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La vita alla luce della fede. Riflessioni filosofiche e socio-politiche sull'enciclica «Lumen fidei» Antiseri Dario Felice Flavio - Rubbettino, 2014 - Catholica
La fede è un dono di Dio. È la risposta a una Parola che interpella personalmente, a un Tu che chiama per nome. Così Papa Francesco nell'Enciclica "Lumen fidei". E qui torna in mente Blaise Pascal: "La fede è un dono di Dio. Non crediate che diciamo che è un dono del ragionamento. La fede è differente dalla dimostrazione: questa è umana, quella è un dono di Dio". Tra "credere" e "cercare" non c'è un aut-aut, c'è piuttosto un et-et. La scienza non risponde, per principio, alle domande più importanti per l'uomo; la filosofia non salva; e il "senso" è sempre religioso. "Chi crede, vede; vede con una luce che illumina tutto il percorso della strada" - di una strada liberata, innanzitutto, da "assoluti terrestri", a cominciare dall'idolatria dello Stato: Kaysar non è Kyrios. È l'intera esistenza umana che Papa Francesco vede illuminata dal faro della luce della fede: l'origine e la fine della vita; l'inviolabile dignità di ogni singolo essere umano; il valore della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, la ricerca di "modelli di sviluppo che non si basino solo sull'utilità e sul profitto"; il rispetto della natura quale "dimora a noi affidata perchè sia coltivata e curata"; un concreto e mai distratto impegno per la giustizia, per il diritto e per la pace; il senso della sofferenza quale "tappa di crescita della fede e dell'amore". Una fede "non intransigente", ma che "cresce nella convivenza che rispetta l'altro"; non può essere "un rifugio per gente senza coraggio".
Ragione e fede. Le origini. L'enciclica fides et ratio Angeloni Stefano - Nuova Cultura, 2012 - Passato E Presente
L'autore, nella prima parte, dopo aver rintracciato i primi usi dei termini nei maggiori esponenti della filosofia greca e nei primi pensatori cristiani, mostra come il rapporto ragione-fede si è configurato in Sant'Agostino e come è andato mutando nelle diverse fasi della Scolastica, e poi in San Tommaso d'Aquino. Quindi ha richiama alcuni momenti fondamentali della ripresa del pensiero del Dottore Angelico a cavallo dei secoli XIX e XX. Nella seconda parte si sofferma sull'enciclica di Giovanni Paolo II sottolineandone alcune argomentazioni (collaborazione tra fede e ragione al fine di raggiungere la verità) e cita alcune ricezioni sia favorevoli che ostili del documento del Papa. Quindi accenna ai riferimenti, espliciti ed impliciti, che nello scritto del Papa, sono indirizzati a san Tommaso e ricorda i pensatori moderni citati dal Pontefice. Infine nomina alcune interpretazioni del concetto di verità, come quella di adaequatio rei et intellectus, e accenna ad un a concezione "debole" (Vattimo) e una "forte" (Severino). In conclusione ricorda alcuni lavori di Benedetto XVI (e Joseph Ratzinger) dedicati a questo tema.