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Il racconto e il romanzo filosofico nella modernità Dolfi A. (Cur.) - Firenze University Press, 2013 - Moderna/Comparata
Leopardi nelle prime pagine dello "Zibaldone" aveva osservato che l'"amore dei lumi" induce la passione per la filosofia, facendone un elemento fondante della cultura moderna. Nessun dubbio che in questa prospettiva un posto di rilievo spetti allora al "Candide" di Voltaire, o al Rousseau che unisce pensar filosofico, istanze educative, passione politica e schermata autobiografia. Ma per passare dal conte al romanzo, dall'apologo e dai trattati a personaggi complessi che pure mantengono una forte allure speculativa, bisognava lasciare il Settecento, sperimentare il Romanticismo, nutrire nel secolo successivo le rêveries dei nuovi promeneurs solitaires con l'inquietudine e gli interrogativi di Dostoevskij, Kafka, Sartre, Camus, e di Pirandello, Proust, Musil. Ma, in assenza di dichiarazioni, dove trovare la prova della presenza del philosophique nel romanzo, o come individuare testi a cui si addica la definizione di roman philosophique? Questo libro, progettato e curato da Anna Dolfi, non solo pone il problema, ma tenta di rispondervi, mentre intreccia le idee del/da romanzo con le teorie costruttive, e attiva il confronto tra insignificante e significanza, emblemi e codici mitici, semiosi e destino, osservando come il linguaggio, nello sfilare degli autori, modifichi se stesso fino ad arrivare alla figuratività del graphic-novel. Punto estremo d'arrivo per un percorso che - per campioni - fissa significativi frammenti nel caleidoscopio per altri versi infinito del narrare.
Predicare nel Seicento Doglio M. L. (Cur.) Delcorno C. (Cur.) - Il Mulino, 2011 - Studi Della Fondazione Michele Pellegrino
Il volume si presenta come seconda anta di un trittico che si è aperto con "La predicazione nel Seicento", uscita nel 2009, e che si chiuderà con "Prediche e predicatori nel Seicento". Una guida per attraversare quello che oltre mezzo secolo fa è stato efficacemente definito il Mato Grosso della letteratura di pietà tra Cinque e Ottocento, con l'immensa foresta del Seicento ancora fitta di grovigli e sorprese. In questa fase dell'indagine, orientata, di proposito, su figure rimaste in ombra, da Giovanni Azzolini a Luigi Giuglans su scritti meno noti di grandi autori come Emanuele Tesauro e Francesco Fulvio Frugoni, su tratti peculiari dall'opera di Daniello Bartoli e di Paolo Segneri, vengono passate al vaglio forme e "nuove maniere" dell'universo del predicare, dall'"officio" all'"esercizio" all'"uso", dal "talento" all'"arte" al "teatro", dalla "passione" alla "persuasione" alla "sottigliezza", dal "potere" all'"ingegno" alle "regole", aspetti tutti che si intrecciano strettamente a nodi cruciali della cultura barocca e su cui convergono oggi dibattito e ricerche interdisciplinari. Felice esempio, come il precedente, di monografia a più voci, il volume indaga tendenze, metodi, modelli, testi e contesti di una forma d'arte preziosa, complessa, affascinante.