vita lunga e singolare, perché in quanto istituito in un feudo 'nullius dioecesis' come Sant'Oreste, non soggetto al vescovo locale ma soltanto all'abate commendatario delle Tre Fontane di Roma (potente abbazia medievale), fu in pratica un cellula del tessuto religioso cittadino e locale. Le prime Regole per le monache di S. Nicola furono scritte, o almeno curate, dal grande cardinale Alessandro Farnese; questi pose la nascente istituzione sotto la regola di s. Agostino e le monache di S. Nicola furono perciò dette Agostiniane. Nel 1598 il vecchio monastero di S. Nicola, posto in luogo non salubre, cambiò sede e fu sistemato nel grande palazzo abbaziale del cardinale commendatario Pietro Aldobrandino nipote di Clemente VIII: qui assunse il nome della chiesina del luogo, Santa Croce. Favorite dalla comunità di Sant'Oreste, dotate di beni immobili nella regione vicina, le Agostiniane di S. Croce vissero per più di tre secoli nella quasi totale autonomia dal resto dell'Ordine, soggette soltanto alle Regole farnesiane e al commendatario delle Tre Fontane. Soppresso il monastero dai francesi nel 1809, fu ripristinato nel 1815 o forse nel 1816, ma le mutate condizioni sociali e religiose ridussero di molto la comunità monastica, che si estinse nel 1904.
Le Cronache di Santa Cecilia. Un monastero femminile a Roma in età moderna Anonimo Lirosi A. (Cur.) - Viella, 2009 - La Memoria Restituita
Come si viveva in un prestigioso chiostro romano tra Cinquecento e Settecento? Quali erano i rapporti che le monache intrattenevano con il secolo? Cosa sappiamo della loro cultura e della loro capacità di scrittura? "La Cronica del Venerabile monasterio di Santa Cecilia di Roma", qui pubblicata per la prima volta, costituisce una fonte rara e preziosa per rispondere a queste domande. Al racconto della vita quotidiana delle monache benedettine scandita dai tempi della liturgia, dall'ingresso delle novizie, dai governi delle varie badesse e dai numerosi lavori di ristrutturazione dell'edificio monastico - si alternano le descrizioni dei momenti di svago collettivo, di eventi miracolosi e di calamità, come la peste del 1656. Ma appaiono ricchi di fascino anche i resoconti delle visite di papi e personalità eminenti, ambasciatori e teste coronate. Il manoscritto, opera delle badesse succedutesi alla guida del monastero, dimostra che le monache di Santa Cecilia riuscirono a porre in essere comportamenti non per forza riconducibili a modalità dettate dall'esterno, esprimendo una cultura e una consapevolezza intellettuale notevoli. Una pagina emozionante e del tutto sconosciuta fino ad oggi agli storici è la toccante narrazione del ritrovamento delle spoglie della martire Cecilia nella chiesa adiacente al monastero, avvenimento che fu immortalato dallo scultore Stefano Maderno in una delle statue più belle e famose del barocco romano.
I monasteri femminili a Roma tra XVI e XVII secolo Lirosi Alessia - Viella, 2013 -
Tra il Cinquecento e il Seicento la città di Roma fu teatro di una notevole espansione numerica delle istituzioni monastiche femminili, che si concretizzò sia nella rifondazione di antichi chiostri sia nella fondazione di insediamenti completamente nuovi. A ciò si accompagnarono gli effetti della riforma della vita regolare decretata dal Concilio di Trento, che ribadì per le monache l'obbligo della stretta clausura, estendendola anche alle comunità religiose che non l'avevano mai prevista. Questo libro non intende però ricostruire la storia dei singoli chiostri presenti sul territorio romano quanto piuttosto la loro realtà complessiva, concentrandosi soprattutto sul ruolo che essi svolsero all'interno del tessuto sociale, politico, religioso e urbanistico della città. Sono evidenziati l'influenza della clausura sulla vita religiosa, la provenienza sociale e il numero delle donne che vestirono l'abito monastico, i riti e le pratiche che scandirono la loro quotidianità, e gli eventi soprannaturali o i disordini che la turbarono. Emerge come la vita monastica venisse influenzata non solo dalle decisioni delle gerarchie ecclesiastiche ma anche dalle relazioni di patronage e matronage, intessute dall'aristocrazia dentro e fuori i chiostri. In questo quadro complesso e articolato, le monache dimostrarono intraprendenza e consapevolezza, non esitando a far sentire la propria voce nelle questioni che le riguardavano.