Libri sul Partito Popolare Italiano
Saggi storici sul popolarismo del partito fondato da don Luigi Sturzo
Dall'appello ai Liberi e forti al congresso di Torino. Il Partito popolare italiano (1919-1923) Boffano M. (Cur.) - Edizioni Lavoro, 2024 - Studi Di Storia
Questo volume - che raccoglie gli Atti del convegno organizzato a Torino in occasione del Centenario della nascita del Partito popolare italiano - si colloca alla fine di un percorso di ricerche e di studi dedicati dalla Fondazione Carlo Donat-Cattin alla breve ma intensa vicenda del Partito sturziano: «l'avvenimento più notevole della storia italiana del XX secolo», secondo l'autorevole parere di Federico Chabod. L'arco cronologico dei saggi qui pubblicati parte dall'atto di nascita del Partito popolare italiano, l'Appello «ai liberi e forti» diffuso il 19 gennaio del 1919, per chiudersi con il IV Congresso che si svolge a Torino tra il 12 e il 14 aprile del 1923. Il clima è infuocato: nell'autunno, la città aveva vissuto giornate di sangue e di terrore che avevano lasciato il segno. Nella relazione di apertura intitolata La funzione storica del Partito Popolare Italiano, Luigi Sturzo indica con chiarezza il compito storico del suo partito: «realizzare entro la vita pubblica e con l'esercizio delle attività civili» un pro- gramma «in antitesi al liberalismo laico, al materialismo socialista, allo Stato panteista e alla nazione deificata». Il prete di Caltagirone non ha dubbi: i popolari non debbono «avallare una cambiale in bianco» al fascismo. E traccia con nettezza la linea dell'intransigenza. La maggioranza del partito si schiera con lui, riconfermandolo segretario. Ma, come è noto, questa linea - che segna l'inconciliabilità assoluta e profonda tra l'etica cristiana e il fascismo - non reggerà alla prova nelle aule parlamentari. I saggi qui pubblicati affrontano da prospettive diverse, ma ugualmente rilevanti, la breve e intensa parabola del Partito popolare italiano riuscendo a «fornire», come scrive Gianfranco Morgando nella Presentazione che apre il volume, «un contributo non comune alla riflessione storiografica su una stagione costituente del cattolicesimo politico italiano». Da queste pagine emergono non solo le dimensioni nazionale e regionale ma anche quella europea poiché le vicende storiche del movimento politico dei cattolici italiani sono strettamente intrecciate con quelle del cattolicesimo politico europeo, caratterizzato da una pluralità di esperienze che presentano tratti comuni ma anche differenze significative. All'interno di questo contesto il programma del Partito popolare italiano appare il più avanzato «per la netta accettazione del sistema democratico e rappresentativo, per la distinzione dell'organizzazione politica dalla struttura ecclesiale e per l'autonomia nei confronti della gerarchia». E proprio sulle esperienze di questo straordinario «laboratorio» si fonderà il protagonismo politico dei cattolici nell'Europa del secondo dopoguerra. I popolari, Sturzo in testa, hanno saputo tenere alta «la bandiera della libertà nell'esilio, nell'opposizione al fascismo e infine nella partecipazione alla Resistenza. Hanno riscattato le ambiguità e i trasformismi di tanta parte del mondo cattolico italiano. Lo hanno fatto perché, come testimoniano le pagine che pubblichiamo, erano un partito che affondava le proprie radici in una filosofia della storia e in una cultura politica». Un richiamo, «nei tempi di pragmatismo che stiamo vivendo», che dimostra l'importanza e l'attualità del popolarismo e il senso profondo di questo lavoro. Presentazione di Gianfranco Morgando.
Popolarismo e fascismo Sturzo Luigi - Edizioni Di Storia E Letteratura, 2013 - Edizioni Gobettiane
La raccolta di articoli e scritti "Popolarismo e fascismo" fu ultimata da Luigi Sturzo nel dicembre 1923; nel gennaio 1924 Gobetti annunciava il libro dicendo che il momento storico imponeva ai partiti "di organizzarsi e di rimanere fermi alle proprie idee, alle posizioni intransigenti, per creare i quadri della lotta politica di domani". Pubblicarlo nelle edizioni gobettiane significava per Sturzo far conoscere la storia, il pensiero e le battaglie dei popolari, utilizzando uno strumento editoriale in grado di penetrare in ambiti culturali e politici di tradizione liberale, laica, risorgimentale, democratica. Particolare rilievo ha il quarto capitolo, che riporta il discorso pronunciato al congresso di Torino il 12 aprile 1923 contro la umiliante collaborazione dei popolari al governo Mussolini. Ma, per le pressioni delle gerarchie vaticane, Sturzo dovette prima dimettersi da segretario del PPI e poi, nell'ottobre 1924, lasciare l'Italia per un lungo esilio.