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Da Palazzo Como a Museo Filangieri. Storia, tutela e restauro di una residenza del Rinascimento a Napoli Ghisetti Giavarina A. (Cur.) Mangone F. (Cur.) Pane A. (Cur.) - Grimaldi & C., 2019
Nel panorama della storia dell'architettura napoletana il palazzo Como costituisce un episodio decisamente singolare. Sorto come residenza nobiliare, convertito in convento tra la fine del XVI e il XVII secolo, il palazzo si ritrova al centro di un intenso dibattito nel corso della seconda metà del XIX in rapporto alla prosecuzione del tracciato di via Duomo, che, in assenza di provvidenze per la sua tutela, lo avrebbe brutalmente mutilato. Oggetto di un difficile lavoro di trasposizione e restauro compiuto tra il 1880 e il 1888, il palazzo risorge a nuova vita con l'insediamento del Museo Civico Gaetano Filangieri, voluto dall'omonimo principe e arricchito di sue munifiche donazioni. Il presente volume, prima monografia dedicata al palazzo e al Museo, colma una lacuna storiografica attraverso un'indagine a tutto campo, affidata a un gruppo di lavoro multidisciplinare, articolata in tre sezioni. La prima, dedicata alla storia, affronta la questione delle origini del palazzo anche in rapporto alla committenza, giungendo fino alle sue trasformazioni in complesso conventuale. La seconda, dedicata all'Ottocento, approfondisce l'intera vicenda di via Duomo, dai progetti alla sua realizzazione, per poi soffermarsi sul caso specifico del palazzo, sul dibattito che ruotò intorno al suo destino e sull'intervento tecnico di trasposizione, restauro e musealizzazione. La terza, infine, indaga il palazzo e il Museo oggi, attraverso un accurato rilievo geometrico, una indagine sui geo-materiali che lo compongono e una riflessione sulle sue prospettive di gestione. Il tutto è completato da un ricco insieme di apparati, tra cui un dettagliato regesto cronologico della fabbrica, sintesi di tutte le acquisizioni compiute nel corso di questa ricerca. In definitiva il volume si propone come un significativo avanzamento di conoscenza su una fabbrica complessa, le cui vicende hanno attraversato oltre sei secoli di storia napoletana, intrecciandosi indissolubilmente con questioni urbane e architettoniche rilevanti, con riflessi nazionali e internazionali.
Museo nazionale duca di Martina di Napoli Giusti P. (Cur.) - Electa Napoli, 1997
L'antico "casino" della Villa Floridiana, sulla collina del Vomero, ospita questo museo, ricca collezione di porcellane e maioliche europee, cinesi e giapponesi. Il museo merita una visita sia da parte degli specialisti e appassionati di arti applicate, sia dal pubblico più vasto, che insieme ai preziosi esemplari può ammirare la villa con il suo splendido parco, da cui si gode della vista di Napoli e del Golfo.
Città della scienza. La storia infinita Greco Pietro - Tullio Pironti, 2011
La Città della scienza che la Fondazione IDIS, presieduta da Vittorio Silvestrini, ha realizzato a Bagnoli, alle porte di Napoli, nell'area dove una volta esisteva la più grande fabbrica della quinta città più industrializzata d'Italia, non è solo il maggiore science centre del nostro paese e uno dei più grandi musei d'Europa, un museo interattivo in cui è "vietato non toccare", sul modello dell'Exploratorium realizzato nel 1969 a San Francisco dal fisico Frank Oppenheimer. E qualcosa in più persino di quel "museo totale" dove si riuniscono e si toccano tutti i saperi, come da qualche anno va teorizzando e realizzando il fisico Jorge Wagensberg, direttore del CosmoCaixa, science centre di Barcellona. La Città della scienza di Napoli è un "museo estremo", sull'esempio di quello immaginato e mai realizzato dal filosofo e matematico Gottfried Leibniz a cavallo tra XVII e XVIII secolo. Un luogo, pressoché unico nel panorama museale mondiale, dove non solo si comunica scienza, si riunificano i saperi e si costruisce una matura cittadinanza scientifica, ma dove la cultura scientifica diventa la base per un nuovo modello economico, fondato sulla conoscenza, socialmente ed ecologicamente sostenibile. La Città della Scienza di Bagnoli non assolve a una funzione marginale nel processo economico e sociale della Campania, del Mezzogiorno e dell'Italia. È un nodo importante di una rete decisiva, la rete della conoscenza, che dovrebbe innervare la società e l'economia campana, meridionale e italiana.