Libri di Baracchi Claudia
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- 9788836022663 Aristotele. Il maestro dell'Occidente
Aristotele. Il pensiero e l'animale Baracchi Claudia - Feltrinelli, 2023 - Eredi
Cosa può significare, oggi, ereditare Aristotele? È possibile accogliere l'antico senza finire vittime della commemorazione, intrappolati nei tediosi codici del canone? O non è forse tempo di disfarci di figure ingombranti del passato, proprio per emanciparci e far spazio al futuro? Eppure il passato non ha esaurito il suo corso vitale, non è stato compreso a fondo. Potrebbe così accadere che le figure dell'antico ci appaiano meno evidenti del previsto, che a ben vedere non si prestino a sommarie riduzioni. Ereditare, di Aristotele, insieme a dottrine e assiomi anche i dubbi, le aperture, il mutismo, comporta prendere atto che la persistenza dei problemi non indica fallimento o paralisi. È un segnale della gravità delle domande fondamentali e della serietà richiesta nell'affrontarle. Comporta disimparare l'Aristotele ricevuto, sottrarlo dall'edificio della trasmissione tradizionale, riconoscere impasse e difficoltà, affinare l'ascolto. E, così facendo, tentare di cogliere nella parola antica l'alterità, la lontananza, ciò che deve essere ancora udito e che, forse, resta a venire. Nella coscienza che la cristallina elaborazione del pensiero razionale si fonda nella vita, non viceversa; e che la vita, a un tempo vulnerabile e immensa, resta indefinitamente eccedente rispetto al logos che pure la attraversa e le appartiene.
L'architettura dell'umano. Aristotele e l'etica come filosofia prima Baracchi Claudia - Vita E Pensiero, 2014 - Temi Metafisici E Problemi Del Pensiero Antico
Il secolo scorso ha variamente proclamato la fine della filosofia in quanto metafisica. Nel nuovo millennio si indovinano, a livello istituzionale, sintomi di una sempre più conclamata obsolescenza degli studi umanistici, e quindi della filosofia intesa come disciplina accademica ed esercizio puramente intellettuale. Eppure, nel gesto ampio di questo transito epocale, trovarsi di fronte ai testi antichi può essere occasione di esperienze sorprendenti. Vale a dire, avvicinarsi al testo nella sua materialità impervia, nell'effetto straniante della sua opacità, nella sua refrattarietà alla risoluzione interpretativa o manualistica, può liberare risorse inattese per il pensiero, mettere a fuoco domande che non hanno cessato di riguardarci - che interrogano l'umano, le sue vicende e possibili configurazioni, le scelte, i percorsi, l'ipotesi della felicità. Incontrare l'antico (Aristotele, per esempio) in questo modo implica coltivare l'intimità con ciò che ancora ci elude. Allora diagnosticare la fine, intravedere altri inizi, non significa superare, passare oltre, né ancora andare altrove. L'origine ci scruta enigmatica. Il suo mistero inconsumato ci sta davanti. Lungi dal comportare una deposizione o un ritorno, lo sguardo volto al passato si espone a ciò che nel passato resta impensato, inaudito. Forse è proprio cogliendo l'antico nel suo carattere insondabile che si vi può intravedere la possibilità inespressa: nella fine, in seme, il compito del pensiero a venire.
Note sul bene e sull'uno tra Platone e Aristotele Baracchi Claudia - Petite Plaisance, 2023
«Come Aristotele era solito raccontare, la maggior parte di quelli che ascoltarono il discorso di Platone sul bene ebbero questa impressione. Infatti ognuno di loro era andato lì pensando di imparare qualcosa su quelli che sono considerati i beni umani, come la ricchezza, la salute, la forza e, in generale, una meravigliosa felicità. Tuttavia, non appena risultò che i discorsi riguardavano questioni matematiche, numeri, geometria e astronomia, e fu infine affermato che il bene è, ed è l'uno, credo che questo sembrasse qualcosa di assolutamente paradossale. In seguito, alcuni di loro lo disprezzarono, altri lo biasimarono». Aristosseno da Taranto