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L'impostore Perlasca Giorgio - Il Mulino, 2007 - Storica Paperbacks
Nella Budapest del 1944 occupata dai tedeschi un commerciante italiano, fingendosi addetto all'ambasciata spagnola, pone sotto la sua protezione e salva dalla deportazione e dalla morte cinquemila ebrei: è Giorgio Perlasca, lo "Schindler italiano". La sua vicenda drammatica, avventurosa e per certi versi paradossale è tutta raccontata in queste pagine, rimaste inedite per decenni e venute in luce dopo la sua morte. Le doti diplomatiche, la passione civile, ma anche e soprattutto una grande spregiudicatezza e caparbietà permettono a Perlasca di tenere al riparo dalla ferocia dei fascisti ungheresi e dei nazisti intere famiglie ebree: lo troviamo intento a produrre documenti falsi, a trovare cibo, a organizzare e difendere "case rifugio" per strappare con l'inganno, infine, migliaia di vite ai treni della morte di Adolf Eichmann. Negli ultimi anni della sua vita Perlasca è stato fatto segno di onori sia in Israele sia in Ungheria, dove vivissimo ne è il ricordo: un "eroe per caso" il cui nome è scritto a Gerusalemme fra i Giusti delle Nazioni.
1684. Un maremmano all'assedio di Buda Bosco A. (Cur.) Seravalle L. (Cur.) Zotti P. (Cur.) - C&P Adver Effigi, 2013 - Genius Loci
Così, con cesariana stringatezza, il modenese Raimondo Montecuccoli feldmaresciallo dell'impero, prescriveva che ci si dovesse comportare dopo aver sbaragliato il nemico: perché una battaglia vinta è tanto più importante non quanto più alto è il numero dei nemici caduti, ma quanto migliori sono i risultati che si riesce a ricavarne. Ma, all'indomani della liberazione di Vienna, il 12 settembre del 1683, che in seguito all'arrivo delle truppe asburgo-imperiali comandate da Carlo duca di Lorena e di quelle polacche guidate da re Giovanni III (che meglio forse conosciamo col nome di Jan Sobieski) era stata sgombrata da un assedio turco che ormai la cingeva da circa due mesi e l'aveva ridotta allo stremo, anche le truppe cristiane erano sfinite: non esistevano le energie e la volontà necessarie, e forse nemmeno le condizioni obiettive, per seguire le indicazioni del saggio feldmaresciallo.