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Deus non voluit. I Lombardi alla crociata (1100-1101). Dal mito alla ricostruzione della realtà Andenna G. (Cur.) Salvarani R. (Cur.) - Vita E Pensiero, 2003 - Ricerche. Storia
L'arcivescovo Anselmo IV da Bovisio e la classe dirigente nobiliare del Regnum Longobardorum, guidata dal conte Alberto di Biandrate e dal conte Alberto di Parma, raggiunsero Costantinopoli nel 1100. Uniti a gruppi di milites legati a Rainaldo di Saint Gilles e a contingenti di cavalieri tedeschi e della Francia settentrionale, marciarono verso il cuore della potenza musulmana (il Khorasan) per conquistarne la capitale, Baghdad. Il disegno strategico era straordinario; notevoli erano l'organizzazione e l'armamento dell'esercito dei cavalieri lombardi. I primi scontri con i turchi furono vittoriosi; i crociati conquistarono alcune fortezze e la città di Ankara. Tuttavia la spedizione finì in tragedia. Circondati, fra le aride montagne dell'Anatolia, dalle forze degli emirati musulmani che avevano ritrovato l'unità politica, stremati dal caldo e dalla sete, i crociati furono più volte attaccati. Tentarono la sorte con un'impegnativa battaglia, il cui esito rimase incerto. Molti lombardi, fra cui l'arcivescovo, furono gravemente feriti o morirono. Nella notte, presi dal panico, i cavalieri abbandonarono il campo e i pedoni, che vennero sterminati dai turchi. La causa di tale fallimento non va però ricercata nello scarso coraggio o nella carente organizzazione dei lombardi, ma piuttosto nella forza unitaria dei principati turchi e nella difficoltà dei crociati ad adattarsi alla tecnica militare degli avversari che faceva largo uso di arcieri armati con potenti archi cornei e di osso.
La cristianità e l'idea di crociata Alphandéry Paul Dupront Alphonse - Il Mulino, 1983 - Collezione Di Testi E Di Studi
La cristianità e l'idea di crociata - Il Mulino
L'ultima battaglia dei Templari. Hattin e la caduta di Gerusalemme Albertini Giorgio - Newton Compton, 2012 - I Volti Della Storia
In Terrasanta, poco lontano dal lago di Tiberiade, presso i corni di Hattin, il 4 luglio 1187 si svolse la battaglia che spalancò al saladino le porte di Gerusalemme. Tra le fiamme di un devastante incendio, sotto una pioggia di frecce islamiche, bruciarono le speranze di un'intera generazione di europei che aveva stabilito nel Vicino Oriente la propria patria. Dopo ottantotto anni di dominio crociato, la Città Santa tornava in mano ai musulmani, grazie alle vittorie di uno dei capi più carismatici: il sultano ayyubide Salah ad-din, il leggendario Saladino. L'inizio del declino dei regni cristiani in Medio Oriente coincise con la più grande sconfitta dei Cavalieri Templari, l'ordine di monaci soldati che più si era identificato con quell'impresa. L'Europa cristiana, le masse di pellegrini, la determinazione della Chiesa si trovarono a confronto con la forza inarrestabile dell'unificatore dell'Islam, che aveva saputo imporre la sua autorità dall'Egitto alla Mesopotamia, dall'Arabia all'Asia Minore. "L'ultima battaglia dei Templari" è il racconto di quei regni, di quei protagonisti, delle loro vite e della mirabile vittoria di Saladino.