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Tibet libero? Rapporti sociali e ideologia nel Paese del Lamaismo reale Ettinger Albert - Zambon Editore, 2016 - Universale Di Base
Tibet... A cosa associate questo nome? All'espressione "tetto del mondo"? Alle scene pittoresche con devoti monaci e riti esotici? A "Sua Santità", il "Dio-Re" Dalai Lama con il suo malizioso ed enigmatico sorriso? Forse ci vengono in mente termini quali Buddha, saggezza, spiritualità, meditazione, illuminazione, misticismo, tolleranza, pace e nonviolenza? Oppure all'accattivante slogan politico "Tibet libero"? Si può anche però parlare di "inferno in terra": un'espressione per definire il Tibet usata spesso e volentieri sia dal Dalai Lama che dal governo cinese. Ognuno dei due lo intende tuttavia in maniera completamente diversa: per il Dalai Lama a essere un "inferno" e una "grande prigione" è il nuovo Tibet cinese che egli lasciò nel 1959, soprattutto a causa dei limiti imposti a quella religione che egli vede come il nucleo dell'identità e della cultura tibetane. Invece, dal punto di vista cinese, a rappresentare un "inferno in terra" è proprio lui, il Dio-Re fuggito all'estero e la vecchia élite legata alle tradizioni del Tibet, cioè a quella che era stata una società feudale profondamente disumana, crudele, tirannica e corrotta.
Tibet. Terra di esilio. Ediz. illustrata Estay Patricio - Skira, 2014 - Fotografia
Volti, cerimonie rituali, frammenti di vita in seno ai templi delineano attraverso la fotografia i segni del ritratto di un mondo in cui le difficoltà morali, il fervore spirituale e la profondità d'animo vanno di pari passo con la gentilezza, l'allegria e l'immensa generosità. L'esilio dal Cile in seguito al colpo di stato militare del 1973 e la sua professione di fotogiornalista hanno portato il fotografo franco-cileno Patricio Estay a consacrare gli ultimi sette anni della sua carriera a "dipingere per immagini" una tela esaustiva del Tibet e della sua comunità in esilio. Dedicato al Dalai Lama, questo libro vuole essere un contributo alla causa tibetana di un esiliato a un popolo animato da vitalità e fede. A far da sfondo alla tela esistenziale tibetana, il contrasto tra la severità delle cime, del clima e l'austerità dello stile di vita con i momenti intensi e gioiosi di feste come il Losar (capodanno tibetano) a Dharamsala, il piccolo Tibet ricreato in India. Le immagini in bianco e nero, fortemente spirituali, della prima parte del volume si contrappongono alle intense fotografie a colori dedicate alla realtà di tutti i giorni (centri commerciali, prostitute) pubblicate nella seconda parte. Il volume è introdotto da un messaggio di pace del Dalai Lama che pone l'accento sulla grande forza d'animo con cui il popolo tibetano affronta continuamente ardue prove nel tentativo di continuare a perpetuare l'affermazione delle proprie idee e della propria spiritualità.