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Sebastiano & Michelangelo nella città dei papi Alessi Andrea - Società Editrice Romana, 2021
Considerata tra le più significative nella storia dell'arte, la collaborazione tra Michelangelo Buonarroti e Sebastiano del Piombo raggiunge il suo apice con la Pietà conservata al Museo civico di Viterbo, di cui in questo volume si scandaglia l'apporto di entrambi gli artisti, la cronologia, l'iconologia e l'iconografia, oltre alla collocazione all'interno della chiesa di San Francesco. L'antica città dei papi alle porte di Roma, dove il toscano andava a curarsi alle terme e il veneziano consacrò la sua carriera, fu però, in anni successivi, anche la sede di quel movimento eterodosso composto da intellettuali e prelati noto come Ecclesia Viterbiensis, sullo sfondo del quale si paleserà tra i due una sempre minorecomunanza di intenti fino alla cessazione di ogni tipo di rapporto.
Sebastiano del Piombo e la Cappella Borgherini nel contesto della pittura rinascimentale. Ediz. illustrata Arroyo E. S. (Cur.) Marocchini B. (Cur.) Seccaroni C. (Cur.) - Nardini, 2010 - Kermes Quaderni
Il volume raccoglie gli atti del convegno tenutosi a Roma il 13 e 14 maggio 2009. Come universalmente noto, Sebastiano del Piombo è sempre stato considerato un innovatore: si pensi solo all'eredità raccolta da Giorgione e al suo innesto sulla cultura figurativa dell'Italia centrale, al perfezionamento della pittura ad olio su muro e all'invenzione di quella su supporto lapideo. In questo panorama la cappella Borgherini in San Pietro in Montorio a Roma deve essere reputata una vera e propria pietra miliare, per la messa fuoco di queste soluzioni tecniche da parte di Sebastiano, ma anche dai suoi rapporti con il Buonarroti. Nell'estate 2008 sono stati posti in sicurezza i dipinti della cappella, che presentavano preoccupanti lesioni e distacchi, in attesa del restauro vero e proprio che è ormai imminente. La possibilità di effettuare una ricognizione diretta sulle superfici pittoriche ha consentito di ottenere una mole di dati particolarmente stimolante in merito all'interpretazione delle sperimentazioni del Luciani. Il desiderio di porre tali dati nel giusto contesto che gli compete ha costituito pertanto lo stimolo a organizzare un convegno di esperti, che la Real Academia de Espana en Roma, che per lo stato spagnolo ha in carico la chiesa di San Pietro in Montorio, ha patrocinato e sostenuto.
Dante, Sebastiano e Michelangelo. L'Inferno nella Pietà di Viterbo. Ediz. illustrata Alessi Andrea - Mondadori Electa, 2007
"Essendo molto anzi in infinito inalzate e lodate alcune cose che fece Sebastiano per le lodi che a quelle dava Michelangelo, oltre che erano per sé belle e lodevoli, un Messer non so chi da Viterbo, molto riputato appresso al Papa, fece fare a Sebastiano per una cappella che aveva fatta fare in S. Francesco di Viterbo, un Cristo Morto con una nostra Donna che lo piagne. Ma perché, sebbene fu con molta diligenza finito da Sebastiano, che vi fece un Paese tenebroso molto lodato, l'invenzione però ed il cartone fu di Michelangelo, fu quell'opera tenuta da chiunque la vide veramente bellissima, onde acquistò Sebastiano grandissimo credito." Con queste parole Giorgio Vasari descrive nelle sue Vite il capolavoro di Viterbo, conservato presso il Museo civico. Sebbene tali dichiarazioni possano apparire a una prima lettura chiare ed esaustive, il dipinto ha richiesto negli ultimi decenni diversi studi critici e l'ausilio di complesse indagini diagnostiche, finalizzate a definire il contributo di Michelangelo a un'opera tradizionalmente riferita al veneto Sebastiano del Piombo trascurando alcuni aspetti considerati marginali dalla critica, anche a discapito di quanto invece suggerito dallo stesso Vasari. Si tratta del pezzo completamente autografo di Sebastiano, definito dal biografo fiorentino come "molto lodato", ovvero il paesaggio desertico e tenebroso dipinto nello sfondo. Dall'analisi di questo brano pittorico nasce questa indagine per svelare l'enigma che si cela in questo capolavoro.