Libri di Claudio Paolini
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- 9791220061834 «Ho sposato la vita». Storia di una esistenza appassionata
Della città di Firenze e dei fiorentini. Una piccola antologia Paolini Claudio - Polistampa, 2016 - Quaderni Dei Servizi Educativi
"Qual città, non soltanto in Italia ma in tutto il mondo, è più salda nella cinta delle sue mura, più superba di palazzi, più adorna di templi, più bella di edifizi, più splendida di porticati, più ricca di piazze, più lieta di ampie strade, più grande di popolo, più gloriosa di cittadini, più inesauribile di ricchezze, più feconda nei campi? (Coluccio Salutati)." "Questi viottoli, che a Firenze si chiamano strade mi affogano; questo sudiciume universale mi ammorba; queste donne sciocchissime, ignorantissime e superbe mi fanno ira. (Giacomo Leopardi)." Dalla Nuova Cronica di Giovanni Villani, scritta a metà del Trecento, fino alle pagine di Non sono un maestro (1976) di Giovanni Michelucci, questa piccola antologia raccoglie ciò che è stato scritto sulla città di Firenze da molti uomini illustri che lì sono nati o vi hanno vissuto a lungo, e da altri che l'hanno visitata e conosciuta nel corso dei loro viaggi.
Dei fiorentini e della città di Firenze. Una piccola antologia Paolini Claudio - Polistampa, 2016 - Quaderni Dei Servizi Educativi
"Firenze non è soltanto una raccolta di oggetti venerabili, espressione visibile e permanente di alti ideali e di grandi valori artistici. Essa è tutta pervasa da uno specialissimo umore che dà alla sua gente una vitalità e una forza di carattere tanto più meritevoli quanto meno ostentate" (Eve Borsook). "I fiorentini sono in massima parte magri e pallidi, soggetti a tisi, con i denti guasti e la vista pessima al punto che moltissimi portano sempre gli occhiali..."(Marchese De Sade). Sono molti i personaggi illustri che hanno conosciuto la gente di Firenze conservandone memoria nei propri scritti. Sfogliando le pagine di questa antologia, che dal Trecento di Giovanni Villani arriva fino al XX secolo, ci imbattiamo ora in immagini poetiche e di meraviglia, ora di disincanto e disappunto. Il testo ci permette di confrontare ciò che i fiorentini hanno scritto e pensato dei loro concittadini, ma anche come la fiorentinità sia stata vista dai forestieri e dagli stranieri, offrendo spunti di riflessione su una città e su una popolazione.