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Polar 2.0. Il poliziesco francese del nuovo millennio Diana M. (Cur.) Raga M. (Cur.) - Il Foglio Letterario Edizioni, 2012 - Cinema
Il termine polar, nato dall'unione di poliziesco e noir, indica quel genere, tipicamente francese, che mette in scena l'ambiente criminale nelle sue molteplici sfaccettature. Lotte tra bande, killer spietati e banali assassini, detective privati, ispettori e agenti di polizia (i famosi flic) sono il materiale umano su cui si fonda una lunga tradizione letteraria e cinematografica insieme. Grandi registi ed eccellenti artigiani, da Jean-Pierre Melville a Luc Besson, passando per Godard, Chabrol e Truffaut, si sono messi al servizio del polar, e altrettanto hanno fatto attori come Jean Gabin, Lino Ventura, Yves Montand, Jean-Paul Belmondo, Alain Delon, fino ai più giovani Gérard Depardieu, Daniel Auteuil, Jean Reno, Vincent Cassel.Polar 2.0 è il poliziesco francese degli anni Duemila, rinnovato nello stile e nelle tematiche, contaminato con l'horror, il western, il film d'azione, ambientato a Parigi come a Marsiglia, nelle carceri come nelle banlieue.
Dentro e fuori il margine. La diversità culturale nel cinema francese contemporaneo Domenici Valentina - Bulzoni, 2013 - Cinemaespanso
Partendo da quella che è stata definita in Francia la questione postcoloniale, questo lavoro vuole ricostruire e indagare il modo in cui una parte del cinema francese e francofono di finzione prodotto dalla fine degli anni Novanta a oggi si è confrontato con la questione della diversità culturale. Il trauma collettivo del colonialismo, letto attraverso i suoi "postumi" attuali, è quindi affrontato attraverso la questione delle modalità di rappresentazione dell'alterità e di chiunque ricopra un ruolo socialmente, economicamente o culturalmente subalterno. Grazie all'analisi di alcuni tra i film più significativi degli ultimi anni, da "Il matrimonio di Lorna" a "La Classe", da l'"Esquive" a "Caché", il testo vuole offrire nuovi spunti di riflessione sulla capacità del cinema di costruire, consolidare o mettere in crisi la visione stereotipata o politicamente corretta dell'altro da sé.