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Life and death of a rural village in Garamantian Times. Archaeological investigations in the fewet oasis (Lybian Sahara) Mori L. (Cur.) - All'insegna Del Giglio, 2013 - Arid Zone Archaeology. Monographs
Nel volume sono presentati i risultati dell'indagine archeologica dell'oasi Fewet (Sahara) effettuata dalla Missione Archeologica nel Sahara dell'Università della Sapienza di Roma. Sotto le abitazioni della moderna città di Tan Afella sono state identificate le tracce di un antico villaggio rurale e una grande necropoli, del periodo Garamantiano, si espande ai margini del moderno insediamento. Questo periodo è stato testimone della progressiva sedentarizzazione di gruppi umani nelle oasi e dello sviluppo delle strade carovaniere legate al fiorire di un mercato intra - e trans-sahariano. Questi processi, influenzati anche dalle significative mutazioni del clima che portarono allo sfruttamento agricolo delle poche aree nelle quali erano disponibili le risorse idriche - le oasi - erano archeologicamente sconosciuti per quanto riguardava gli insediamenti. La ricerca e gli scavi archeologici condotti nell'area di Fewet sono risultati particolarmente promettenti e vengono qui analizzati in un'ottica interdisciplinare, prendendo in considerazione studi ambientali e antropologici, per cercare di ricostruire la cultura e la vita delle persone che abitarono il Fezzan meridionale in epoca protostorica.
L'anfiteatro di Sabratha e gli anfiteatri dell'Africa Proconsolare Montali Gilberto - L'erma Di Bretschneider, 2015 - Monografie Di Archeologia Libica
L'opera si articola in due distinte parti: nella prima si presenta lo studio dell'Anfiteatro di Sabratha mentre nella seconda si propone un nuovo catalogo degli anfiteatri della provincia dell'Africa proconsolare. L'Anfiteatro di Sabratha, scavato e restaurato tra il 1924 e il 1926 dalla missione italiana diretta da Renato Bartoccini, era rimasto sostanzialmente inedito. Dal 2009 al 2012 è stato oggetto di una nuova ricerca che si prefiggeva di giungere ad una lettura complessiva del monumento nel suo contesto urbano, storico e sociale, proponendone anche un'ipotesi ricostruttiva. L'edificio, interamente realizzato in opera quadrata e dimensionato sul cubito punico, rivela un forte legame con la tradizione costruttiva locale. Edificato con ogni probabilità alla fine dell'età flavia, l'anfiteatro appare sovradimensionato rispetto alla popolazione stimata della città: la ragione va cercata nel ruolo che Sabratha ricopriva come capolinea delle carovane che portavano animali, oro e schiavi dal cuore dell' Africa fino alle coste del Mediterraneo. L'Anfiteatro di Sabratha si è rivelato essere il terzo per grandezza tra gli anfiteatri ancora esistenti nell'Africa proconsolare. La necessità di confrontare il monumento sabrathense con gli edifici consimili della provincia ha portato alla redazione di un nuovo catalogo degli anfiteatri dell'Africa proconsolare: si presentano le schede relative a 58 monumenti variamente attestati. Con astuccio contenente 20 tavole a colori.