Libri di Capitini Aldo

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Aldo Capitini (Perugia, 1899-1968) è una figura centrale del Novecento italiano, importante attivista e teorico della nonviolenza. Oppositore religioso al fascismo, viene espulso dalla Normale di Pisa per aver rifiutato di prendere la tessera del Partito fascista ed è arrestato più volte per avversione al regime. Subito dopo la liberazione di Perugia, nel 1944, Capitini costituisce il primo Centro di orientamento sociale (COS), in cui si tengono assemblee aperte a tutti sulle questioni amministrative e sociali, promuovendo forme di democrazia diretta attraverso la costituzione di consigli di quartiere e centri sociali. Conduce la battaglia per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza e lavora alla diffusione della nonviolenza, del vegetarianesimo e del dialogo interculturale. Nel settembre 1961 organizza la prima Marcia per la pace e la fratellanza dei popoli Perugia-Assisi, cui partecipano migliaia di persone, ancora oggi un appuntamento centrale per i movimenti pacifisti.
Lettere 1936-1968 libro
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LIBRO   9788843051359

Lettere 1936-1968 Capitini Aldo  Calogero Guido  Casadei T. (Cur.)  Moscati G. (Cur.)   -  Carocci , 2009  -  Epistolario Di Aldo Capitini

Per il rapporto intercorso tra Guido Calogero (Roma 1904-1986), uno dei principali filosofi italiani del Novecento, e Aldo Capitini (Perugia 1899-1968), il pensatore italiano della nonviolenza, basti prendere in considerazione i numerosi scritti che l'uno ha dedicato all'altro. E nell'ambito del pensiero etico e politico e nelle vicende che accompagnano la nascita del liberalsocialismo che avviene l'incontro tra i due, rievocato dal filosofo romano in uno scritto del 1944 dal titolo "Ricordi del movimento liberalsocialista". Capitini nel suo autobiografico "Antifascismo tra i giovani" sottolinea: "Dietro a noi due stavano i miei 'Elementi di un'esperienza religiosa' e il suo libro 'La scuola dell'uomo'", di cui il pensatore umbro aveva già condotto una approfondita analisi in un saggio del 1940. Il confronto e i punti di contatto non sono tuttavia limitati all'esperienza sopradetta; essi investono tanto la tempra morale delle due personalità, il loro alto profilo di educatori alla democrazia, per una nuova socialità da promuovere in Italia con l'affermarsi di una piena libertà non soltanto formale, quanto i rispettivi presupposti di pensiero. Il carteggio getta nuova luce su questi nessi non meno che sul lungo rapporto di amicizia e di stima che legò lo studioso di rilievo e di fama internazionale allo scrittore perugino ben oltre gli anni della clandestinità e della prigione.

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