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La Pratica della Storia in Toscana. Continuità e mutamenti tra la fine del '400 e la fine del '700 Fasano Guarini E. (Cur.) Angiolini F. (Cur.) - Franco Angeli, 2009 - Temi Di Storia
Il tema intorno a cui vertono i saggi qui raccolti è quello della scrittura della storia nell'Età moderna e dei suoi rapporti con la comunicazione politica. Terreno di indagine e di discussione è stata Firenze: terreno ideale di studio. Tra la fine del '400 e la fine del '700 la città e il suo Stato furono teatro di trasformazioni politiche profonde: il passaggio dal regime repubblicano a quello principesco, il graduale assestamento di questo in forme più stabili; infine, nel '700, un mutamento dinastico (dai Medici agli Asburgo-Lorena) che trasformò di nuovo gli orizzonti politico-istituzionali. Specie nei periodi di svolta, a Firenze la pratica della storia è stata intensa, e si è strettamente saldata alla riflessione politica. Nei saggi ci si è proposti di vedere come siano mutati le figure e il ruolo degli storici; le loro pratiche, linguaggi, fonti, concezioni politiche. Accanto agli storici maggiori - dal Machiavelli al Guicciardini, dal Varchi e dall'Adriani a Riguccio Galluzzi - e alle opere più rilevanti, oggetto in taluni casi di larga fortuna europea, sono stati considerati anche personaggi minori e opere secondarie. Al di là delle singole individualità, ci si è infatti interessati al luogo riservato alla storia nel tempo lungo: al suo uso pubblico e alle perduranti pratiche di censura di cui è stata oggetto; alla circolazione delle opere, non poche delle quali rimaste inedite; al rapporto tra autori e lettori e al consumo della storia.
Nunc alia tempora, alii mores. Storici e storia in età postridentina. Atti del Convegno internazionale (Torino, 24-27 settembre 2003) Firpo M. (Cur.) - Olschki, 2005 - Fondazione Firpo. Studi E Testi
Viene affrontato il problema delle nuove prospettive, dei nuovi compiti, dei nuovi metodi, dei nuovi usi, delle nuove finalità del sapere storico fra Cinque e Seicento, della profonda dislocazione che esso conobbe fra l'età di Niccolò Machiavelli e Francesco Guicciardini e quella di Cesare Baronio e di Scipione Ammirato. Si getta luce sulle nuove modalità di studiare, scrivere e utilizzare la storia in una realtà profondamente segnata dalla repressione inquisitoriale, dalla clericalizzazione della cultura, dal primato della norma teologica, dell'obbedienza e degli usi apologetici del sapere.