Libri di Andreina De Clementi
Bibliografia di Andreina De Clementi: tutti i libri in vendita online con argomento Emigrazione
Il Prezzo della ricostruzione. L'emigrazione italiana nel secondo dopoguerra De Clementi Andreina - Laterza, 2010 - Quadrante Laterza
Molto si è scritto sull'epopea della grande emigrazione che dall'ultimo scorcio dell'Ottocento ha svuotato le campagne, dislocato oltreoceano milioni di nostri connazionali e, accanto a disagi e sofferenze, ha tuttavia aperto nuovi orizzonti e opportunità. Minore attenzione ha riscosso a tutt'oggi l'esodo del secondo dopoguerra. Identico fenomeno, molte analogie, ma anche molte differenze. Anzitutto, la metamorfosi da avventura individuale, tutta lasciata alle strategie e alle risorse dei singoli, a impresa di gruppo controllata dalle burocrazie statali e filtrata da accordi bilaterali; la chiusura degli Stati Uniti all'afflusso europeo e, buon'ultima, l'inedita domanda di mano d'opera femminile, ambitissima, ad esempio, in Gran Bretagna. Senza oltrepassare la soglia dei primi dieci anni post-bellici, questo lavoro sgrana la nuova mappa delle mete che spaziava dai maggiori paesi europei ad altri continenti e registrò il tramonto di quelle destinazioni transoceaniche (gli Stati Uniti, ma anche il Brasile e l'Argentina) che, al tempo del grande esodo, avevano alimentato a dismisura l'immaginario collettivo, mentre l'Australia, il Canada, il Venezuela fecero il loro primo ingresso nel novero delle aspirazioni migratorie. Ovunque però, e spesso ad onta di sostanziosi interessi economici, la mano d'opera estera fu accolta con grande circospezione e sottoposta a mille restrizioni, procedure caviliose, blocchi temporanei e permanenti, discriminazioni di ogni tipo.
Di qua e di là dall'oceano. Emigrazione e mercati nel meridione (1860-1930) De Clementi Andreina - Carocci, 1999 - Ricerche
Tra il 1880 e il 1930, una grande ondata migratoria mobilitò tre generazioni di italiani, ma la sua morfologia e le sue finalità rimasero, grosso modo, inalterate nel tempo. L'autrice ne ha quindi ricercato gli indicatori più significativi nelle strategie messe in atto dai soggetti, negli scopi che si erano prefissi e nella loro capacità di realizzarli. Sottoposto a questa griglia interpretativa, il modello migratorio rivela così un carattere spiccatamente maschile e decisamente binario, diviso cioè tra quanti abbandonavano per sempre il paese d'origine e quanti invece se ne allontanavano solo pro tempore, anche a più riprese, a difesa di uno status familiare messo a repentaglio dalle trasformazioni politico-sociali dell'ultimo scorcio dell'Ottocento. Spontaneità e coralità furono dunque la reazione di una società contadina minacciata di distruzione dal nuovo Stato postunitario. L'emigrazione si rivela così un angolo prospettico atto a scompaginare la doppia immagine della società meridionale che si è stratificata nel tempo. La sua alterità, attribuita allo sviluppo ritardato diagnosticato dalla storiografia gramsciana oppure piegata a configurare quella sorta di grande giacimento antropologico sottostante alla ricerca anglo-americana, viene invece inscritta in un modo di riproduzione caratterizzato dalla marginalità del mercato, dalla centralità dell'azienda familiare e dalla pervasività dei rapporti socio-culturali.