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Glandes perusinae. Revisione e aggiornamenti Benedetti Lucio - Quasar, 2012 - Opuscula Epigraphica
Fra le varie classi di materiali che sono comprese nell'"instrumentum domesticum", quella delle ghiande missili iscritte ha quasi sempre avuto uno spazio marginale nell'ambito della letteratura scientifica specializzata, nonostante costituisca un prezioso strumento di indagine storica e antiquaria. Dopo il momento di gloria vissuto nella seconda metà dell'800, culminato con la pubblicazione del volume VI dell'"Ephemeris Epigraphica" nel 1885 a firma di Karl Zangemeister, questi oggetti sono progressivamente scomparsi dall'orizzonte dell'antichistica, per riapparire, sporadicamente, solo a partire dagli anni '40 del secolo scorso. Il motivo di questo prolungato oblio va probabilmente ricercato, in larga misura, nei molti e continui casi di falsificazione di cui questi reperti sono stati vittima fin dalle prime scoperte. Già il Garrucci avvertiva infatti che: "falsariorum fraus in nullo alio monumentorum genere magis effigendo se ac nostra aetate exercuit, quam in glandibus bellicis inscriptis". Le frodi, moltiplicatesi in maniera esponenziale in epoca moderna, hanno così finito per trasformare le ghiande missili in un qualcosa di sospetto o, quanto meno, da trattare con molta attenzione. Solo di recente stiamo assistendo ad un risveglio di interesse verso questi materiali, che ha portato alla pubblicazione di nuovi e importanti studi, nuovi rinvenimenti, collezioni private inedite, oppure alla revisione di gruppi già parzialmente o totalmente conosciuti.
Un grande santuario interetnico: Lucus Feroniae. Scavi 2000-2010. Vol. 1-2 Benedettini G. (Cur.) Moretti Sgubini A. M. (Cur.) - Edizioni Ets, 2020 - Mousai
Vengono qui presentati i risultati delle ricerche condotte tra il 2000 e il 2010 nel celebre Lucus Feroniae, santuario che ricordato dalle fonti antiche come sede di mercati e luogo di incontro tra genti di diversa etnia, nel 211 a.C. fu saccheggiato da Annibale. Gli scavi hanno interessato i livelli di fondazione di un imponente impianto templare eretto sullo scorcio del III-inizi del II sec. a.C. ed hanno riportato in luce i complessi apprestamenti sacri che hanno scandito i momenti legati alla consacrazione dello spazio prescelto e alle fasi iniziali della costruzione dell'edificio. Straordinariamente numerosa e articolata è la messe dei materiali recuperati attraverso la quale è stato possibile ripercorrere la lunga storia del santuario e precisare alcuni degli aspetti legati ai complessi rituali e alle pratiche di culto messe in atto durante la sua costruzione. È grazie all'analisi del ricco quadro proposto dal regime delle offerte che è ora possibile delineare i molteplici aspetti e le complesse "funzioni" assolte da Feronia, antica divinità che nel territorio capenate, presso la sponda destra del Tevere, ebbe il suo più importante santuario. 2 volumi indivisibili.
Il museo delle antichità etrusche e italiche. Ediz. illustrata. Vol. 3: I bronzi della collezione Gorga Benedettini M. G. (Cur.) - Officina, 2012 - Officina. Etruscologia
Con questo terzo volume prosegue la pubblicazione dei materiali archeologici che costituiscono il patrimonio del Museo delle Antichità Etrusche e Italiche della Sapienza Università di Roma. Dopo le evidenze protostoriche e i reperti ceramici e bronzei esposti nel Museo, il lavoro di sistematizzazione e ricerca di un nutrito gruppo di giovani studiosi si è focalizzato su parte dei materiali metallici, quasi esclusivamente di bronzo, che fanno parte della collezione di Evan Gorga (1865-1957), l'eccentrico tenore il cui nome, oltre che alla lirica, è imprescindibilmente legato alla sua instancabile attività di collezionista. Nella sua vita, infatti, Evan Gorga accumulò oltre 150 mila oggetti, suddivisi in trenta collezioni tematiche, che alla sua morte subirono una capillare dispersione in Italia e nel mondo. I 1637 reperti qui presentati, pur costituendo solo una selezione minore di quella sterminata raccolta, sono emblematici di un gusto collezionistico eclettico, ma anche vorace, che raccoglieva materiale di epoche e culture molto distanti tra loro. In un excursus cronologico che copre ben sedici secoli di storia si confrontano, tra gli altri, ornamenti dell'età del bronzo finale, quali fibule e spilloni in uso a partire dal IX secolo a.C, e testimonianze di età medievale di ambito longobardo.